11-11-’11 l’ennesima giornata dell’indignazione globale fa tappa anche a Roma.
Ieri, 11 novembre 2011, nella capitale la giornata è stata animata da numerose dimostrazioni, flash mob e assemblee. La parola chiave è stata ancora una volta #occupy (everything), l’idea è ormai quella di occupare qualunque spazio che abbia un significato importante in questi tempi di crisi.
Gli studenti de La Sapienza, anche in vista della mobilitazione studentesca globale del prossimo 17 novembre, hanno deciso di violare l’ordinanza antidemocratica del sindaco Alemanno che vieta qualunque manifestazione itinerante nel centro di Roma. Il punto d’incontro per i cosiddetti #draghiribelli è stato il Ministero dell’Economia in via XX settembre. In questa occasione il movimento degli studenti ha dimostrato di essere un importante fenomeno mediatico ma con parecchie lacune dal punto di vista della partecipazione numerica.
Prima dell’appuntamento previsto sotto gli uffici del ministro Tremonti, poliziotti in borghese bonificavano la zona prelevando da terra e dalle aiuole pietre e cocci vari, possibili oggetti contundenti, e procedevano ad indentificare (controllando accuratamente il contenuto dei loro zaini) due ragazze che parcheggiavano la loro bicicletta sul marciapiedi antistante il ministero. Gli studenti, successivamente, confermeranno come anche altri ragazzi e ragazze siano stati identificati prima di giungere sul posto. Si tratta senza dubbio di operazioni di polizia preventiva che non hanno niente a che vedere con la legge ma servono solo ad intimidire ed arrestare il dissenso sociale che sta montando nel paese.
Diversi negozianti, in preda alla paura scaturita dalle immagini televisive degli scontri del 15 ottobre, hanno abbassato le serrande dei loro negozi. Diversi altri, invece, hanno deciso di partecipare alla manifestazione rimanendo sulla soglia dei loro esercizi commerciali e pur non volendo essere ripresi con la telecamera non hanno potuto non constatare che la situazione del paese è davvero grave e che le manifestazioni di protesta sono giuste e necessarie, oltre che legittime.
Mentre un elicottero sorvola la zona, esempio lampante di spreco di stato, a piccoli gruppetti gli studenti raggiungono un numero di circa 80-100 persone. Intorno alle 16:00 quasi in pari numero sono giornalisti, fotografi ed operatori di ripresa a dimostrazione di quanto sia mediatico il movimento in questione. Inoltre, da segnalare è la presenza di numerosi reporter stranieri: giapponesi, inglesi, americani. Probabilmente tutti a Roma per seguire le sorti del nuovo governo e della situazione sociale che si aggrava ogni giorno di più. La Polizia e la Guardia di Finanza presenti in forze hanno ormai circondato i draghi ribelli che, problemi di amplificazione a parte, stanno per iniziare la loro assemblea di strada nella quale prenderanno la parola alcune delle esperienze di lotta più significative della capitale: gli studenti, appunto; i comitati per l’acqua pubblica e gli occupanti del Teatro Valle. Prima però non mancano percussioni e danze.
A quanto apprendo dai giornali, finita l’assemblea e raggiunto un numero di circa 200 persone, il gruppo di contestatori si è poi spostato in corteo violando concretamente l’ordinanza del sindaco e rischiando di essere identificati individualmente dalle forze di polizia che sotto il ministero del lavoro li avevano completamente circondati. L’epilogo è stato positivo grazie anche all’intervento di un senatore del PD. In questo modo gli studenti possono dire di aver violato un divieto antidemocratico del sindaco (l’ordinanza è stata emanata non in quanto sindaco ma in quanto commissario al traffico… che, per inciso, nell’ultimo anno è solo peggiorato in città) conquistando facilmente ampi spazi nel mondo dell’informazione (un po’ troppo esagerata a mio parere data la scarsa partecipazione alla mobilitazione).
Nelle stesse ore, gli indignados di ispirazione spagnola che per un mese sono rimasti accampati in Piazza Santa Croce in Gerusalemme praticando strumenti di democrazia diretta, assemblea aperta su tutti, smontavano il loro presidio (altrimenti sarebbero stati sgomberati come dichiarano sul loro sito) e si dirigevano verso Piazza del Popolo dove era stata indetta una grande assemblea generale. Il gruppo si è spostato a piedi ma senza formare un vero e proprio corteo anche se nelle piazze principali incontrate durante il percorso gli indignati hanno attuato dei flash mob per informare i presenti sul significato della giornata di ieri e della loro mobilitazione.
Intorno alle 17.00 a Piazza del Popolo in assemblea, tutti seduti in cerchio, circa 100-120 persone discutevano di diversi temi mentre 8 camionette della Polizia e dei Carabinieri presidiavano a distanza di sicurezza il per niente pericoloso assembramento (altro esempio di spreco di stato).
All’assemblea non hanno preso parte gruppi specifici in lotta, la parola veniva data a turno a membri dell’accampata e a singoli individui presenti e curiosi di assistere ad un’assemblea partecipata. Le questioni principali hanno riguardato il modo di estendere l’esperienza assembleare, da tutti giudicata molto positiva, ad altre realtà sia territoriali e di quartiere, sia specifiche, soprattutto del mondo del lavoro.
La presenza dei giornalisti a questo presidio è stata decisamente molto minore, il che non ha consentito a questo gruppo di contestatori di avere molta visibilità sulla stampa. Sicuramente il discorso violenze fa molta gola ai giornali ed è chiaro come questo genere di azioni siano associate agli studenti e ad altri piccoli gruppi antagonisti della capitale. Questo comporta un quasi oblio nei confronti di tutto il resto della galassia di contestatori dello status quo. E’ anche vero che, nel caso degli accampati romani i contenuti e i discorsi portati avanti non hanno avuto un peso reale e una concretezza degna di essere raccontata. La discussione verte ancora su come fare cosa e fin quando sarà così il discorso della democrazia diretta e praticata costantemente non sarà molto attrattivo per la stampa, tantomeno per i cittadini. Al contrario, i contestatori più “esperti” sanno bene destreggiarsi nella giungla mediatica attraverso la quale sanno far passare i propri messaggi pur avendo uno spirito meno aperto alla partecipazione nei confronti della “gente normale”.
Quale sarà la chiave per creare un vasto e coeso movimento di indignati dediti alla partecipazione non è dato saperlo. Le modalità espresse finora dai vari gruppi non sembrano portare molto lontano soprattutto se le loro iniziative non convergono mai su azioni e messaggi comuni.
Nella capitale, i cittadini indignati e incazzati sono probabilmente la maggioranza ma quando si attivano non più di 300 persone vuol dire che ancora per costruire un’opposizione sociale valida c’è parecchia strada da fare…
foto e articolo Alessio Neri



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