“Quando mi viene il prurito irrefrenabile, sintomo della sclerosi,
non posso assumere il biscotto [alla marjuana, ndr]
perchè fa effetto un’ora e mezza dopo.
Con una canna 5 minuti e passa tutto”
Questa dichiarazione è di Pino Cucci, malato di sclerosi e membro dell’associazione Pazienti Impazienti Cannabis (PIC), costituitasi nel 2001. Molti degli associati sono malati di sclerosi multipla, ma ci sono anche malati epilessia, glaucoma, Aids, fibromialgia.
Pino ha accumulato sei processi giudiziari a causa della sua cura ai sintomi della sclerosi. Già, perchè il suddetto coltivava la sua medicina (alcune piantine di marjuana) in casa. Una volta scoperto dalle forze dell’ordine è incominciato il suo calvario (come se non bastasse quello dovuto alla malattia) e adesso, a causa delle leggi attuali in materia, rischia dai 6 ai 20 anni di galera. In questo paese si rischia di meno a comprare del fumo in strada o nelle piazze piuttosto che coltivare individualmente la pianta.
Lo sa bene anche Fabrizio Pellegrini, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, che dal 30 giugno 2008 è in carcere perchè per sette anni di seguito ha coltivato le sue piantine. Da sottolineare il fatto che la malattia, per questa persona come per tante altre, non è un alibi per vendere della droga visto che gli agenti di PS, testimoni dell’accusa nel processo, hanno dichiarato che a loro non risultava nessuna attività di spaccio da parte dell’inquisito.
La legge italiana, in questi casi, non riconosce nessun attenuante; neppure il ricorso allo stupefacente come cura di grave malattia anche se alcune sentenze della Cassazione sono andate contro questo assunto (ma è anche vero che la giurisprudenza è molto divisa in merito).
Sono sicuro che qualcuno di voi che sta leggendo penserà che sono dei fessi perchè potrebbero curarsi con medicine legali e regolarmente vendute.
Vi informo che dall’aprile 2007 un decreto ministeriale ha inserito nelle tabelle pubbliche delle sostanze stupefacenti e psicotrope utilizzabili come farmaci due principi attivi della cannabis (uno naturale e l’altro derivato). Il problema è che queste sostanze sono introvabili in quasi tutte le città italiane per due cause principali: la prima riguarda la completa ignoranza di questa possibilità da parte dei medici che, dunque, andrebbero informati e formati a dovere; la seconda è invece riferita agli aspetti burocratici della questione. Per chi riuscisse a trovare un medico che prescriva i principi attivi della cannabis inizierebbe un lunghissimo “calvario burocratico” che si annoda tra mille sconosciuti uffici delle Asl locali.
Inoltre, questo genere di farmaci non possono essere prodotti in Italia sempre a causa di una pessima legislazione che consente la coltivazione di piante di cannabis con tantissime restrizioni e purchè il principio chimico attivo sia pari allo 0%. Da questo principio attivo si ricavano le due sostanze introdotte nella tabella di cui sopra e se può essere solo “inesistente”, allora i conti sono presto fatti…
Per curarsi con la cannabis è, quindi, necessario importarla dai pochi paesi legalmente produttori e questa importazione ha dei costi altissimi! L’importazione nelle farmacie italiane, con i vari passaggi, arriva a far costare un grammo di cannabis circa 40 euro! Il costo della materia prima è molto basso, ciò che ne fa lievitare così tanto il prezzo è proprio il meccanismo dell’importazione.
Ci troviamo di fronte ad un tipico “paradosso” italico.
Tralasciando l’ignoranza degli operatori del settore (medici innanzitutto) e la cancrena della macchinosa burocrazia italiana, una persona afflitta da pesante malattia non può esercitare un suo proprio diritto, quello alle cure. La legge italiana, se da una parte ha introdotto la possibilità di curarsi con determinate sostanze, dall’altra parte ne rende estremamente difficile e costoso il reperimento. Di più. Oltre a questo la legge dello stesso stato impone di non produrre il medicinale in loco, il che comporta un grande dispendio di risorse economiche pubbliche e private. Non è neanche consentito ad un libero cittadino di poter auto coltivarsi, a costi estremamente bassi e con una semplicità unica, il proprio farmaco.
All’estero sono numerose le patologie per cui questi farmaci sono stati registrati: sclerosi multipla, epilessia e terapie del dolore, la sindrome da deperimento dell’Aids, nausea e vomito dopo la chemioterapia, il dolore neuropatico e da cancro.
“Non esistono più dubbi scientifici sull’utilità terapeutica della canapa”.
A sostenerlo è Lester Grinspoon, psichiatra professore emerito alla Harvard Medical School, il quale considera la canapa
“al pari della penicillina.. è poco costosa (tolta la tassa sulla pribizione), è utile per molti disturbi e malattie, ed è innoqua… non si è mai registrato, e sottolineo mai, un caso di morte per l’uso di questa sostanza“.
Alessio Neri
Fonte:
- Agenda Coscioni, anno IV num. 12
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Tag: asl, cannabis, medicina, multipla, occupazioni, paziente, sclerosi, terapeutica

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