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Alluvione di Messina, parla l’esperto: “evento estremo, ma non è il primo e non sarà l’ultimo”

ReggioCalabria News - Meteo Reggio Calabria
Scritto da Peppe Caridi   
Lunedì 05 Ottobre 2009 00:27

plugins/content/imagesresizecache/e88fb9f26c350ce1c18b260a733e8e15.jpegdi Peppe Caridi - L’alluvione che ha colpito il Messinese jonico nella serata di giovedì 1 ottobre ha scatenato un tam-tam mediatico di assoluta rilevanza nazionale.

In televisione, e soprattutto sulla carta stampata, si stanno “perdendo” fiumi di parole subito polemiche: s’è trattato di una “tragedia annunciata”, provocata dall’“abusivismo edilizio” e da una “classe politica inadeguata”, con particolare riferimento agli “enti locali”. In particolare ci si è soffermati sul “rischio idrogeologico”, sulla “tutela ambientale”, approfondendo il tema della “carenza di fondi” e, dulcis in fundo, il tormentone principale è stato quello del “Ponte sullo Stretto”.

In pochissimi hanno approfondito il tema principale della vicenda: quello scientifico e meteorologico. Sulle nostre pagine l’abbiamo fatto in modo dettagliato e approfondito, ma siamo una goccia nell’oceano.

Non dobbiamo dimenticare che Messina piange diverse decine di morti perchè il territorio è stato colpito da un fenomeno meteorologico eccezionalmente violento ed estremo.

Oggi pomeriggio il Tenente Colonnello Massimo Morico, direttamente dal Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, ospite di Massimo Giletti che ha dedicato la sua ’Arena’ di Rai1 all’alluvione di Messina, ha focalizzato il problema meteorologico approfondendo ciò che è accaduto a livello scientifico e atmoferico, mettendo un attimo da parte le polemiche e le analisi di tipo politico, sociale ed economico.

Morico, oltre ad essere considerato uno dei meteorologi più preparati d’Italia, è uno dei più amati e apprezzati ’meteo-man’ televisivi in quanto gestisce, giorno dopo giorno, il meteo dei canali Rai con una chiarezza linguistica, una semplicità e soprattutto una passione degna di un successore di figure storiche come Edmondo Bernacca e Andrea Baroni.

E’ particolarmente colpito dall’alluvione messinese, anche perchè è il Presidente onorario dell’Associazione MeteoWeb O.N.L.U.S., che è nata proprio nel cuore dello Stretto, tra Reggio e Messina.
L’abbiamo contattato telefonicamente per fare il punto della situazione e abbiamo condiviso considerazioni e approfondimenti meteo/climatici.

Caro Massimo, l’Alluvione di Messina è stata provocata da una vera e propria ’Bomba’ d’acqua che ha scaricato al suolo 300 millimetri di pioggia. In due ore è venuta giù tutta l’acqua che di solito cade in sei mesi.

“Si è trattato di un fenomeno meteorologico eccezionalmente estremo, ma non è il primo e non sarà l’ultimo. Nel nostro Paese abbiamo sempre vissuto, sia al nord che al centro e anche al sud, eventi meteorologici così violenti e distruttivi perchè l’orografia del territorio, tipicamente Mediterranea, espone alcune aree a questo tipo di rischio. Avere a che fare con questo tipo di fenomeni rientra nella normalità climatica dell’Italia”.

L’estremo sud Italia vive un periodo straordinariamente piovoso: quest’anno il mese di settembre è stato uno dei più piovosi dell’ultimo secolo in Sardegna, Sicilia e Calabria, proprio in quelle Regioni dove solitamente in questo periodo dell’anno il clima è ancora estivo.

“Non dimentichiamo, infatti, le piogge abbondanti che tra 20 e 26 settembre si sono concentrate proprio nel Messinese Jonico, nella Sicilia orientale e nello Stretto di Messina. Le precipitazioni torrenziali di quei giorni hanno senza ombra di dubbio accentuato le condizioni di dissesto idrogeologico del territorio Peloritano, che ha poi avuto il colpo di grazia con la tremenda alluvione di giovedì. Già in quei giorni la montagna si stava preparando a franare”.

Le previsioni del tempo per giovedì erano state inequivocabili: l’Aeronautica aveva diffuso l’allerta meteo per tutta la Sicilia e anche per altre aree del sud Italia. Abbiamo avuto violenti nubifragi anche in alcune Province della Puglia, soprattutto nel Barese e nel Tarantino, e in Calabria, nel Reggino.

“Ormai la scienza meteorologica, per quanto rimanga ’inesatta’, ha raggiunto un livello di avanguardia e tecnologia che ci consente di avere un’affidabilità sulle 24-36 ore che supera il 90%. E’ molto più complesso, però, stabilire con esattezza la posizione geografica dei rovesci e dei temporali più intensi come quello di giovedì a Messina: si tratta di fenomeni talmente tanto localizzati (quello del Messinese Jonico ha colpito un’area di 3-4 chilometri n.d.r.) che risulta impossibile determinare in anticipo la loro esatta posizione”.

Con un efficiente sistema di monitoraggio radar e di stazioni meteo, però, avremmo avuto contezza di ciò che stava avvenendo in real-time, e si sarebbe potuto intervenire in anticipo forse limitando i danni.

“Forse. Ma che cosa si sarebbe potuto fare, in concreto? Evacuare migliaia di persone non è una cosa semplice. Mettendo un attimo da parte l’aspetto prettamente tecnico dell’evento, penso che l’unico modo per evitare che i normali, ciclici e naturali fenomeni violenti dell’atmosfera mietano vittime e distruzione sia la prevenzione. Una seria politica ambientale, con una rinascita dell’armonia tra l’uomo e la natura, ci può consentire di vivere un pò più tranquilli. Dobbiamo ritrovare, ognuno nel suo piccolo, la sensibilità delle piccole cose e l’affetto nei confronti del mondo che ci circonda”.

A Messina è tornato a splendere il sole.

“Sì, e per fortuna durerà a lungo. Nei prossimi giorni un promontorio anticiclonico ristabilirà le condizioni meteorologiche soprattutto al centro/sud, dove splenderà il sole almeno per tutta la settimana e le temperature torneranno ad aumentare su valori quasi estivi”.

La più bella notizia per la popolazione alluvionata di Messina.

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