
CROTONE - Penso che si possa definire, senza alcun tipo di problema, un autentico capolavoro, almeno per quanto mi riguarda. E non tanto per gli effetti speciali, davvero straordinari, o per la trama in se, che potrebbe anche essere considerata scontata. Più che altro per i messaggi trasmessi a più riprese e per il significato intrinseco di questa storia. Parlo ovviamente del cosiddetto “film del secolo”: Avatar, diretto dal regista James Cameroon. Non sono di certo un esperto di cinema, ma sono semplicemente uno spettatore come tanti altri, incuriosito da questa pellicola di cui tutti parlavano entusiasticamente Sono andato a vederlo, devo ammetterlo, con un po’ di titubanza, convinto di assistere all’ennesima americanata, ed invece, alla fine, sono praticamente rimasto a bocca aperta. Un film che narra la storia di un Marine che ha perso l’uso delle gambe e che viene mandato sul pianeta “Pandora” per pilotare un organismo artificiale, detto, appunto, “Avatar”, del tutto simile agli abitanti di questo pianeta, denominati “Na’vi”, per infiltrarsi tra questi. I Marines, infatti, sono presenti su questo pianeta per supportare un’operazione, finanziata da numerose, ed evidentemente potenti, multinazionali terrestri, finalizzata all’estrazione di una fondamentale materia prima, chiamata “Nonobtamium”. Il protagonista però, dopo essere venuto a contatto con la realtà indigena, scopre un mondo del tutto nuovo, caratterizzato da un profondo legame con la natura del luogo e dalla difesa incondizionata della propria terra, delle proprie tradizioni, della propria Comunità e del proprio Popolo, e ne rimane completamente affascinato, arrivando a rifiutare, sostanzialmente, il concetto di “esportazione della civiltà”, fortemente voluta dai Marines e dalle multinazionali, e schierandosi apertamente, nello scontro finale, al fianco dei nativi, che si difenderanno, con arco e frecce, contro la “corazzata imperialista” che imperversa su Pandora. Basterebbe, ad esempio, sostituire l’impronunciabile nome della materia prima fondamentale con il più conosciuto “petrolio”, ed ecco che tale vicenda potrebbe catapultarci ai giorni nostri, dove è all’ordine del giorno, oramai, l’occupazione di territori stranieri, da parte di alcune potenze militari ed economiche, in nome e per conto di una “presunta esportazione della democrazia”, ma che altro non è che una corsa forsennata per accaparrarsi l’oro nero di quelle zone.I riferimenti a numerosi film del passato sono molteplici, alcuni dei quali piuttosto lampanti. Ciò che colpisce, almeno personalmente, però, è il netto rifiuto, da parte del protagonista (e non solo), delle cosiddette, e alquanto becere, “logiche capitaliste”, che lo inducono, almeno inizialmente, a collaborare con gli “invasori”, per poi ravvedersi, riconoscendo la superiorità, dal punto di vista spirituale, così come dal punto di vista delle tradizioni e dell’identità, degli abitanti del pianeta Pandora.Un film duramente critico, dunque, nei confronti del modello “occidentale” (a stelle e strisce) propinatoci quotidianamente a tutti i livelli. Un modello che, nel film di Cameroon, viene sonoramente battuto da una comunità di guerrieri legati fra di loro da un profondo vincolo spirituale e da una fede indistruttibile nei confronti della loro divinità madre, che verrà comunque loro in aiuto nel momento della difficoltà. Spiritualità, appartenenza, Comunità e coraggio contro il materialismo, l’avidità, la cupidigia. Un confronto duro e aspro tra due fazioni, due mondi, totalmente diversi, che si “contrappongono”, sostanzialmente, anche nella nostra realtà di tutti i giorni, con esiti, per il momento, purtroppo diversi.E proprio in quest’ottica non mi stupisce affatto che, nella Cina dei nostri giorni, il Dipartimento Centrale di Propaganda del Partito Comunista Cinese abbia, di fatto, proibito la visione del film “Avatar” per motivi “politici”, ritenendo lo stesso film pieno di “pericolosi” contenuti e riferimenti alle minoranze etniche, come i tibetani e gli uighuri, che in Cina combattono da anni per la propria libertà.Un film dunque, a mio modestissimo parere, carico di significato e ricco di spunti di riflessione, che andrebbero comunque approfonditi, aldilà del giudizio generale nei confronti di quest’opera. Potremmo, infatti, stare qui anche a discutere di come tale film poteva essere realizzato. Quali migliorie e quali accorgimenti potevano essere apportati. Quali dissonanze possono esserci nello svolgimento della storia. Le critiche cinematografiche, da chi è realmente competente, è giusto che vengano fatte. Io però, so di per certo che cosa mi ha trasmesso, forse perché influenzato dalla mia personalissima, e per certi versi utopistica, visione del mondo, e quale messaggio ho raccolto vedendolo. Ed è quello che ho tentato di descrivere poc’anzi, in breve, soffermandomi sulle parti che più hanno attratto la mia attenzione e la mia immaginazione, e sottolineando quale tipo di critica al mondo “consumista e capitalista” abbia, secondo me, cercato di evidenziare il regista nel corso di questo film. Critiche poi, per certi versi uguali a quelle che faccio volentieri anche io nei confronti di un modello “sociale e culturale” oramai dominante, che però non penso mi possa appartenere e che non riesco, sostanzialmente, a riconoscere.