Il disastro nucleare che ha colpito Giappone, a seguito dei danni subiti dalla centrale di Fukushima dopo le violenti scosse di terremoto, rimette in discussione l’esigenza di affidarsi al nucleare come fonte di energia.
L’industria nucleare prometteva che incidenti di questo genere non potessero avvenire nei reattori moderni. Oggi il Giappone è nel pieno di una crisi nucleare con conseguenze devastanti.
I rischi sono per la popolazione che risiede vicino l’area interessata a causa di un rilascio di elementi di radioattività, incluso il Cesio-137, da parte del reattore esploso. Chi si trova nelle vicinanze è soggetto ad inalare in un’ora una quantità di radioattività pari alla dose massima prevista per un anno. Le autorità hanno consigliato alla gente del posto di coprirsi il naso e la bocca con asciugamani bagnati, lavarsi le mani dopo essere rientrati a casa, non mangiare verdure e altri cibi freschi, che potrebbero essere contaminati.
Il reattore di Fukushima rimane ancora a rischio di fusione del nocciolo. Questo potrebbe creare una nuvola di Iodio-131 che può elevare i livelli di radioattività sia sulla popolazione che sull’ambiente per decine di chilometri.
Questo disastro è stato inizialmente catalogato a livello 4 su una scala, detta “Scala INES (International Nuclear and Radiological Event Scale)”, che va da 1 a 7, dove 7 è stato attribuito all’incidente di Chernobyl. Ma nelle ultime ore rischia di diventare il terzo più grande incidente della storia.
E’ inutile che i governi parlino di sicurezza nelle centrali nucleari perché già il concetto di reattore è intrinsecamente insicuro. Il passato ci insegna. Nel 1950 il nucleare divenne la nuova promessa come fonte di energia. Ma vari incidenti l’hanno messa più volte in discussione:
- SCALA INES 7. 26 aprile 1986 – Centrale di Cernobyl (Ucraina). L’incidente nucleare in assoluto piu’ grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento del nucleo del reattore provoca la sua fusione e l’esplosione del vapore radioattivo, che sotto forma di una nube pari a un miliardo di miliardi di Bequerel si disperde nell’aria. La nube radioattiva, spinta da un vento di nord-est, si dirige in prevalenza verso l’Europa occidentale. Si calcola che 100 milioni di persone siano state esposte a radiazioni. Migliaia sono i casi di tumore e di leucemia. Le malformazioni genetiche dovute all’esposizione prolungata a radiazioni hanno colpito tutte le specie di esseri viventi, vegetali e animali.
- SCALA INES 6. Settembre 1957 – Kyshtym (Unione Sovietica). In una fabbrica di armi nucleari negli Urali, una cisterna contenente scorie radioattive prende fuoco ed esplode, contaminando migliaia di chilometri quadrati di terreno con una nube di 20 milioni di curie. Vengono esposte alle radiazioni circa 270mila persone. Si stimano per le conseguenze dell’incidente oltre 100 morti.
- SCALA INES 5. 28 marzo 1979 – Three Mile Island (Harrisburgh, Usa). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). Vengono evacuate 3.500 persone.
- SCALA INES 4. 30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone). Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attiva una reazione a catena incontrollata. Viene accertato che si tratta di un errore umano: due operai hanno trattato materiali radioattivi in contenitori non idonei. Tre persone muoiono all’istante, mentre altre 439, di cui 119 in modo grave, vengono esposte alle radiazioni.
Il pensiero di un ritorno al nucleare in Italia, di cui si parla tanto in questi ultimi anni, ci fa tremare. Il governo sembra essere orientato in questa direzione. Stanno aumentando le pubblicità e le campagne a favore del nucleare. Molte banche sono pronte a finanziare il processo di nuclearizzazione. Ma quando ci si trova di fronte ad incidenti come quello del Giappone, in cui la causa è stata un evento naturale, e quindi non prevedibile, ci si chiede come è possibile assumersi la responsabilità di mettere in pericolo migliaia di persone oltre i danni sull’ecosistema che possono perdurare per secoli.
Si parla tanto delle fonti di energia rinnovabili e delle loro potenzialità. Ci sono tantissimi studi e tecnologie nuove atte a sfruttare in pieno le risorse che la natura ci offre: vento, sole e mare. Ma l’interesse politico mira sfruttare le fonti non rinnovabili, quelle che prima o poi si esauriscono e non hanno tutti i paesi. Si parla petrolio, carbone e gas naturali. E si parla anche di interessi economici, di egemonia e di guerre.
Carmelo Corrente
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