
VENEZIA- Parte domani con Black Swan la 67ma edizione della Mostra del cinema di Venezia.
All'inaugurazione la presenza-evento del presidente della Repubblica Napolitano, anche se in forma privata e il quasi sicuro forfait del regista iraniano Jafar Panahi. Un'edizione nel segno della sobrieta' e del disagio: nel luogo dove dovrebbe sorgere il nuovo palazzo c'e' una sorta di desolante ground zero. Ma una edizione comunque molto ricca di film. E i fatti di Rosarno saranno presenti alla 67esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia raccontati dal film 'Il sangue verde' di scena venerdi' prossimo con la firma di Andrea Segre, e la produzione di ZaLab, coproduzione di Aeternam Films e patrocinato dalla Sezione Italiana di Amnesty International. Un film che ricostruisce gli eventi e le violenze di Rosarno del gennaio 2010 attraverso il racconto di sette migranti africani. Girato tra Rosarno, Caserta e Roma, propone un resoconto di quei giorni e di quelli che seguirono raccogliendo le voci di chi con le proprie testimonianze, restiuisce la dignita' del racconto in prima persona: Abraham, John, Amadou, Zongo, Jamadu, Abraham e Kalifa. Tutti parlano, senza rancore, di cosa e' successo dal loro punto di vista e descrivono com'era, e com'e' ora, la loro vita in Italia. Gli scontri di Rosarno, e il successivo trasferimento forzato di oltre un migliaio di immigrati hanno mostrato come la tratta e lo sfruttamento lavorativo in assenza di misure concrete contro la xenofobia e il razzismo costituiscono una miscela esplosiva, che mette a rischio i diritti umani di tutti. La criminalizzazione degli immigrati irregolari prodotta anche dalle norme del ''pacchetto sicurezza'' e dalla clandestinita' rende questi braccianti che spesso sono anche rifugiati politici ancora piu' vulnerabili, privi di casa, di acqua, di servizi essenziali servizi essenziali e, contemporaneamente, in balia della criminalita' organizzata impossibilitati a denunciare le violazioni dei diritti umani subite. Proprio l'attualita' di questi argomenti, e le ferite della vicenda di Rosarno, rendono ''Il sangue verde'' un documento prezioso per il nostro cinema.