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150 anni dell’Unità d’Italia: quando la storia tace!

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Giovedì 17 Marzo 2011 12:28
“Scrivere la storia è un modo di sbarazzarsi del passato.” Johann Wolfgang Goethe “Il nostro unico dovere nei confronti della storia è di riscriverla.” Oscar Wilde “Storia. Resoconto per lo più falso di eventi per lo più irrilevanti provocati da sovrani per lo più mascalzoni e da soldati per lo più folli.” Ambrose Bierce A scuola si impara la storia, la si studia, la si apprezza e a volte ne si trae anche qualche insegnamento. Ma la storia così come la conosciamo, altro non è che un insieme di avvenimenti, fatti, circostanze, che si sono tramandati nel tempo e che nel tempo hanno inevitabilmente subito delle modifiche, delle aggiunte, delle sottrazioni e sono giunte a noi, distorte. Perché se è vero che a scuola ci insegnano la...



“Scrivere la storia è un modo di sbarazzarsi del passato.”
Johann Wolfgang Goethe

“Il nostro unico dovere nei confronti della storia è di riscriverla.”
Oscar Wilde

“Storia. Resoconto per lo più falso di eventi per lo più irrilevanti provocati da sovrani per lo più mascalzoni e da soldati per lo più folli.”
Ambrose Bierce

A scuola si impara la storia, la si studia, la si apprezza e a volte ne si trae anche qualche insegnamento. Ma la storia così come la conosciamo, altro non è che un insieme di avvenimenti, fatti, circostanze, che si sono tramandati nel tempo e che nel tempo hanno inevitabilmente subito delle modifiche, delle aggiunte, delle sottrazioni e sono giunte a noi, distorte.

Perché se è vero che a scuola ci insegnano la storia scritta sui libri di testo, come la nascita del cristianesimo, la scoperta dell’America e la guerra civile Americana, è però altrettanto vero che molto spesso quello che ci viene raccontato o che si studia, non corrisponde alla realtà dei fatti, insomma alla verità.

Così si viene a sapere che l’imperatore Costantino proclamò il Cristianesimo come religione dell’impero Romano non perché in sogno gli apparve un angelo con l’effige della croce di Gesù riportante la scritta “In hoc signo vinces”, ma perchè i cristiani erano ormai diventati più dei pagani e l’impero rischiava di crollare, e si viene a sapere anche che la scoperta dell’America e la relativa incursione degli europei nelle terre appartenenti agli Inca, Maya e Aztechi sterminò codesti popoli nel giro di mezzo secolo, ed è approfondendo e leggendo tra le righe della “storia” che si scopre che in realtà la guerra civile Americana non venne fatta per liberare i neri dalla schiavitù ma per un mero interesse economico.

In conclusione, in ogni vicenda del passato ci sono sempre dei risvolti che vengono messi a tacere.

Tutte queste informazioni e cenni storici taciuti, esistono e corrispondono alla verità, ma la storia così come la conosciamo, o per meglio dire “come ci viene presentata” non ha interesse a divulgarle nascondendo così il tutto dietro un velo di falsità e conformismo.

Ma tra tutte le vicende storiche che nel tempo si sono rivelate essere più o meno errate, quella dell’Unità d’Italia, che l’intero popolo italiano oggi celebra nel suo 150° anno di età, è forse quella che più di tutte pecca d’inattendibilità.

Con ciò non si mette in dubbio che nel 1861, dopo ben 3 guerre d’indipendenza, l’Italia non venne unita, ne si nega che battaglie epocali come quella di Solferino e San Martino siano state combattute e ne che personaggi storici come i vari Mazzini, Vittorio Emanuele, Garibaldi e Cavour siano mai esistiti.

Qui si mette in dubbio ciò che l’Unità d’Italia provocò realmente e che, al di là dell’effettiva unificazione del territorio italico, vide lo scoppio di una guerra civile tra le più sanguinarie della quale i libri di storia non parlano ma che merita di essere conosciuta.

Questa guerra civile, che di civile aveva ben poco, non venne combattuta tra neo-italiani e popoli oppressori quali gli austriaci, ma tra l’esercito sabaudo-piemontese e la popolazione del Regno delle due Sicilie, che da quel momento divennero “meridionali”.

Parole come Questione meridionale e Brigantaggio nacquero da questa vicenda.

Come Pino Aprile ha egregiamente affermato nel suo libro “Terroni”(“ tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del sud diventassero meridionali”, edizione Piemme, 2010) : << il ritardo del Sud rispetto al Nord, non resiste “malgrado” la nascita dell’Italia unita, ma sorse proprio da quella e dura tuttora, perché è il motore dell’economia del Nord>>.

Il divario Nord-Sud iniziò dunque con l’unità d’Italia ed aumentò anno dopo anno fino al dramma attuale. Prima non vi erano grandi differenze nel reddito pro-capite e nel PIL, anzi, la situazione economica del Regno meridionale, nel 1861 anno dell’invasione, era assolutamente favorevole al decollo verso grandi prospettive. Esso infatti vantava nel 1861, momento dell’annessione, il 66,3% della ricchezza contro il 33,7% di tutti gli altri stati della penisola messi insieme. Questo risultato fu raggiunto con la grande politica di investimenti e risanamento voluta da Ferdinando II. Il Regno, al momento dell’annessione, era nelle migliori condizioni per decollare.

Al contrario i Savoia erano fortemente indebitati con Francia e Inghilterra, per cui dovevano ripristinare le proprie finanze. Il governo della monarchia sabauda, guidato dallo scaltro e cinico Camillo Benso conte di Cavour, progettò la più grande rapina della storia moderna: cominciò a denigrare il popolo Meridionale per poi asservirlo invadendone il territorio; il Regno delle Due Sicilie per l’appunto.

Il governo di Torino adottò nei confronti dell’ex Regno di Napoli una politica di mero sfruttamento di tipo “colonialista” tanto da far esclamare al deputato Francesco Noto nella seduta parlamentare del 20 novembre 1861: “Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra come conquista. Il governo di Piemonte vuol trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizarro facevano nel Perú e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala”.

Basti pensare che il Piemonte trafugò dal regno delle Due Sicilie 100 milioni di ducati D’oro, oltre 1500 miliardi di euro se ragionassimo con la valuta attuale. Non solo ma lo stesso governo piemontese pensò bene di attuare una gravosa tassazione fiscale alle popolazioni del Sud, in modo da tagliare definitivamente le gambe a quello che rimaneva del florido Regno delle Due Sicilie.

Iniziò così un vero e proprio Saccheggio del Sud che vide l’esercito piemontese protagonista di un cruento eccidio delle popolazioni meridionali le quali, dopo numerose e sanguinarie lotte e rivolte si arresero definitivamente al dominazione sabauda. Ma sono proprio questi anni di furiose, crudeli e violente guerre per la liberazione dei popoli del Sud che non vengono menzionate nei libri di storia.

Così sono pochi che conoscono quello che è davvero accaduto nel meridione prima durante e dopo l’unità d’Italia.

Sono pochi a sapere che lo stesso Garibaldi con i suoi mille fu il primo a saccheggiare il Sud e che i suoi prodi e valorosi uomini altri non erano che “una banda di furfanti di origine pessima per lo più ladra e con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto”, tanto per citare uno che i Mille li conosceva bene… Garibaldi per l’appunto!

E sono sempre quei pochi a sapere che i briganti altro non erano che persone comuni o ex soldati con ancora addosso la divisa borbonica che combattevano contro l’oppressore sabaudo il quale non faceva altro che depredare, violentare, trucidare, impiccare e fucilare chiunque si opponesse al suo volere;

che il Brigantaggio era un movimento di liberazione e di resistenza contro questi soprusi e queste tirannie e non il padre della moderna mafia come molti credono;

che località come Pontelandolfo e Casalduni, situate a due passi dalla celeberrima Teano, furono teatro dell’eccidio più cruento della storia d’Italia e che vide l’esercito “italiano” far rinchiudere nelle proprie abitazioni tutti gli abitanti per poi dare fuoco all’intero paese provocando la morte di 400 persone in pochi minuti;

che esistettero dei piccoli eroi come Pasquale Domenico Romano, che da soli affrontarono il barbarico esercito piemontese (descritto a Torino da un deputato parlamentare ex garibaldino “feroce come gli eserciti di Gengis Khan, Attila e Tamerlano”) opponendo una resistenza encomiabile;

che esistettero degli scienziati come Cesare Lombroso, convinti che i briganti fossero criminali per nascita e che studiando i propri crani si potesse stabilire una sorta di corredo genetico criminale tipico a suo modo di pensare, della popolazione meridionale;

che i primi campi di concentramento e sterminio in Europa li istituirono gli italiani del Nord per rinchiudervi e torturare gli italiani del Sud;

che l’occupazione del Regno delle Due Sicilie fosse stata decisa, progettata e finanziata dall’Inghilterra e dalla Francia e che a conquista avvenuta ,venne imposta una tassa ai meridionali per coprire le spese della “guerra di conquista del Sud”.

E sono ancora molti i retroscena e gli avvenimenti che sono stati taciuti in questo buco nero della storia della nostra amata Italia.

Insomma da quel 1861 in poi il Sud non si è mai più ripreso e, come ha giustamente detto l’economista Gianfranco Vieste “oggi parlare del Mezzogiorno significa parlare del già detto e del già fatto”.

Ma la colpa non può solo essere del Nord che 150 anni fa ha iniziato a depredare il Sud.

Abbandonando per un attimo l’impersonale giornalistico a favore della prima persona, penso che la colpa sia principalmente del meridione stesso.

Quel meridione che ha lottato strenuamente contro gli oppressori piemontesi e che da quel momento in poi ha deciso di farsi sfruttare all’infinito, fino a diventare un peso morto ai piedi di uno stato e di un Europa sempre più unita. Lo stesso meridione che a seguito dei tragici eventi dei decenni successivi all’unità d’Italia ha deciso di lasciarsi andare, alzando la voce sporadicamente e abbaiando più volte alla Luna, senza lottare veramente per ciò che gli spettava e che tuttora gli spetta di diritto, privo di orgoglio ma ricco di tanti ideali, pieno di speranze ma senza un briciolo di amor proprio.

Basti pensare, tanto per citare solo un caso, agli infruttuosi “moti di Reggio” che negli anni 70 crearono una parvenza di guerra civile piena di rabbia e di frustrazione a seguito dell’ennesimo sopruso nei confronti del Sud, ma che vennero sedati con mancate promesse di una nuova e fiorente economia per la Calabria e per l’intero Sud Italia; promesse che caddero nel vuoto e alle quali per l’ennesima volta il popolo meridionale non reagì.

É un meridione assuefatto e scoraggiato quello che oggi appare ai nostri occhi, pieno di buoni propositi ma carente d’iniziativa, pervaso da un senso di inadeguatezza, indebolito, sfruttato, debole, tediato da mille mali, indolente e insensibile a qualunque stimolo.

Così come lo sono i suoi abitanti. Quei meridionali rassegnati e sempre in preda a un pessimismo cronico, che non osano immaginare un futuro migliore perché fondamentalmente vigliacchi, che non hanno il coraggio di provare a ripartire annientando dall’interno i mali che li affliggono, che ormai non si lamentano nemmeno più, figuriamoci ribellarsi.

La colpa insomma è principalmente di noi “Terroni”. Perchè se è vero che il problema dell’Italia è che è gestita dagli italiani, penso sia anche vero che il problema del meridione è che non pensa da italiano, ma come abitante di un mondo chiuso dal quale si può solo scappare. Questo è quello che voleva fare il Piemonte nel Regno delle Due Sicilie. Depredare le ricchezze e annientare gli abitanti meridionali. Stando così le cose… penso proprio che ci sia riuscito.

Sono passati 150 anni da quel 1861 e oggi il popolo italiano celebra la storia di quel giorno di marzo in cui l’Italia venne unita.

Oggi da italiano festeggerò l’unità d’Italia ma solo come atto di nascita del Bel Paese.

Da Meridionale…anzi da terrone, preferisco ricordare e celebrare le centinaia di migliaia di vittime ed eroi che hanno lottato contro l’oppressore sabaudo-piemontese il quale depredando l’intero Sud ha trasportato al Nord un bottino enorme…lasciando dietro di se una striscia di sangue che ancora oggi imbratta la storia italiana.

Carmelo Spanti

P.S.: ringrazio le tantissime persone che in un modo o nell’altro mi hanno fatto conoscere questo lato oscuro della storia d’Italia.

Fonti:
- “Terroni” di Pino Aprile.

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