La buona notizia è che il commissario Salvo Montalbano non morirà , la cattiva è che non sposerà mai l’eterna fidanzata Livia. A svelarlo, nella sua casa romana del quartiere Prati, il maestro Andrea Camilleri. «La fine del mio personaggio c’è già . Temendo l’arrivo dell’Alzheimer, mi è sembrata una buona idea scrivere l’ultimo libro e mandarlo alla Sellerio dicendo: Elvira questo è l’ultimo romanzo di Montalbano, quando non ne avrò più voglia o se per caso dovessi morire questo segna il punto fermo della sua fine. Ma non muore!».
Inizia così, la lunga intervista a Camilleri che come un fiume in piena racconta i tratti salienti della sua vita: dalle prime poesie e racconti in Sicilia, fino all’arrivo a Roma nel quartiere dove vive ormai da più di cinquant’anni. La scrittura, la politica, le donne al potere ed ancora Fiorello e la televisione. Ma il suo successo più grande, quello arrivato all’età di settant’anni, lo deve a lui: al suo commissario di Vigata con il quale vive un rapporto di amore e odio. «La pressione fino a qualche anno fa era enorme. Con la mia casa editrice vivo ancora una specie di “ricattoâ€: ad ogni nuovo Montalbano, Sellerio si diverte a mandarmi tutte le copie restanti degli altri miei romanzi invenduti».
Io e la scrittura: « Dopo 30 anni mi è tornata voglia di scrivere». «Ho cominciato a pubblicare giovanissimo – dice Camilleri, già alla quarta sigaretta dall’inizio dell’intervista - non avevo neanche 20 anni e vivevo in Sicilia. Durante lo sbarco alleato scrivevo poesie e racconti, poi li mandavo a riviste italiane. Nel 1949 ho vinto un corso di regia ed ho iniziato a lavorare come regista, così mi sono allontanato dallo scrivere. Dopo 30 anni mi è tornata la voglia ed ho ricominciato, ma a scrivere siamo tutti bravi, il problema è essere scrittori».
Io e Montalbano: «Mi sono detto: sei capace di scrivere un romanzo dalla A alla Zeta»? Che ruolo ha avuto il commissario nella sua vita? E quanto ha influenzato il suo modo di scrivere? «Montalbano – risponde il maestro – è servito per mettere in ordine il mio modo di scrittura, per mettermi alla prova. Quando io scrivo un romanzo, ovviamente non di Montalbano, sono totalmente incapace di farlo cominciando dal capitolo primo. Allora mi sono detto: Sei capace di scrivere un romanzo dalla A alla Zeta? Così è nato Montalbano, dal fatto di volermi cimentare in un giallo che ti obbliga a certe regole di logica e di successione temporale».
Al primo libro della serie però, Camilleri pensa che il suo personaggio abbia solo delle “funzioni†che non sia ancora del tutto reale. «Solo quando scrissi Il cane di terracotta mi resi conto di aver disegnato un personaggio che vedevo seduto accanto a me e con il quale potevo dialogare. Non ero preparato a creare qualcosa di seriale. Non avevo la voglia, pensavo che non ne ero capace».
Poi cosa successe? «Passati sette mesi, Elvira Sellerio mi chiese un altro romanzo perché Montalbano aveva avuto un successo: le 80 mila copie di tutti i romanzi che avevo stampato fino a quel momento diventarono  980 mila. Un successo italiano ma anche estero».
Io e la tv: il libro ma anche le immagini. Il passaggio di Montalbano alla tv è stato immediato? «Si credo di si, è stato importante trasferire il romanzo nell’immagine. Rimane, comunque, un libro non una sceneggiatura, è una riproduzione che tiene conto del romanzo». Anche se poi Luca Zingaretti è molto diverso dal suo commissario. (Camilleri ride) «Si, Montalbano è pieno di peli, di capelli, di baffi, ha 10 anni di meno. Zingaretti è calvo, è diverso come aspetto, ciò non toglie che essendo un ottimo attore faccia un credibilissimo commissario».
Io e il successo: «La differenza la fa la Sicilia». «Credo che il successo sia dato da una base fondamentale che è la Sicilia, che da secoli ha un fascino particolare. Secondo elemento è il racconto televisivo. La mia esperienza da regista mi ha aiutato a raccontare in un certo modo che, è sempre scrittura ma che tiene molto presente l’immagine».
Io e Fiorello: «Mi diverte». «Come vuoi che la viva? E’ divertente, perché dovrei prendermela, se sono il mio primo io a ridere? Sta dicendo una verità , quella che fumo. Un giorno abbiamo fatto una trasmissione  radio assieme: lui prima mi imitava poi mi passava il microfono. Ci credi che nessuno se n’è accorto?»
Io e la politica: «Non saranno anni facili ma si supereranno».  «Le mie posizioni sono ben precise, – spiega lo scrittore – sono sempre stato comunista e continuo ad esserlo, anche se ormai siamo come i dinosauri. Vittorio Alfieri diceva che la vecchiaia porta con sé “l’umore nero del tramontoâ€. Io non ce l’ho: per quanto le cose vadano male e, forse andranno anche peggio, ho molta fiducia nel genere umano».
Io e le donne al potere: «Ho più fiducia nelle donne che negli uomini». «Non riuscirò mai a vedere realizzato il mio sogno: quello che un giorno si parli di quote azzurre e non di quote rosa». Camilleri dice di sentirsi: «pronto a sottoscrivere un mondo governato dalle donne perché ho più fiducia in voi. Le donne sono incorruttibili e hanno più capacità di ostinazione». Nel commissariato di Montalbano vedremo qualche donna? «Ma si – ride Camilleri – avevo pensato di farla entrare per mettere in imbarazzo Catarella».
Io, lo Stato e la mafia. In una metafora, Leonardo Sciascia parlava della “linea della palmaâ€, paragonando la mafia alla pianta che man mano cresce. A che punto siamo? «La mafia è già arrivata al nord, in Lombardia abbastanza tranquillamente. I rapporti tra Stato e mafia ci sono sempre stati e continuano ad esserci perché i mafiosi – che non sono in carcere e che sono il 90% – votano un referente. E quindi che si fa? Si bestemmia, se si dice che la mafia è in Parlamento?La mafia è un potere, è il più grosso giro d’affari, non vuole scendere a patti e quindi è difficile sradicarla».
«Io – continua Camilleri – ho appoggiato subito l’iniziativa di Confindustria Sicilia che espelle i colleghi industriali che pagano il pizzo, finora sono 130 quelli esclusi. Con la mafia si può non convivere. Infatti, io non la faccio mai protagonista del mio racconto. Di certo non posso non parlarne, sarebbe un’ipocrisia e un tentativo di negare la realtà , però non si devono creare degli eroi: il boss nei libri e in tv ha immediatamente dei lati simpatici».
Io e il futuro: «Quel che ho in mente lo faccio». “Non ho progetto futuri, scrivo tutte le mattine, come un impiegato mi alzo presto, mi lavo, mi faccio la barba, mi vesto di tutto punto perché non mi piace scrivere in ‘ciavatte’, mi trasferisco nel mio studio e inizio. Non ho progetti, quello che ho in mente lo faccioâ€.
intervista e foto di Dominella Trunfio
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