“Ci vogliono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere. Provaci per una volta”
Mordecai Richler, Solomon Gursky è stato qui, 1989
Da più di tre decenni il gruppo artistico Blu Sky Cabaret regala alla città le emozioni del teatro, mettendosi al servizio della cultura popolare. Il Teatro Loreto è entrato di fatto nella storia culturale della nostra città, ne è divenuto un punto di riferimento anche e soprattutto negli anni in cui il Teatro Comunale venne chiuso per inagibilità.
Prima dell’ultimo spettacolo dell’anno appena trascorso, armata di penna, taccuino e tanta curiosità incontro Mimmo Raffa: 185 cm di direzione artistica, regia, prosa, cabaret, radio, televisione, fotoromanzi, cinema (riporto fedelmente dalla biografia sul sito, per non dimenticare qualcosa…):
- Se le chiedessi della sua prima volta a teatro come spettatore?
Intorno al Sessanta, vidi Pensaci Giacomino, con Salvo Randona al Siracusa.
- E della sua prima volta a teatro come attore?
Nel 1952, in Tramonto di un sogno.
- La sua prima volta a teatro come regista?
Nel 1966 in Nel vortice. Per la mia Prima Comunione come regalo mi hanno inguaiato regalandomi questo spettacolo. Il ricordo di allora è che andavano di moda i drammi per cui ricordo tante lacrime.
- Com’è cambiato il pubblico negli anni?
Il pubblico si è diviso in due, da una parte continua a seguire il messaggio del teatro classico, l’altro preferisce il teatro come momento diverso e quindi si attarda molto sulla risata cosiddetta intelligente. Naturalmente ciò è dovuto a un fatto importante e cioè la società è cambiata, la situazione è cambiata, la storia ci racconta che il pubblico propende per la risata e non per il dramma.
-Cosa si augura per la sua compagnia teatrale?
Niente di eccezionale, che continui così, maturando ulteriormente i 35 anni di attività.
- Cosa si augura per la Città?
Che faccia una lettura più profonda di se stessa e che sia meno superficiale. Abbiamo bisogno di dialogo, soprattutto ora che si va verso la città mediterranea.
Poche domande per lasciare spazio alla commedia in due atti di Calogero Maurici “Camurriusa… capricciusa… pirocchiusa”, uno spaccato di vita quotidiana, familiare, in cui non è difficile riconoscersi: prima o poi capita a tutti di imbattersi in una suocera piuttosto ‘presente’, piuttostotantopiuttostotroppo; ma si sa… Nu patri è comu a ‘na mamma?! Ovviamente no! E la suocera (magistralmente interpretata da Angela Costantino) non fa che ripeterlo mentre invade la vita coniugale della figlia (Patrizia Britti) e del genero (Peppe Piromalli), vera vittima dell’onnipresenza della suocera e della vicina di casa (Mariella Fonte) ‘zziccusa’ e perennemente impegnata a metter zizzania fra genero e suocera e che, come ben fa notare il genero, ‘comu lingua a chista ‘a batti sulu me soggira’… La presenza più silenziosa e ‘invidiata’ è il suocero (Antonio Scorziello) che ha perso la sua lucidità mentale (si cumbinau cusì quando si ndi jiu in pensioni, pari chi cci’u fici apposta) e riesce così a sopportare l’irruenza della moglie.
Nella disperazione si sa che l’unica àncora di salvezza sono gli amici… e il genero trova supporto in una coppia felice (Mimmo Raffa e Alessandra Gattuso) che lo aiuterà a realizzare il suo piano diabolico per liberarsi della suocera, fra le perplessità della moglie, la compiacenza dei cognati (Anna Maria Romeo e Carmelo Nucera) e la speranza: “Magari niscimu supra ‘i giurnali: il mondo è libero!”
Fra una risata e l’altra è impossibile non ritrovarsi proiettati nel vero teatro pirandelliano, in cui il pubblico è partecipe, VIVE il teatro e quale materiale migliore c’è per riflettere se non la vita quotidiana, quelle difficoltà piccole e grandi che ognuno di noi si porta dietro e che quasi mai riesce a guardare dritto negli occhi per riderci un po’su!?
A conclusione… non si sa mai… prendiamo nota del consiglio con cui si conclude la commedia:
A voi che ridete…si aviti ‘na soggira comu a chista ‘ffucatila e facitivi ‘a galera!
Letizia Cuzzola










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