ROMA - Anche il test bis ha confermato che il dna prelevato dai reperti delle vittime dello stupratore seriale di Roma corrisponde con quello di Luca Bianchini, accusato di almeno tre violenze avvenute tutte in garage condominiali della capitale. Il profilo del Dna estratto nei giorni scorsi a Bianchini, per il prelievo bis voluto dalla Procura di Roma, comparato con il primo prelievo e con quelle dei reperti recuperati dalle vittime ha evidenziato la corrispondenza. Secondo quanto si è appreso, la compatibilità del Dna raffrontato con il primo prelievo fatto a Bianchini e con quello dei reperti di liquido seminale ricavati dalle vittime degli stupri, sarebbe la massima statisticamente possibile e, secondo gli investigatori, non lascia adito a dubbi sulle responsabilità attribuite al ragioniere romano di 33 anni. Il prelievo bis è stato eseguito il 24 luglio scorso nel pomeriggio nel carcere di Regina Coeli a Roma, con un tampone salivare: Bianchini è accusato di aver compiuto tre stupri nella capitale tra aprile e luglio scorsi, tutti avvenuti in garage condominiali. L'esame venne stato disposto dai pm della procura di Roma Maria Cordova e Antonella Nespola, che hanno affidato l'incarico alla dottoressa Elisabetta Mei del Dipartimento analisi cliniche della polizia scientifica. L'accertamento tecnico-biologico è stato effettuto con le massime garanzie previste dal codice per l'accusato, secondo l'articolo 360 del codice di procedura penale, alla presenza del consulente nominato dai difensori di Bianchini, gli avvocati Bruno Andreozzi e Giorgio Olmi, ossia la dottoressa Marina Baldi, biologa genetista direttrice del consultorio di genetica del laboratorio "Genoma" di Roma.

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