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Cornetto&Cappuccino – TRAPANIG: cre-azioni artistiche di una mente “street”

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Mercoledì 20 Gennaio 2010 12:00
Colorate, a volte eccessive ma per nulla “ingombranti”, vezzose ma mai stucchevoli, sin dal primo incontro ti viene voglia di averne una. Reo inconsapevole di suscitare questo gradevole desiderio di possesso è uno dei più sofisticati artisti campani del momento: Trapanig. Nasce a Salerno dove tutt’ora vive e lavora. Terminati gli studi di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si dedica alla realizzazione del cortometraggio “La pianta” (2004), con il quale vince il primo premio come “Migliori ambienti e scene” al Festival Nazionale Videocorto di Nettuno. Parallelamente agli impegni scenografici ...



Colorate, a volte eccessive ma per nulla “ingombranti”, vezzose ma mai stucchevoli, sin dal primo incontro ti viene voglia di averne una. Reo inconsapevole di suscitare questo gradevole desiderio di possesso è uno dei più sofisticati artisti campani del momento: Trapanig.

Nasce a Salerno dove tutt’ora vive e lavora. Terminati gli studi di scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, si dedica alla realizzazione del cortometraggio “La pianta” (2004), con il quale vince il primo premio come “Migliori ambienti e scene” al Festival Nazionale Videocorto di Nettuno. Parallelamente agli impegni scenografici che lo vedono scenografo fisso dell’Accademia salernitana Mousikè, si dedica alla realizzazione di puppets e street toys estrapolati dal mondo dei graffiti. Palese in queste opere il suo background culturale e artistico che, se da un lato ci riporta all’ambiente urbano di cui l’autore è figlio, dall’altro, richiama l’atteggiamento diretto e tagliente tipico della street art.

Numerosi gli eventi e le mostre a cui prende parte, non solo in Italia ma anche all’estero (Galerie L’Art de Rien, Parigi, settembre 2009).

Quando e perché hai cominciato a dipingere?
Ho cominciato nel momento in cui il fenomeno culturale del writing attraversava un periodo di profondo cambiamento. Quello che per molti era socialmente riconosciuto come “atipico” passatempo, veniva finalmente trattato con la serietà dell’arte. E’ proprio a questo punto che ho compreso quanto le mie idee fossero realizzabili. Sono sempre stato attratto dagli elementi meno tradizionali di questa cultura internazionale, e già dalla seconda metà degli anni novanta ho iniziato a concentrare la mia produzione su “Puppets”, prima ancora che venissero coniati o che almeno io ne venissi a conoscenza, i termini toy e plush. Dalla scultura alla pittura, dalla scenografia alla grafica, ho fatto continui riferimenti al nostro narcisismo ed all’epopea fumettistica iniziata da Roy Lichtenstein. Il tutto servito con cruda ed ironica analisi verso il sistema e la società in cui stiamo vivendo senza mai ammiccare a nessuno.

Che tipo di influenze hai subito?
Non ho mai fatto nessun tipo di vaccino, le influenze ti colpiscono in base al tipo di vita e al momento fisico che stai vivendo ma poi passano e cresci anche di qualche centimetro. Scherzi a parte sarebbe difficilissimo racchiudere tutte le mie influenze in una sola risposta. Di sicuro quelle croniche sono Duchamp e la sua intuizione in merito all’importanza data all’idea dell’artista, Picasso e Braque, tutta la New York School ed i protagonisti dell’Action Painting operanti a New York negli anni ‘40/50, di sicuro la Pop Art con gli statunitensi Lichtenstein, Warhol, Oldemburg e Rosenquist e l’inglese Hamilton compresi gli attuali eredi Jeff Koons, Yoshimoto Nara ed il guru Takashi Murakami.

Un dipinto, un film ed un libro che hanno cambiato il tuo modo di vedere le cose.
Sarebbe lungo spiegarne i motivi, e poi sono “impressioni” date anche da un certo modo istintivo che ho di osservare. Comunque ti dico la scultura”Balloon Dog” di Jeff Koons, come film “Metropolis” di Fritz Lang e come libro il “Manuale dei giovani artisti” di Burn Gordon e Damien Hirst: un’intervista che chiarisce tanti dubbi ed apre le prospettive. Un libro che consiglio a tutti.

Che tipo di tecniche utilizzi nel realizzare i tuoi lavori?
Come qualcuno in passato mi ha definito, io sono un’artista abbastanza “irregolato”. Come tu ben sai non mi sono mai definito un writer nel senso originario e stretto del termine, ma mi sono sempre sentito figlio legittimo di questo movimento ed è per questo che vengo di continuo invitato anche ad eventi in cui la maggior parte degli artisti sono o sono stati writer (n.d.r. l’ultimo in ordine è stato la mostra collettiva Dalla A alla Z, International Writing Exhibition). Per quanto riguarda le tecniche di pittura, sia quella su tela che quella murale, sono solito mischiare materiali quali smalti sintetici appositamente non diluiti, vernici a spruzzo, stickers, stencil e carta, completati da installazioni tridimensionali che rafforzano l’espressività del soggetto. Le installazioni solitamente sono oggetti di uso quotidiano appartenenti al mondo dei graffiti, ingigantiti a dismisura (rulli, matite, gomme ecc..). Per quanto riguarda i toys invece, utilizzo ricercate stoffe che amplifichino desiderio e lusso nei potenziali acquirenti/spettatori.

Qual è il fine della tua arte?
Far capire che per trasmettere dei sentimenti devi sapere cosa e come ti esprimi e che spesso siamo vittime dei desideri altrui.

Dal tuo punto di vista l’arte è soggettiva o oggettiva?
E’ difficile dare una definizione su questi termini, che in questi tempi di modernità, sembrano essere canoni sempre più arcaici. Oggi la realtà, unita all’effetto mediatico, è diventata molto più aggressiva, per cui nel momento della produzione sei tu stesso, in prima persona, a filtrarla per poi rigettarla in ciò che produci. E nel momento stesso in cui la filtri non sai più quanto ci sia di originale o parziale in quello che hai in mente e che ti accingi a fare. Basti pensare che uno dei perni di questa modernità contemporanea che viviamo tutti, è proprio quella dell’ astrattismo, non inteso più come gioco criptico del significato, ma astrattismo inteso come patchwork, come “meticciato” libero alle molteplici interpretazioni. Personalmente credo che quanto più il legame tra oggettivo e soggettivo si vada facendo minimo, se non lineare, tanto più sia riuscito l’artista a comunicare. E’ questo aspetto creativo della comunicazione, dell’induzione al dubbio, inteso come domanda di chi osserva e carezza la tua creazione, che ho sempre cercato di curare. Bisogna sempre indurre a pensare, e di questi tempi ancora di più.

Quanto contano le strategie di marketing nella produzione artistica contemporanea?
Warhol aveva già previsto che in futuro gli artisti sarebbero diventati veri e propri “Big seller”. L’arte e più in generale la cultura sono business e le strategie di marketing che hanno dietro sono la vera forma d’arte. Il motto è semplice: “la qualità non si discute, il prezzo si”. Tale considerazione però non è attuabile a tutti i livelli d’arte. Ti dirò che ancor prima di arrivare alle strategie, quello che conta sono le pubbliche relazioni, prima pensavo “se FAI / HAI”, adesso se “SAI / FAI”. Senza alcuna ipocrisia si può affermare che in mezzo secolo gli artisti hanno coltivato e sfruttato i meccanismi del mercato e della pubblicità, allo stesso modo dei propri talenti, giustamente.

Quali sono le tue aspirazioni future?
Diciamo che ho appena aperto una trattativa con un grande “store” monomarca, sono partite diverse collaborazioni e in questo momento le mie opere sono acquistabili anche in negozi di design quali Bordese Design e di arredamento come Mobili Corrado. Mi piacerebbe però, entrare in contatto con una struttura museale napoletana tipo Museo Pan o Museo Madre, dal quale circa tre anni fa fui invitato insieme ad un altro artista salernitano (Helios), a partecipare ad un loro progetto espositivo, progetto in seguito saltato (come dice qualcuno…) per mancata approvazione dei vertici del Madre. Ho detto struttura museale napoletana, perché purtroppo la città di Salerno finge di non vedere tutti quei numerosi artisti che operano sul proprio territorio, incurante di non avere la benché minima attenzione verso la giovane arte contemporanea. Ma come si dice fiduciosi, aspettiamo cambiamenti…

A cosa stai lavorando in questo periodo? Progetti futuri?
Attualmente sono concentrato a con-fondere cultura e commercio. Sempre più spesso mi piace avvicinare i luoghi deputati ad esporre arte alla tipologia di vendita negoziale avvalendomi di persone capaci di promuovermi. Prerogativa importantissima, arrivare ad una mia serialità senza per questo rinunciare ad una mia personale matrice artigiana. Come ti dicevo, sono sempre più convinto che in futuro un’artista dovrà essere sempre più mediatico, impresario e paparazzo di se stesso.

Hai qualche consiglio da dare ai giovani che hanno appena iniziato a dipingere?
E’ da ammirare chi fa domande durante la sua ricerca, ma non mi considero un maestro, io stesso sono in un perenne stato di apprendimento. Per i consigli rivolgiamoci a Costanzo.

Teodora Malavenda

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Tag: art, arte, contemporanea, graffiti, napoli, street, trapanig

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