Ci vogliono poco meno di due ore di treno interegionale da Roma per giungere ad Orbetello. Lungo il percorso in treno è possibile avere uno scorcio di quella che è la realtà del weekend di una grande città, Roma in questo caso. Le masse si spostano lungo una stessa direttrice (la costa) verso un obiettivo comune (il mare) ma con mete diverse, spesso dovute alle diverse estrazioni socio-generazionali. Adolescenti e più o meno vent’enni scendono a Santa Marinella, gli adulti di mezza età scendono in quella Ladispoli che può essere definita di “verdoniana memoria“. A Ortobello ci arrivano i toscani e gli stranieri. I romani fin qui si spingono solo con le automobili.
La cittadina della provincia di Grosseto è immersa in una piccola laguna, proprio nel suo centro. Di fronte a lei si erge il Monte Argentario che va a formare una sorta di isoletta collegata alla terra ferma da due strisce di terra con tantissima vegetazione. Per le particolarità ambientali la zona è denominata “Oasi di Orbetello”.
Il Monte Argentario è un comune a se stante che al suo interno compende due frazioni principali: Porto Santo Stefano e Porto Ercole. I due paesini si trovano ai lati opposti del monte che scende spesso a strapiombo sul mare, formando così delle piccole baie e calette di spiagge (sabbia grossa e scogli) bagnate da un mare limpido azzurro. Santo Stefano è un paesone, pilastri di cemento armato ben rifinito si affacciano dai costoni delle colline su di un paesaggio non troppo mozzafiato a causa soprattutto del porto turistico con il suo via vai di mezzi marini di ogni genere, grandezza e ricchezza.
Tra gli abitanti del comune di Monte Argentario ci sono molti pescatori. A Porto Ercole, centro più piccolo e concentrato, questo aspetto si nota molto di più.
Il pesce che si mangia è molto buono e fresco tant’è che può capitare che sia necessario passare dal ristorante nel pomeriggio a chiedere eventuali pesci da fare al forno. Scorpacciate accompagnate dal buon vino non risultano essere neanche costose. Come non lo è affittare una camera da una delle poche famiglie il cui numero di telefono viene consigliato dall’ufficio del turismo locale. Il fatto che possa capitarvi una bella e pulita camera da letto di una coppia di anziani con tanto di crocifissi e santini sparsi ovunque anche nei cassetti e nell’armadio dove campeggiavano biancheria e abbigliamento dei due signori, è un fattore marginale. L’altra stanza era affittata da una donna con il figlio che tornavano lì ogni anno nel periodo del 2 giugno quando si svolge la festa locale per il santo patrono: S. Erasmo, cui è anche dedicata la chiesa della parte vecchia del paese. Aperta, e fornita di ostie per celiaci. Mamma e figlio sono venditori ambulanti e sono lì per lavorare. Tutto il centro abitato si colora delle bandierine dei 4 rioni che durante le feste del santo giocano un palio marino a suon di vogate. E’ divertente trovarsi la squadra arrivata terza seduta a fianco al ristorante con annesso circondario di amici e parenti. Tra un brindisi e una analisi tecnica della sconfitta (vince solo il primo) ti accorgi che sono talmente infoiati che non pensano e parlano di altro, nessuno!
Su tutti i balconi campeggia l’effige su stoffa di Sant’Erasmo a dimostrazione del fatto che gli abitanti ci tengono molto a questa tradizione che è anche fonte di arricchimento e turismo. Cercare di mangiare un boccone seduti ad un tavolo verso le 21 è impossibile. Una marea di persone struscia il lungoporto del paesino dove insistono bancarelle, giostrine, ristoranti, pizzerie e qualche yacht; proprio come una festa patronale qualunque e trovare un posto a sedere è veramente impossibile. Per fortuna pizzettari e paninari se ne trovano. In piazza Roma, al centro del paese dove insiste l’onnipresente “Bar centrale”, e la casermetta dei carabinieri, il liscio e la balera vanno a palla e decine di coppie di anziani e bambini piccoli ballano a ritmo.
Porto Ercole è anche il paese dove morì Michelangelo Merisi da Caravaggio. Una targa in sua memoria campeggia sulla torre all’ingresso del paese vecchio, ai piedi di una fortezza inaccessibile, nel senso di chiusa. Pare che il suo corpo sia stato trovato sull’unica spiaggia veramente sabbiosa e fine, detta Spiaggia della Feniglia, poco fuori il paesino di Porto Ercole.
In effetti il bello dell’Argentario è soprattutto fuori dai centri abitati. In quegli angoli in cui il mare sta a contatto con la terra cruda e non con il cemento. E’ alla Feniglia che siamo giunti, io e la mia fedele compagna, nell’ultima tappa nella nostra ricerca sulle orme del grande artista cinquecentesco. E’ stato lì che un destino comune con la storia dell’arte rischiava di essere definito. Anche io in balia della vita, ma sono riuscito a scamparla. Il mio era solo un eritema solare dopo quattro giorni di mare.
Questa però è stata solo l’ultima tappa della nostra ricerca. Nei giorni precedenti, in sella ad un Free Piaggio Blu, 50, fornitoci (25 euro al giorno) dal meccanico piaggio di zona abbiamo percorso km e km di manto catramato. La strada, come potete immaginare, non era delle migliori ma soprattutto tutto il percorso che va intorno all’isola e che bisogna percorrere per raggiungere le varie calette è un sali scendi continuo. Tornanti su tornanti nei quali non è stato raro dover sostenere l’azione del pistone nel cilindro anche attraverso una spinta di piedi. Gli abbiamo risparmiato un tratto “di 4 km” di strada sterrata, unica via per continuare nella nostra circumnavigazione. Punto di ristoro migliore non poteva che essere il mare che va dalla spiaggia dell’acqua dolce alla spiaggia lunga dove la sabbia è molto simile alle spiagge della costa reggina, grossa e a ciottoli.
Di scogliera è invece la spiaggia Le viste, abbastanza vicina a Porto Ercole e proprio sotto la rocca sovrastata dalla fortezza cui ho accennato prima. Curiosità, dentro questa fortezza esiste un condominio. Sul cucuzzolo di una rocca a strapiombo sul mare c’è il cancello con le fotocellule che si apre con un telecomando, come quello di un condominio qualunque che ha anche un numero civico l’1, l’unico.
Dato l’impedimento della strada è stato obbligato il passaggio da est, circumnavigando il monte in senso anti-orario percorrendo la strada a scorrimento veloce che congiunge Porto Ercole a Porto Santo Stefano, per un buon tratto costeggiata da un’ampia e trafficata pista ciclabile.
Sono 7-8 km di laguna da un lato e monte dall’altro fin quando non si giunge alle porte del paesone dal quale partono anche i traghetti e le navi passeggeri per le isolette dell’arcipelago toscano che sono lì di fronte: Isola del Giglio e Giannutri. In realtà le coste frastagliate della zona sono ogni tanto fronteggiate da piccoli isolotti che spuntano con il loro cucuzzolo di vegetazione nel cuore del blu marino. Oltrepassando il paese, proseguendo per la strata panoramica, l’unica possibile, iniziano le cose difficili. Le spiagge non sono più segnalate e il dislivello sul mare diventa notevole, anche 300-400 metri. Dunque, esplorate numerose soluzioni e stradine private senza uscita, ci siamo decisi a domandare a qualcuno dove fosse Cala Gesso.
L’ingresso alla via per la spiaggia era un cancelletto minuscolo lontano dalla strada principale. Entrati, ci si trova in una strada privata, come per quasi tutte le calette, che bisogna percorrere facendo “attenzione al cane”, in una discesa ripidissima fino ad un nuovo cancelletto da dove parte un sentierino scosceso e scomodo che scende a strapiombo fino al livello del mare. Non aveva tutti i torti la signora milanese che dietro di noi imprecava perchè se l’avesse saputo si sarebbe messa “le scarpe del tennis”, perchè in ciabatte non è stata semplicissima. Ma dopo il tratto di scaletta, stile pompieri, ti rendi conto che ne vale veramente la pena! Un posto che potrebbe essere totalmente incontaminato se non fosse per l’orda di barconi parcheggiati nello splendido mare di fronte.
La roccia, la sabbia e l’acqua. Un luogo da sogno, un caldo incredibile con il sole cocente che fa ribollire le rocce chiare che ti circondano e che riflettono sui corpi semi aggiuntivi raggi solari. L’acqua dolce fresca in un luogo di questi la puoi anche dimenticare e per avere un po’ di ombra e non sei dotato di ombrellone ti tocca trasformarti in Mac Gyver, se ci riesci.
La sensazione di pace è unica e irripetibile!
Tra le caratteristiche dell’Argentario è da annotare la presenza di numerosissime torri a strapiombo sul mare alternate a strutture più grandi e resistenti come vere e proprie fortezze. Se una di queste era diventata un condominio, Forte Stella invece è uno splendido luogo dove celebrare i matrimoni, vento fortissimo a parte. In effetti il luogo dovrebbe essere adibito con mostre ed esposizioni, ma forse i primi di giugno non è ancora periodo. In ogni caso la vista è davvero meravigliosa!
Ma l’Argentario non è tutto spiagge e montagne. Purtroppo non si può non notare come facoltose colate di cemento armato a scopo abitativo vacanziero ce ne siano a iosa! In ogni costone, in ogni caletta, in tantissimi cucuzzoli insistono ville di medio-grande ampiezza, con viste mozzafiato. A volte questo deturpa davvero il paesaggio e il posto non lo merita. Inoltre, e questa è una cosa scandalosa a mio parere, tantissimi accessi al mare sono privati. Per scendere alle calette ti trovi a dover entrare in propietà private, che lasciano la porticina aperta (alberghi o case private non fa differenza) per percorrere la strada privata, quasi sempre unico accesso a quella spiaggia, che in fondo arriva al sentierino finale. La cosa pessima è che gli spazi privati vengono mantenuti bene, comprese le spiaggette degli alberghi, mentre appena si esce da questi spazi la spazzatura e l’incuria sono diffusi! Per non parlare di alcune calette che richiederebbero veramente una pulizia straordinaria, prima di quella ordinaria, perchè versano in condizioni veramente poco gradevoli.
Fatto il perimetro, nei 4 giorni è stato impossibile vedere anche l’interno e giungere sui 600 e oltre metri della vetta più alta del comprensorio. A quanto pare l’Argentario è solo mare, dell’interno non frega a nessuno e me lo ha dimostrato già il primo giorno la gentilissima e informatissima donna all’ufficio turistico quando le chiesi se ci consigliava di vedere qualcosa all’interno o se ci fosse una particolare visuale o bellezza naturalistica e la sua risposta fu: “All’interno…. non c’è niente. però se volete c’è una spiaggia dove potete arrivare a piedi…”.
Alessio Neri
Condividi questo articolo:

Twitter
Digg
Del.icio.us
Reddit
TechNotizie
Tuttoblog
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
Notizieflash
OKnotizie
Segnalo