di Francesco Iriti (Calabria Ora)
Altra puntata nella lunga “telenovela” che sta infiammando l’estate melitese. Infatti, dopo le varie conferenze stampa disgiunte della maggioranza e la nota della quasi totalità della minoranza, adesso arriva la replica anche di Domenico Vincenzo Vinci, ultimo membro della stessa minoranza.
"Sono stupefatto dalle dichiarazioni sui giornali di ieri di quella che si definisce la minoranza al comune di Melito, che considero puro sciacallaggio politico. Tutto quello che è successo nei giorni scorsi- ha dichiarato Vinci - è solo il frutto di una degenerazione politica e culturale da tempo denunciata dal sottoscritto a tutti i livelli.
L’unica cosa vera in questa squallida vicenda sono i cazzotti e le lesioni riportate da un assessore. Il resto è tutto falso a partire dalle dichiarazioni del Sindaco e del Presidente del Consiglio mentre sono sconcertati le dichiarazioni di alcuni consiglieri che non hanno il gusto del buon gusto (di stare zitti).”.
“Ma qui non si tratta di stupidità politica. Quando si continua a recitare per divertire il pubblico come si fa in teatro su vicende così serie allora c’è veramente da preoccuparsi. – ha continuato Vinci - Qui c’è solo da piangere. Questa volta non è stato un incidente grave e deprecabile come il ferimento del piccolo Antonino Laganà perche protagonisti sono rappresentanti del popolo”.
Vinci affonda i colpi dichiarando che “é assurdo continuare a chiedere “a chiacchiere” le dimissioni dei soggetti coinvolti senza attivarsi attraverso le procedure e le prerogative che le leggi ed i regolamenti riservano alla minoranza ed a tutti i consiglieri”.
Il rappresentante di “Forza Lavoro” scende nello specifico e afferma che “bastano le firme di quattro consiglieri per chiedere formalmente la convocazione del consiglio. Bastano sempre quattro firme per chiedere la convocazione del Consiglio comunale ed infine il consiglio può essere convocato dal Prefetto tutte le volte che il Presidente del Consiglio Comunale, pur formalmente diffidato, non osservi gli obblighi della convocazione”.
Vinci si affida ad alcune questioni legislative affermando che “la decadenza dalla carica di Presidente del Consiglio è sancito dall’articolo 58 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale e che, contrariamente a quanto affermato dal Sindaco Iaria in conferenza stampa, le dimissioni del Presidente del consiglio comunale sono irrevocabili, non necessitano di presa d’atto e sono immediatamente efficaci.(comma 1 art 58). Inoltre, Il presidente del Consiglio comunale può essere revocato sulla base di una mozione di sfiducia presentata da almeno due quinti dei consiglieri e votata a maggioranza dei due terzi dei consiglieri assegnati. Questo significa in termini più chiari che bastano quattro firme apposte su una mozione motivata sulla base delle violazioni di leggi, dello statuto o dei regolamenti, regolarmente protocollata al comune (comma.2 art.58).
“Quando lo scadimento in basso è così in basso, se si è desueti al gusto del buon gusto, non v’è nulla da fare. Ci si può riempire la bocca di tante cose, fino allo sciacallaggio politico. – continua Vinci - Come se la questione riguardasse dei singoli e privati cittadini. Quello che accade, in questo momento a Melito è un fatto di rilevante drammaticità. Si tratta di un abdicamento all’intelligenza e di un’offesa all’intelligenza dei cittadini”.
“Non mi resta - conclude la nota – annunciare che si cercano tre consiglieri comunali, tra i venti presenti in consiglio, per l’esercizio delle loro funzioni che, vuol dire firmare una vera richiesta di convocazione del consiglio ed una vera mozione di sfiducia”.


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