I Bronzi di Riace devono rimanere nel Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria.
A dirlo sono praticamente tutti i reggini. Anche quelli, che non li hanno mai visti, neanche una volta. Anche quelli che non hanno mai letto, sentito o visto nulla a riguardo sostengono la loro intrasferibilità.
Spesso non sanno bene perchè, ma i reggini preferiscono lasciare queste due magnifiche statue bronzee in riva allo Stretto anche se, con una media di circa 100 biglietti al giorno, il museo che li custodisce attrae meno visitatori dello zoo di Pistoia che, non ho dubbi, sia sconosciuto ai più. D’altronde perchè dovrebbero, non è certo lo zoo di Berlino.
E’ anche vero che per un italiano è più facile sbrodolarsi con un cono gelato di fronte ad una scimma (suo simile) in gabbia piuttosto che imparare qualcosa visitando un museo che custodisce numerose opere dal valore storico e archeologico inestimabile.
Detto questo, occorre per un attimo analizzare quanto dichiarato dal neo ministro (neo inteso come macchia della pelle come giustamente lo definisce il prof Castrizio nel video qui sopra) alla cultura Galan e le reazioni susseguite al suo: “I Bronzi sono stati trovati nel mare della Calabria ma devono per forza rimanere lì?”.
Tante volte nella storia recente politici di destra hanno pensato di poter trasferire, copiare, spostare o prestare le grandi statue bronzee. Una volta ci ha provato anche un politico locale, tale Chiaravalloti, ex presidente della giunta regionale quando il giovane Peppe Scopelliti era presidente dell’assemblea “legislativa” calabrese. La sua idea di clonare le due statue per portarle in giro per il mondo a farle conoscere si è infranta contro uno storico referendum cittadino informale al quale votarono circa 30.000 persone che rigettarono in toto questa ipotesi.
I bronzi sono unici e a Reggio devono rimanere. Anche se non se li caca nessuno.
Da allora, quindi, anche i politici di destra locali hanno abbracciato l’idea dell’inamovibilità pur dovendo fronteggiare con scaltro servilismo le proposte di spostamento (come se fossero due bomboniere) prima per le olimpiadi di Atene, poi per il G8 in Sardegna. Tutte le volte la città ha levato gli scudi contro queste ipotesi dando campo libero alla sinistra cittadina nella difesa di una risorsa culturale a dir poco fondamentale. Parlo della sinistra perchè il neo-governatore destroso della Calabria, Sindaco di Reggio ai tempi dell’ultimo G8 in Italia, si era totalmente calato le braghe di fronte alla volontà di Bondi-Berlusconi di portare i due guerrieri al G8 dentro una caserma militare inaccessibile ai normali cittadini salvo poi essere salvato da una buona proposta dell’allora Presidente del Consiglio Regionale, Peppe Bova.
La città si ribellò e trovò forse la migliore soluzione possibile anche per preservarne l’integrità, ovvero l’esposizione e il restauro all’interno del palazzo del Consiglio Regionale. Fu una vittoria della città ad opera della sinistra, sia quella che faceva i cortei in piazza sia quella di palazzo che si è occupata concretamente e in maniera costruttiva di preservare un tesoro vero e proprio.
Dopo tutto questo, ci ritroviamo di fronte ad un nuovo ministro che mette in dubbio la leggitimità della presenza dei Bronzi di Riace all’interno di un Museo quasi completamente ad essi dedicato. Museo che, per inciso, è in fase finale di ristrutturazione (sembrerebbe puntuale) e nel giro di un paio di mesi dovrebbe essere riaperto con i bronzi dentro pronti per essere goduti dagli avventori curiosi. Probabilmente, non dai reggini.
Oltre ai Bronzi e alle altre opere importantissime custodite nel museo ci sarà un’attrazione in più. Gli esperti improvvisati di archeologia nostrana, quali sono i politicanti e i pennivendoli che hanno sprecato pagine, righe e sudore per levare gli scudi contro una provocazione di stampo leghista (ma che leghista non lo è), non faranno forse molta attenzione ad un’altra, nuova, unicità contenuta nel museo reggino, realizzata anche grazie al contributo economico della Regione Calabria.
In riva allo stretto giungerà a sorreggere i nostri amati/odiati bronzi “un’opera scientifica” unica nel suo genere.
Andando al sodo, le nuove pedane che sorreggeranno le state di bronzo dei due guerrieri greci sono frutto di un profondo lavoro di ricerca realizzato dagli scienziati e dai ricercatori dell’ENEA della Casaccia, nel Lazio, che hanno prodotto un brevetto appositamente per noi reggini culturalmente e scientificamente ingrati. I bronzi avranno quello che si meritano perchè chi li sa apprezzare sa come coccolarli e come metterli al sicuro. E’ chiaro che il discorso terremoti non è mai totalmente prevedibile, ma è un gran segno di attenzione della scienza italiana nei confronti della nostra città.
Troppa poca attenzione è stata data a queste invenzioni dalla stampa, dai media e dagli opinion leader locali. Troppo indaffarati nel discutere della critica alla scoperta dell’acqua calda, in pochi individui eminenti reggini si sono accorti che il nostro museo custodirà un’altra opera unica, questa volta figlia della scienza così tanto bistrattata nel nostro paese ma che esprime dei sussulti di grande dignità quando ne vale veramente la pena, come nel caso della custodia dei Bronzi di Riace.
Personalmente ho visitato il museo numerose volte e ogni volta che qualche amico o conoscente da fuori viene a trovarmi in riva allo stretto, magari d’estate, è d’obbligo una visita a questi veri e propri miti. Nessuno può scampare a questo rito anche solo se fa una capatina nell’estremo sud. Ma quanti sono i reggini che promuovono il museo piuttosto che quei lidi obrobriosi sul lungomare, che adesso saranno affiancanti addirittura da una nutelleria?!?!?!?!?, e che ne tessono le lodi con consapevolezza e non con ridicolo campanilismo?
Detto tutto questo, dimostrato tutto l’interesse possibile nei confronti di questi tesori occorre chiederci se davvero ce li meritiamo.
Gian Antonio Stella ricostruisce bene la polemica scaturita dalle parole, praticamente innocue, del nuovo ministro. Ma da gran giornalista quale è Stella va oltre la questione che, onestamente, non avrebbe avuto neanche ragione di esistere. E si chiede proprio questo, i reggini si meritano un tesoro così grande?
I dubbi vengono se si considera che per il trasferimento delle statue a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale, non è stato fatto alcun sito internet, men che meno comunicazioni in lingua inglese. Siamo d’accordo che molti reggini non avrebbero apprezzato nè compreso, ma è probabile che il reggino mediamente ignorante preferisce che la sovrintendenza ai beni culturali della Calabria spenda 25.000 euro per affissioni negli spazi pubblicitari del comune piuttosto che rendere le importanti informazioni raggiungibili ad un popolo più vasto, magari internazionale.
I miei amici spagnoli che stoicamente la scorsa estate sono arrivati fino in riva allo stretto in furgone partendo da Bilbao, nei paesi baschi, per venire a trovarmi non avrebbero mai visto le famosissime statue se non ce li avessi portati io fisicamente. Come loro, chissà quanti altri. Chissà quanti siti web in tante lingue e di gran qualità (ricordiamo quanti reggini ingegneri informatici e/o mediatori linguistici abbiamo sparsi per il globo) si sarebbero potuti fare con un investimento molto minore di 25.000 euro. Anche per questo emigriamo e siamo costretti a portare la gente al nostro museo fisicamente solo quando siamo presenti anche noi.
Ma questa, forse, è un’altra storia. O forse no. Anche questa condizione deriva dall’incapacità di capire i tesori custoditi in questo abbandonato ombelico mediterraneo…
Alessio Neri
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