E' completamente crollato per prescrizione, davanti al tribunale penale di Catanzaro, il processo a carico di Antonella Manghisi, ex direttore generale dell'Azienda ospedaliera "Pugliese-Ciaccio" del capoluogo calabrese, ed altre sei persone, imputate a vario titolo per omissione d'atti d'ufficio, turbata liberta' degli incanti, abuso d'ufficio e falso, nell'ambito di un'inchiesta su presunti illeciti nell'assegnazione di appalti miliardari. A ben oltre sette anni di distanza dai fatti, e' stato lo stesso pubblico ministero Salvatore Curcio, oggi in aula, a chiedere ai giudici (Battaglia, Rizzuti, Giglio) che fosse dichiarato di non doversi procedere a carico degli imputati per intervenuta prescrizione dei reati contestati, cosa che loro hanno fatto con propria sentenza. Il processo avrebbe dovuto ricominciare dal principio, questa mattina, per via della nuova composizione del collegio giudicante, che gia' era cambiato una prima volta da quando inizio'. Nell'aula del collegio si era arrivati lo scorso ottobre, dopo circa un anno e mezzo dalla data del rinvio a giudizio, che risale al 25 giugno del 2007, dopo un'interminabile udienza preliminare. Sul banco degli imputati, assieme alla Manghisi, comparivano Aldo Corea, Domenico Francesco Rizzo, Giancarlo Alain Mosca, Massimo Sebastio, Angelo Raffo, e Armando Parnaso (gli avvocati impegnati erano Luigi Sciumbata, Vincenzo Ioppoli, Sandro Nistico', Manna, Palazzo, Manfreda, Raffo e Guida). Il processo nasce da un'inchiesta le cui "avvisaglie" si ebbero quando la principale "protagonista", Antonella Manghisi, direttore generale del Pugliese-Ciaccio dal 30 maggio 2001, venne travolta dalla valanga giudiziaria partita dai giudici di Taranto, che la raggiunse fino in Calabria. Era il 23 aprile del 2002, infatti, quando ai polsi della manager scattarono le manette per ordine del gip tarantino nell'ambito di un'indagine su una presunta maxi-truffa ai danni dell'As locale Taranto 1, e intanto gia' si sapeva di sequestri di atti relativi agli appalti gestiti dal nuovo dg nel capoluogo calabrese. Manghisi si presento' a Catanzaro con un curriculum di tutto rispetto; in pochi mesi pero' scoppio' un vero caos, e cominciarono a piovere numerose denunce sulla sua gestione, definita "personalistica". (AGI)

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