“Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo”
J. Numhauser
Il meno possibile di Giulia Di Marco esce a due anni dal primo successo editoriale: Il rospo nel pozzo, edito anch’esso dalla Città del Sole e si propone come un romanzo breve nonostante la struttura sia costituita da racconti, solo all’apparenza a sé stanti e senza legami l’uno con l’altro. Rispetto al primo testo della Di Marco si nota un’evoluzione stilistica, un differente uso del linguaggio, meno elaborato e più diretto; le parole non descrivono più un paesaggio interiore mutevole e stanco, ma uno sguardo su quel Mondo che tanto affascina l’autrice. La struttura ricorda una clessidra che si restringe nel racconto ‘La bella bambina’, vero cuore e significato di tutto il romanzo: come i granelli di sabbia passando da una parte all’altra mutano il loro status al passaggio attraverso la strettoia della clessidra, così la narrazione oltrepassando il racconto succitato si riapre, raggiunge un nuovo equilibrio. I personaggi dei racconti sono protagonisti e comparse del romanzo, a volte presenze prepotenti quasi nello sguardo di Giulia, che sente la necessità di osservarli, capire le loro Vite, altre volte semplici pensieri, momenti di vita reale che si riaffacciano sullo schermo dei ricordi come al cinema, luogo tanto caro alla scrittrice reggina. L’autrice ricostruisce la consapevolezza del sé attraverso l’osservazione e la conoscenza dell’Altro, lo osserva minuziosamente, cerca quale parte del suo essere faccia parte delle generalità umane e quale parte si rifletta come unicità su quell’Altro che tanto ha temuto ne Il rospo nel pozzo. L’osservazione della realtà con occhi nuovi unitamente alla scrittura vengono utilizzate come vera e propria terapia.
Emerge una assunzione di consapevolezza sia della propria identità che del proprio percorso emotivo e di crescita personale tanto da modificare anche il rapporto con i luoghi: Stromboli non è più una fuga dal quotidiano male di vivere, ma un rifugio in cui cullare i propri sogni e ripartire.
L’autrice esprime un senso di colpa per l’Amore non ricevuto, nonostante lo ricerchi e rielabori sotto varie forme, il conflitto con se stessa è origine e causa di questa insoddisfazione emotiva, affrontata adesso a viso aperto. Il meno possibile apre e risolve il senso di inadeguatezza e il trauma per la perdita del padre in giovane età, per gli incontri disattesi e illusi, per una Vita vissuta con troppi rimpianti consapevoli.
Non chiederti mai, Leucònoe,
quale termine serbano per le nostre
vite gli Dèi. E non provarci
nemmeno con gli oroscopi d’Oriente:
non è bene saperlo. Quanto meglio
accettare quello che sarà!
Sia che Giove regali altri inverni,
sia che questo – che ora il Tirreno affligge
contro scogli leggeri – fosse l’ultimo,
tu sii saggia: versa il vino, e in questo
breve lasso, dai un taglio
alla speranza lontana del futuro.
Mentre ancora parliamo, il tempo
già si dà alla fuga:
gli stiamo antipatici.
Goditi la giornata, dunque.
E al domani credi
il meno possibile.
(traduzione di Carlo Ernesto Menga)
Letizia Cuzzola


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