Così a caldo è difficile fare un resoconto puntuale e più o meno preciso su quanto ho visto in quasi 7 ore di manifestazione. Certo è che erano presenti centinaia di migliaia di persone. Stranamente vedo che sui giornali stavolta non c’è nessuno scontro sulle cifre. Non c’è un partito o sindacato che rivendica alta partecipazione per essere considerato dai giornali, e la questura è stata impegnata su altri fronti dove sicuramente è più ferrata rispetto ai calcoli matematici. Di certo c’è che la partecipazione all’indignazione e alla giornata di rabbia globale è stata altissima come da anni non si vedeva qui a Roma, altro che 14 dicembre scorso. C’erano tutti, dagli studenti universitari ai no tav, dagli autonomi ai precari di ogni genere, dagli studenti medi alla FIOM.
Le automobili hanno incominciato a bruciare in via Cavour e le vetrine di banche e agenzie interinali hanno ceduto sotto i colpi delle mazze e delle bombe carta di un gruppo di circa 400-500 persone incappucciate e dotate di caschi e mazze di legno. La tensione è così cresciuta in poco tempo.
Sotto il Colosseo gruppi di persone sparse e lo spezzone dei Cobas (con servizio d’ordine ben dotato di mazze anch’esso) hanno cercato di allontanare dal corteo il gruppo di “neri” facilmente riconoscibile. Ma dopo poco, imboccata via Labicana, si è incominciato a capire che le cose sarebbero degenerate presto. Botti fortissimi e fumo di incendi riempivano l’aria e tra una fuga dettata dal panico di gruppi di manifestanti tranquilli ed esplosioni, con la mia insolita compagna di corteo (LiberaReggio Lab c’era), ci siamo trovati di fronte ad un agenzia di lavoro interinale Man power totalmente distrutta, anche dentro… Si tratta di una di quelle agenzie, per intenderci, che diffondono e promuovo contratti e vite precarie a giovani e meno giovani in cerca di lavoro.
Il fumo a metà di via Labicana è insopportabile e la tensione che c’è nell’aria si può tagliare con un coltello. In lontananza un edificio viene letteralmente incendiato. Ci fermiamo.
Dopo una decina di minuti e qualche piccola corsa all’indietro impariamo a gestire meglio il panico e verificato che il campo è libero dalla presenza di violenze ci spingiamo in direzione viale Manzoni.
Ai bordi delle strade i segni del vandalismo e delle prime barricate di cassonetti incendiati sono più che evidenti. Non si può proseguire, scontri furiosi si deducono in lontananza dalla presenza di colonne di fumo e forti botti. La polizia per un po’ sbarra la strada a tutto il corteo rimasto dietro gli scontri (che poi scoprirò essere stato deviato verso il Circo Massimo) e noi decidiamo di metterci un po’ al sicuro in via Merulana. Anche qui le barricate improvvisate non mancano, ma per fortuna hanno anche il merito di fungere da punto di riferimento quando ci si perde di vista.
Ormai è chiaro che è il finimondo. In piazza c’era già tanta gente mentre intorno gli scontri infuriavano. Alle centinaia di incappucciati si sono uniti diversi manifestanti, anche se solo per brevi momenti o per allestire barricate di protezione di fortuna ma lo posso dire con certezza che molti hanno partecipato. Ancora di più erano quelli fermi in attesa di poter giungere in piazza che non avevano intenzione di indietreggiare. Questi tre gruppi di persone devono aver reso la vita veramente difficile alle forze dell’ordine perchè è chiaro che in spazi così grandi se non ci fosse stata tutta quella gente a partecipare e a non scappare sarebbe stato un gioco da ragazzi per i celerini disperdere 400 persone. Così non è stato e gli scontri a San Giovanni sono durati per ore. Interminabili. Rimasto solo per la comprensibile defezione della mia compagna di viaggio mi sono dedicato a fare foto e video (che probabilmente non vedrete a causa di improvvisi e attualmente irrisolti problemi tecnici) cercando il più possibile di avvicinarmi mantenendo comunque posizioni di sicurezza.
Purtroppo per me non è stato possibile fare a meno dei pezzi di limone che prima a casa mi ero accuratamente preparato per l’occasione. Un po’ di sollievo dopo aver respirato il gas CS (proibito nelle guerre, consentito nell’ordine pubblico di uno stato civile) era necessario.
Da lontano non si riusciva a capire come andassero le cose. La visione di un ragazzo con la fronte spaccata e sanguinante e di un poliziotto zoppicante non hanno lasciato molto spazio a dubbi. La sensazione dal fondo della Piazza è stata che i manifestanti riottosi hanno avuto a lungo pari forza delle polizie, tanto che mentre gli scontri si sviluppavano pezzi di corteo continuavano ad entrare nella piazza ormai satura di gas. La folla ha incominciato a tornare sui suoi passi quando le camiotte lanciate a pazza velocità sulla folla hanno provocato il panico generale con relativo fuggi fuggi mentre le cariche a sorpresa alle spalle dei manifestanti hanno liberato l’imbocco di via Merulana dal quale continuavano ad arrivare fiumi di persone. Sono seguiti incendi e barricate lungo via Merulana e anche lì la polizia ha deciso di lanciare le sue camionette contro gli intralci creati dalle poche centinaia di duri e puri rimasti. Quando le camionette hanno sfondato e dal cielo sono cominciate a piovere decine di “Cartucce Cal 40 mm a frammentazione per lanciatore a caricamento lacrimogeno al CS” (che linguaggio incomprensibile!) ho deciso che era il momento di correre senza più guardarmi indietro…
Il resto è già di dominio pubblico: una camionetta data alle fiamme proprio mentre sembrava che la polizia stesse avendo la meglio sui manifestanti, fiamme per mezza roma, vetrine e automobili distrutti, resti di barricate infuocate sul selciato delle strade che da Termini portano a San Giovanni. Feriti da entrambe le parti e neanche una tenda accampata in città.
Le foto e i video aiuteranno questa mia breve narrazione.
Detto questo sembra essere molto difficile prendere una posizione. A meno che non si condanni per forza senza se e senza ma le violenze. Sui media non si legge altro. Certo, diranno in molti, questo è quello che vogliono i potenti, distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi. Erano tutti infiltrati (soprattutto i minorenni più gasati)! Così nessuno si interessa dei numeri, cosa molto in voga alla fine delle manifestazioni, e tutti provano pena e pietà per le vetrine. Forse è lucidamente giusto tutto questo, a sentire i media è stata una giornata potenzialmente bellissima rovinata da pochi balordi. Eppure i media fanno parte di quegli stessi potentati che al corteo venivano ampiamente criticati. Mi chiedo quindi perchè prima mostrarsi indignati e poi usare come fondamento nella formazione delle proprie opinioni i messaggi veicolati dai megafoni del potere?
E’ vero, anche io mi sarei aspettato qualcosa di diverso. Speravo in centinaia di persone che occupavano San Giovanni con le loro tende (molti comunque se l’erano portata) indicendo assemblee e sperimentando, anche se solo per poco, modalità di democrazia diretta. Questo non è avvenuto, la violenza ha tenuto fuori la democrazia da questa giornata. Ma c’è anche da dire una volta per tutte che o scendiamo a milioni in strada, tutti i giorni, non necessariamente a Roma, oppure possiamo continuare a lamentarci della dittatura mediatica e mafiosa stando davanti ai numerosi schermi orwelliani di casa nostra.
Siamo realisti, siamo nella merda. Sto parlando ai giovani. Critichiamo giustamente le violenze ma non demonizziamo la rabbia contro le ingiustizie perchè senza di essa non esiste mobilitazione e neanche ricerca di condizioni di vita migliori. Rimangono solo i ceri a Sant’Antonio…
articolo e foto di Alessio Neri
Condividi questo articolo:

Twitter
Digg
Del.icio.us
Reddit
TechNotizie
Tuttoblog
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
Notizieflash
OKnotizie
Segnalo