
ROMA - Scossone all’interno del partito di Tonino Di Pietro. “Ho deciso di autosospendermi dal partito. Così non si può andare avanti”. Sono le parole di Pino Arlacchi, eurodeputato dipietrista, decisione assunta in polemica alla contestazione a Renato Schifani avvenuta alla Festa nazionale del Pd a Torino. Ma soprattutto sulle dichiarazioni rilasciate subito dopo da Antonio Di Pietro a sostegno dei manifestanti. La goccia che, per quanto riguarda il sociologo amico di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tra le figure di spicco dell’antimafia, ha fatto traboccare il vaso: “La sua deriva estremista mi preoccupa da tempo, ma questa sua ultima presa di posizione mi ha spinto ad autosospendermi”. Non piace, ad Arlacchi, “questo tipo di antimafia intollerante e demagogica. Primitiva, direi. Che nulla ha a che fare con quella storica. Se c’è un merito del movimento antimafia italiano, me lo lasci dire, è quello di aver sempre rifiutato qualunque forma di protesta violenta e incivile. Dalla sua nascita, negli Anni ‘40, fino a quando negli Anni ‘90 è diventato movimento di massa, era ben presente un filo comune: nessuna concessione alla violenza fisica e verbale. È sempre stato un movimento democratico guidato da persone illuminate che hanno saputo incanalare la giusta incazzatura della gente nell’alveo democratico”. Il perché di questa trasformazione del leader Idv, Arlacchi lo intravede nel timore che “forse ha di Beppe Grillo e dei suoi consensi. In modo ingiustificato, secondo me. Inseguire quelle posizioni estreme, gliel’ho detto più volte, non paga. E allontana il progetto di rendere l’Idv un grande partito di popolo capace di parlare a tutti. Si sta cacciando in un cul de sac. Per questo mi autosospendo. E finché non vedo un’inversione di rotta non torno indietro”.