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Assen Lekarsky, lo stagista in riva allo Stretto

ReggioCalabria News - Cultura Reggio Calabria
Scritto da Università Mediterranea della Calabria   
Lunedì 02 Agosto 2010 16:44
Da Assen Lekarsky
Sarà per i capelli e l’aria vagamente annoiata, ma Assen Lekarsky sembra ancora in età da liceo. È invece uno studente del quarto anno d’ingegneria del Politecnico di Lille (Francia). A farcelo conoscere è il prof. Domenico Gattuso, il suo mentore italiano e nostra guida ed interprete per i corridoi del Laboratorio Logica della Facoltà di Ingegneria.
Qui Assen sta per concludere uno stage nato per iniziativa di un docente de l’École Polytechnique Universitaire de Lille (Francia), uno dei più importanti istituti universitari europei. Dopo i dovuti preparativi, Assen a giugno è arrivato alla Mediterranea per uno stage di due mesi. Alloggia alla Casa dello studente e lavora nel Laboratorio di logistica(Logica) diretto dal prof. Gattuso e creato con finanziamenti della Commissione Europea e della Regione Calabria.
Il cognome Lekarsky  tradisce le origini bulgare di Assen, che si sta specializzando in robotica. Infatti il dipartimento di Lille studia la tecnologia applicata alla logistica; per esempio il movimento automatico (senza guidatori) di un veicolo che trasporta container all’interno di un centro merci o di porto.
Mentre colloquiamo con il prof. Gattuso, Assen interviene. Già capisce bene l’italiano anche se non lo parla: lo stage gli offre la possibilità di allargare gli orizzonti di studio per confrontare le sue conoscenze con l’esigenze degli operatori e per creare applicazioni della robotica nel contesto della logistica. Per esempio l’ottimizzazione del movimento dei veicoli all’interno di un magazzino, la gestione di un terminal container, il controllo di un piazzale attraverso componenti robotizzate. A Lille hanno realizzato un prototipo di un veicolo aereo robotizzato che svolge il monitoraggio dall’alto controllato a distanza attraverso la rete telematica.

Assen, è la prima volta che vai all’estero per uno stage?
Lo scorso anno ho fatto uno stage in Bulgaria, la mia nazione di origine.
Cosa hai conosciuto del nostro ateneo e quali sono le tue impressioni?
Sono capitato in un periodo un po’ singolare: i corsi sono finiti e ci sono gli esami, quindi non ho potuto assistere all’attività didattica; ho però ritrovato il tipico ambiente accademico, senza differenze sostanziali con la mia università e con in più il vantaggio di trovarmi al centro del Mediterraneo, in un ambiente interessante per i collegamenti alla logistica. Ho avuto modo di effettuare delle visite tecniche a Gioia Tauro dove ho visto l’ambiente portuale e gli studi effettuati dalla Mediterranea.

E la città di Reggio?
La città è molto bella, ho apprezzato molto il Lungomare in quanto ho avuto la possibilità di associare al lavoro un po’ di svago andando al mare.
Sono stato in contatto con un gruppo di studenti di Ingegneria con i quali ho familiarizzato e mi hanno portato un po’ in giro.

Oltre a Gioia Tauro, cosa hai visitato?
Sono andato all’Interporto di Catania, alla piattaforma logistica Gicos di Gioia Tauro per capire come gestiscono la logistica interna. Ho assistito ad alcuni seminari interni con docenti che lavorano in altri laboratori della Facoltà, come quello di Automatica e di Telecomunicazioni. Uno dei seminari ha riguardato la simulazione e il funzionamento di un centro di distribuzione urbana, un altro la simulazione del movimento delle navi basato su uno studio commissionato da una società privata per valutare l’impatto di un diverso assetto dei servizi navali sullo Stretto. Manca solo l’ultima visita prevista alle Officine Omeca.


Ti sei fatto un’idea del Ponte sullo Stretto?
Se prima non si sistemano le infrastrutture verso nord avere il ponte non ha molto senso. Questa è la mia impressione. Per la gente che sta qui non ci sono grossi problemi per la traversata, ci sono le navi. Il problema sorge per chi viene da lontano, dopo aver viaggiato molte ore su treni non sempre adeguati, o in automobile su una rete stradale vecchia.
Mi chiedo se sia possibile realizzare un tunnel come quello della Manica (Lille è vicino a Calais sulla Manica).

Come può esserti utile questa esperienza?
A parità di laurea, avere sul proprio curriculum esperienze che arricchiscono come questa conta molto per un futuro inserimento lavorativo.

Una delle lacune degli studenti italiani e meridionali è la scarsa mobilità verso l’estero.
Sono un po’ stupito. Mentre io da diversi anni vivo da solo, ho viaggiato lo scorso anno, ora sono qui e l’anno prossimo ho in programma un altro stage. Da voi, a parte alcuni che vengono dalla provincia, la maggioranza vive in famiglia nella stessa città dell’Ateneo e non si muove tanto, mentre è usuale in Europa il movimento, lo scambio.

Il tuo Ateneo favorisce, anche da un punto di vista economico esperienze come questa?
Le favorisce con borse di studio, come nel mio caso. Un contributo che mi aiuta a pagare le spese.

Auguri per la tua esperienza

Da Assen Lekarsky
Al professor Gattuso vogliamo chiedere:
Quanto lavoro c’è dietro l’accoglimento di uno stagista dall’estero e ne vale la pena?
Non nascondo che comporta un certo lavoro di programmazione del periodo di stage come le visite o i seminari, ma non solo. Ho dovuto occuparmi, con non poche difficoltà, di procurare un alloggio e fare in modo che Assen beneficiasse di servizi mensa. Insomma di tutti i dettagli per cui non esiste una organizzazione, salvo per l’Erasmus, per accogliere studenti stranieri, analoghe difficoltà incontrano i nostri studenti che volessero effettuare esperienze analoghe all’estero.
In alcuni casi sono riuscito a mandare nostri studenti presso atenei stranieri, ma affidandomi a aziende private che hanno finanziato borse di studio o a docenti stranieri che hanno favorito l’inserimento dei nostri ragazzi nei luoghi di destinazione.
Se ne vale la pena...? È una esperienza che arricchisce me come docente per il confronto con altre realtà, ma anche i nostri studenti che entrano in contatto con esperienze diverse ed si nutrono della cultura che spostarsi e confrontarsi con altri serve per crescere umanamente e professionalmente.



Da Assen Lekarsky
Sarà per i capelli e l’aria vagamente annoiata, ma Assen Lekarsky sembra ancora in età da liceo. È invece uno studente del quarto anno d’ingegneria del Politecnico di Lille (Francia). A farcelo conoscere è il prof. Domenico Gattuso, il suo mentore italiano e nostra guida ed interprete per i corridoi del Laboratorio Logica della Facoltà di Ingegneria.
Qui Assen sta per concludere uno stage nato per iniziativa di un docente de l’École Polytechnique Universitaire de Lille (Francia), uno dei più importanti istituti universitari europei. Dopo i dovuti preparativi, Assen a giugno è arrivato alla Mediterranea per uno stage di due mesi. Alloggia alla Casa dello studente e lavora nel Laboratorio di logistica(Logica) diretto dal prof. Gattuso e creato con finanziamenti della Commissione Europea e della Regione Calabria.
Il cognome Lekarsky  tradisce le origini bulgare di Assen, che si sta specializzando in robotica. Infatti il dipartimento di Lille studia la tecnologia applicata alla logistica; per esempio il movimento automatico (senza guidatori) di un veicolo che trasporta container all’interno di un centro merci o di porto.
Mentre colloquiamo con il prof. Gattuso, Assen interviene. Già capisce bene l’italiano anche se non lo parla: lo stage gli offre la possibilità di allargare gli orizzonti di studio per confrontare le sue conoscenze con l’esigenze degli operatori e per creare applicazioni della robotica nel contesto della logistica. Per esempio l’ottimizzazione del movimento dei veicoli all’interno di un magazzino, la gestione di un terminal container, il controllo di un piazzale attraverso componenti robotizzate. A Lille hanno realizzato un prototipo di un veicolo aereo robotizzato che svolge il monitoraggio dall’alto controllato a distanza attraverso la rete telematica.

Assen, è la prima volta che vai all’estero per uno stage?
Lo scorso anno ho fatto uno stage in Bulgaria, la mia nazione di origine.
Cosa hai conosciuto del nostro ateneo e quali sono le tue impressioni?
Sono capitato in un periodo un po’ singolare: i corsi sono finiti e ci sono gli esami, quindi non ho potuto assistere all’attività didattica; ho però ritrovato il tipico ambiente accademico, senza differenze sostanziali con la mia università e con in più il vantaggio di trovarmi al centro del Mediterraneo, in un ambiente interessante per i collegamenti alla logistica. Ho avuto modo di effettuare delle visite tecniche a Gioia Tauro dove ho visto l’ambiente portuale e gli studi effettuati dalla Mediterranea.

E la città di Reggio?
La città è molto bella, ho apprezzato molto il Lungomare in quanto ho avuto la possibilità di associare al lavoro un po’ di svago andando al mare.
Sono stato in contatto con un gruppo di studenti di Ingegneria con i quali ho familiarizzato e mi hanno portato un po’ in giro.

Oltre a Gioia Tauro, cosa hai visitato?
Sono andato all’Interporto di Catania, alla piattaforma logistica Gicos di Gioia Tauro per capire come gestiscono la logistica interna. Ho assistito ad alcuni seminari interni con docenti che lavorano in altri laboratori della Facoltà, come quello di Automatica e di Telecomunicazioni. Uno dei seminari ha riguardato la simulazione e il funzionamento di un centro di distribuzione urbana, un altro la simulazione del movimento delle navi basato su uno studio commissionato da una società privata per valutare l’impatto di un diverso assetto dei servizi navali sullo Stretto. Manca solo l’ultima visita prevista alle Officine Omeca.


Ti sei fatto un’idea del Ponte sullo Stretto?
Se prima non si sistemano le infrastrutture verso nord avere il ponte non ha molto senso. Questa è la mia impressione. Per la gente che sta qui non ci sono grossi problemi per la traversata, ci sono le navi. Il problema sorge per chi viene da lontano, dopo aver viaggiato molte ore su treni non sempre adeguati, o in automobile su una rete stradale vecchia.
Mi chiedo se sia possibile realizzare un tunnel come quello della Manica (Lille è vicino a Calais sulla Manica).

Come può esserti utile questa esperienza?
A parità di laurea, avere sul proprio curriculum esperienze che arricchiscono come questa conta molto per un futuro inserimento lavorativo.

Una delle lacune degli studenti italiani e meridionali è la scarsa mobilità verso l’estero.
Sono un po’ stupito. Mentre io da diversi anni vivo da solo, ho viaggiato lo scorso anno, ora sono qui e l’anno prossimo ho in programma un altro stage. Da voi, a parte alcuni che vengono dalla provincia, la maggioranza vive in famiglia nella stessa città dell’Ateneo e non si muove tanto, mentre è usuale in Europa il movimento, lo scambio.

Il tuo Ateneo favorisce, anche da un punto di vista economico esperienze come questa?
Le favorisce con borse di studio, come nel mio caso. Un contributo che mi aiuta a pagare le spese.

Auguri per la tua esperienza

Da Assen Lekarsky
Al professor Gattuso vogliamo chiedere:
Quanto lavoro c’è dietro l’accoglimento di uno stagista dall’estero e ne vale la pena?
Non nascondo che comporta un certo lavoro di programmazione del periodo di stage come le visite o i seminari, ma non solo. Ho dovuto occuparmi, con non poche difficoltà, di procurare un alloggio e fare in modo che Assen beneficiasse di servizi mensa. Insomma di tutti i dettagli per cui non esiste una organizzazione, salvo per l’Erasmus, per accogliere studenti stranieri, analoghe difficoltà incontrano i nostri studenti che volessero effettuare esperienze analoghe all’estero.
In alcuni casi sono riuscito a mandare nostri studenti presso atenei stranieri, ma affidandomi a aziende private che hanno finanziato borse di studio o a docenti stranieri che hanno favorito l’inserimento dei nostri ragazzi nei luoghi di destinazione.
Se ne vale la pena...? È una esperienza che arricchisce me come docente per il confronto con altre realtà, ma anche i nostri studenti che entrano in contatto con esperienze diverse ed si nutrono della cultura che spostarsi e confrontarsi con altri serve per crescere umanamente e professionalmente.

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