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Barbagia extremis: Nuoro il capoluogo

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Martedì 25 Ottobre 2011 11:24
Il primo giorno, a Cagliari, guardando un TG di un canale locale apprendiamo di una rapina in una banca di un paese di cui non ricordo il nome. Nella notizia, si tiene a precisare che: “I banditi avevano un forte accento barbaricino”. La presentazione della Barbagia, terra montuosa nel cuore della Sardegna che si estende per tutta la provincia di Nuoro e anche un po’ oltre, non lasciava adito a dubbi. Lo stereotipo della Barbagia terra di banditi è ancora ben presente e persistente ogni volta che si parla di quell’area specifica dell’isola. Quell’alone di paura e miticismo che accompagna la Barbagia sulle bocche dei non barbaricini è confermato, per esempio, dalla popolarità di cui gode il notissimo bandito di Orgosolo, decimo di...



Il primo giorno, a Cagliari, guardando un TG di un canale locale apprendiamo di una rapina in una banca di un paese di cui non ricordo il nome. Nella notizia, si tiene a precisare che: “I banditi avevano un forte accento barbaricino”.

La presentazione della Barbagia, terra montuosa nel cuore della Sardegna che si estende per tutta la provincia di Nuoro e anche un po’ oltre, non lasciava adito a dubbi. Lo stereotipo della Barbagia terra di banditi è ancora ben presente e persistente ogni volta che si parla di quell’area specifica dell’isola. Quell’alone di paura e miticismo che accompagna la Barbagia sulle bocche dei non barbaricini è confermato, per esempio, dalla popolarità di cui gode il notissimo bandito di Orgosolo, decimo di undici figli nati da una famiglia di pastori: Graziano Mesina. Di questi tempi, dopo aver scontato tutte le pene e ricevuta la grazia dal Presidente della Repubblica, Mesina è diventato una delle guide escursionistiche più ambite e preparate sulle montagne barbaricine, sulle sue valli e sui suoi a volte inestricabili sentieri.

Nelle popolazioni della Barbagia, d’altronde, è ancora presente quel senso di onore e omertà che ha portato spesso all’esplosione di vere e proprie faide familiari in cui non di rado c’è scappato il morto.

Il legame tra la cultura e i costumi del luogo e la vita in un entroterra spesso molto difficile è indissolubile e si manifesta nelle maniere più disparate. Non ultimo è l’artigianato in cui spicca la produzione di costumi locali (ogni paese ha il suo) con i quali si sfila nei carnevali e nelle feste di paese e la produzione dei famosissimi Arresojas, i coltelli una volta usati dai pastori che sono diventati un vero e proprio oggetto di culto in tutto il mondo tra gli amanti del genere. In Barbagia, inutile dirlo, in ogni casa, per ogni famiglia non può mancare almeno un arresojas. La Barbagia è anche l’area della Sardegna dove si produce il celeberrimo Pecorino, segno indiscutibile di come l’economia della zona si basi sull’attività rurale della pastorizia, oltre che dell’artigianato.

Il primo impatto con Nuoro non poteva essere più esplicito. Sbagliare l’uscita giusta per entrare in città nella zona degli ospedali dove avremmo trovato godibile ristoro nella dimora di Piera (grazie di tutto piè!) ti porta dritto dritto a Badu e Carros. La frazione del capoluogo barbaricino che ospita uno dei carceri di massima sicurezza italiani – dove, per’altro, sono detenuti numerosi reggini ndranghetisti e politici – è una località totalmente buia. La percorre una strada scoscesa e piena di tornanti che si inerpicano sulla collina ai margini della città, non mi sarei stupito se dai bordi delle strade ci stessero aspettando dei banditi o delle belve selvatiche molto feroci. Ma così non è stato e la gita a Badu e Carros è passata indenne.

Come ebbe a dire D.H. Lawrence, e come ci hanno ribadito due turisti olandesi conosciuti a Cagliari, Nuoro attrae e piace al viaggiatore perché al contrario del resto dell’isola non ha niente di turistico. E’ una città che ha altro a cui pensare anche se nel tempo ha saputo re-inventarsi come punto di riferimento internazionale per l’Arte Moderna attraverso l’isituzione del MAN (Museo d’Arte moderna di Nuoro) che, oltre a dare ampio spazio agli artisti locali, attira e promuove mostre dal valore internazionale.

Nuoro è anche un punto fondamentale per la conservazione delle tradizioni, dei costumi e dei riti di tutta la zona attraverso il suo Museo Archeologico e, soprattutto, il Museo della vita e delle tradizioni sarde. Inoltre, durante la Sagra del Redentore (29 agosto) tutti i costumi tradizionali esposti al museo sfilano per le strade seguiti dagli abitanti di tutti i paesi della zona con i loro costumi artigianali, diversi da paese a paese e da famiglia a famiglia.

Infine, la città esprime nel suo centro storico una forte gratitudine verso i numerosi letterati nati tra le sue vie. Le piazze e le strade prendono i nomi dei tanti autori del luogo tra cui spicca il premio nobel alla letteratura Grazia Deledda (1871-1936) la cui casa è stata trasformata in museo visitabile. Lungo le vie dei due quartieri principali del centro città (tempo fa uno di agricoltori e l’altro di pastori) è possibile osservare delle targhe a muro sulle quali sono incisi brani dei principali romanzi degli scrittori nuoresi che descrivono la vita, la storia e i luoghi della città. Molte piazze, inoltre, sono arricchite da opere d’arte moderna che ne celebrano l’identità sempre attuale.

Impossibile non segnalare che Nuoro è la città natale del grande jazzista Paolo Fresu. Questi ha puntato fortemente sulla sua identità sarda in cui crede profondamente e che ha contribuito ad arricchire con la sua musica. Oltre al festival internazionale “Time in Jazz” che si svolge ogni agosto nella vicina Ogliastra, Fresu per i suoi 50 anni di vita ha organizzato un tour di 50 tappe in altrettante località dell’isola più o meno sperdute, del mare e dell’interno. In questo modo una personalità mondiale della musica jazz ha inteso celebrare il suo essere sardo.

E’ anche e soprattutto per uomini e donne del genere, che in tutto il mondo riescono a gratificarsi, che l’immagine dell’entroterra sardo non è legato totalmente ancora ai soliti stereotipi.

Alessio Neri

Ringrazio Giusi per la splendida compagnia, per le guide e la consulenza.
Grazie a Piera per l’ospitalità.

Il reportage:
- Sardegna on the road: “le Maldive non mi vedranno mai”
- Cagliari, parentesi urbana di un’isola rurale
- A spasso per il Campidano
- L’approccio con la costa occidentale e i tre deserti
- I tesori del Sinis
- Panoramicamente verso nord
- Barbagia extremis: Nuoro, il capoluogo
- Barbagia extremis: Bitti e Mamoiada
- I muri, veri banditi a Orgosolo
- Il mare dell’est
- Da Posada ad Olbia ultimi scampoli di paradiso
- Conclusioni

Fonti:
- Michela Murgia, Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, Einaudi, 2008
- The Rough Guide, Sardegna
- Brochure e depliant delle varie località

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