Nella tragedia Medea di Seneca, ai versi 500-501, la protagonista così si pronuncia: "cui prodest scelus, is fecit" (letterale: a chi giova il misfatto, lui l'ha compiuto; ovvero: il colpevole di un crimine è colui che ne ha tratto vantaggio).
L'allocuzione, concetto base in criminologia, nell'italiano comune è sintetizzata nell'interrogativo "cui prodest?":

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