L’opera ultima del maestro Andrea Camilleri, pubblicata a novembre 2010 dalla solita casa editrice Sellerio di Palermo. Un appassionato dello scrittore siciliano sa che quando si trova di fronte a un racconto del Commissario Montalbano, non si troverà certamente a leggere un classico che riempie lo spirito e la coscienza, ma certamente non verrà mai tradito dallo scrittore agrigentino.
Il Sorriso di Angelica è un opera un po’ diversa da quelle a cui siamo abituati; circa 250 pagine molto intriganti, fuori dai classici schemi che conosciamo. La diciassettesima avventura letteraria di Montalbano, dalla quale si sono ispirate tantissime puntate del medesimo telefilm televisivo.
Unisce in questo libro il solito giallo soft “de noantri” all’italiana, dove senza colpi di scena eccessivi si arriva sempre ad un finale a sorpresa; con una nuova comicità impegnata, accentuando i difetti e esasperando le debolezze del commissario, ma anche degli aiutanti Catarella e Fazio. Richiama dunque moltissimo il teatro dei pupi e non è un caso che l’Angelica protagonista del romanzo diventa l’Angelica dell’Orlando Furioso. Un particolare di quest’opera è appunto il richiamo in molte parti del romanzo a reminescenze letterarie dell’Orlando, in cui si impersona uno sprovveduto Montalbano, follemente innamorato della giovane ragazza.
La vicenda si basa su una serie di furti di alta abilità, presso case di benestanti di Vigata. Una banda di sconosciuti con a capo una vera mente che sfida apertamente il commissario, che intanto si lascia travolgere da un irrefrenabile passione, un eccessiva gelosia e quasi un amore incontrollato verso la giovane Angelica. Un commissario ormai poco lucido, quasi sessantenne, che compie errori clamorosi, corretti dal sempre più indispensabile Fazio, che ormai legge facilmente nella mente del commissario, cercando addirittura di correggerlo e indirizzarlo alla soluzione. La trama si complica quando arrivano i primi morti e la posta in gioco si fa sempre più alta, con sparatorie con la polizia e un suicidio eccellente. Il Commissario si risveglia dal torpore della lascivia e con i soliti ingegnosi trucchi e la rinata ingegnosità smaschera la banda di insospettabili.
Questo romanzo è scritto in dialetto ancora più stretto, in alcune parti quasi incomprensibile, con le descrizioni dei pasti dal fidato Enzo e con le lunghe passeggiate sugli scogli.
Diciamo che Camilleri è sempre Camilleri, forse eccessivamente nazional – popolare, con i soliti riferimenti politici, ma è pur sempre un piacere leggere le sue opere; anche se sembra in queste ultime letture che ci stiamo avvicinando al declino del commissario e ad una fisiologica pensione.
Gimes
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