
http://www.gazzettadelsud.it – di Domenico Calabrò – Io reggino, lui “anti”; io rivoltoso, lui “anti”. Mi presento all’appuntamento nel suo studio di via Veneto a Roma, puntuale ed emozionato. E per partire dalla riconciliazione, a quaranta anni di distanza, oltre alla stretta di mano, gli ho porto anche un pacchetto con paste di mandorla. Gradito. E senza infingimenti, glielo dico pure… è un gesto di rappacificazione dopo ciò che ha fatto contro Reggio. Contro Reggio? Ma Reggio è la città di mio padre! Dove io ho vissuto tre anni nelle baracche di Reggio Campi, dove sono nati mio fratello e mia sorella! Mai contro Reggio, come potevo!.
Dalle paste di mandorla siamo arrivati subito al ricordo della pignolata. Mi impegno a mandargliela unitamente al Dvd e al libro (prefazione di Marcello Veneziani, saggio storico di Pasquale Amato – che oggi su Rtv comincia la nuova trasmissione storica – e due opere d’arte di Stellario Baccellieri), che domani sarà in edicola con la “Gazzetta del Sud”.
Dvd e libro sicuramente glielo spedisco. La pignolata non lo so. Sono troppo amareggiato e deluso. Emilio Colombo, senatore a vita, potente democristiano che ha raggiunto i massimi posti di comando italiani ed europei, mi dà la sensazione di un – chiamiamolo così – ravvedimento e dopo quaranta anni, mi illudo che il tempo trascorso fosse servito anche a riflessioni intime, ad analisi interiori su errori commessi, su decisioni frettolose e su ferite rimaste ad una città defraudata del capoluogo.
Pensavo (e speravo) che anche la cordialità e la disponibilità dell’intervista per parlare della Rivolta e arrivare alla Riconciliazione, fosse preludio di un cospargimento di cenere e ammettere ciò che hanno fatto nel tempo tutti coloro che negli Anni 70 non si sono certo comportati bene con Reggio e con i reggini. Mi ero anche illuso che una certa “apertura” ci fosse dopo la mia richiesta: verrebbe a Reggio per parlare di Rivolta, di quell’epoca? (questo è fuori onda). Mi dice “non lo escluderei, ma con certe garanzie…”.
Pensavo che Emilio Colombo fosse tra coloro che, disponibili ad una revisione dei fatti e con la serenità del tempo trascorso, una parola l’avrebbe detta. E, devo ammettere, ho sperato per tutti i quaranta minuti di colloquio, di portare a casa la “vittoria”, ovvero un pentimento che avrebbe risarcito moralmente la città , visto che il sen. Colombo – unitamente a Giacomo Mancini, a Riccardo Misasi ed Ernesto Pucci – segnò negativamente la storia di Reggio.
E mi permetto di ricordarglielo…. Mi permetto di ricordare che le immagini del 1970 sono tramandate ai posteri con i fantocci appesi ai fili dell’elettricità in cui campeggiavano i nomi dei tre, considerati i carnefici della città , che non fu mai ascoltata ma umiliata anche con l’invio dei mezzi cingolati per reprimere la ribellione di un popolo cui veniva sottratta l’unica cosa che aveva: il capoluogo. Per il resto era già ricca di nulla.
Presidente Colombo, gli chiedo, ma lei si pente di ciò che ha fatto contro Reggio. La risposta è glaciale. Fredda. Distaccata.
L’ex presidente del Consiglio, l’ex presidente del Parlamento europeo, l’ex ministro, l’ex sottosegretario dice: “lei mi risveglia i fatti della città a me cara”. (Penso tra me e me: e meno male che era cara… e se non lo fosse stato, cosa avrebbe fatto di più?). Gli dico che la Rivolta fu popolare e mi replica che fu eversiva; gli ricordo dei morti, dei feriti, degli arrestati, dei mutilati e reagisce…. Non esageriamo!
Gli dico che arrivarono carri armati e migliaia di poliziotti e mi dice…. “cosa dovevamo fare?”.
Gli dico che il Quinto centro siderurgico e la Liquichimica di Saline non sono mai entrate in funzione e mi dice che s’è trattato di congiunture internazionali… Gli dico, sì, glielo dico, che il “Pacchetto Colombo” fu l’uovo di Colombo e un pacchetto vuoto e cerca di convincermi che, invece….
Non ammette nulla, ma chiama in causa la classe politica reggina dell’epoca, immemore che Renato Meduri (che gli risponde per le rime) gli ha ricordato che quella classe politica era serva dei catanzaresi e cosentini.
Il suo punto di vista mi convince che la Rivolta di Reggio fu sacrosanta. Mi convince che l’intervista diventa comunque storia da tramandare alle nuove generazioni, grazie al Dvd e al libro che domani sarà in edicola e che, come ha auspicato il presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, entri nelle case di tutti i reggini, perchè quella pagina di storia non può essere dimenticata.
Nell’iniziativa editoriale – di cui si stanno interessando giornali e televisioni nazionali – è contemplata anche un’intervista al presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Jacopino, dal quale arrivano le scuse per come l’informazione deformata trattò la Rivolta, ci sono le immagini dell’epoca; l’intervista a un celerino-pentito che conferma: “la violenza contro i reggini fu ingiustificata”; una testimonianza della “sposa silenziosa” del leader dei Boia chi molla, Ciccio Franco che, in un’intervista datata, spiega cosa fu la Rivolta.
Un’opera editoriale da “La Storia siamo noi” – così è stata definita – e da domani diventa storia nelle case di tutti i reggini. Per non dimenticare e guardare avanti con speranza.
DOMENICO CALABRO’ RIVISITA LA RIVOLTA, INTERVISTA A EMILIO COLOMBO (ANSA) – REGGIO CALABRIA, 11 AGO – Un Dvd e un libro per raccontare la Rivolta di Reggio. E’ il giornalista Domenico Calabro’ l’autore di ”Reggio: dalla rivolta alla riconciliazione”, che domani sara’ in edicola in abbinamento alla Gazzetta del Sud, nella provincia di Reggio Calabria. Calabro’ ha recuperato le piu’ belle foto della Rivolta (nel libro di 140 pagine ne pubblica cento), ed ha raccolto la prefazione di Marcello Veneziani e dello storico Pasquale Amato che ha tracciato un preciso saggio introduttivo. L’opera, riferisce una nota, e’ corredata da due dipinti del ”pittore del caffe’ Greco”, Stellario Baccellieri, ”che illustra con la sua arte la repressione ad opera dei carri armati inviati per sedare la ribellione per il capoluogo e da una testimonianza della vedova del leader della Rivolta di Reggio, Ciccio Franco”. Calabro’ ha intervistato anche un ”celerino-pentito” che a 40 anni dai fatti racconta e ammette: ‘la violenza della polizia contro i reggini non era giustificata”’. Nella rivisitazione che il giornalista della ”Gazzetta del Sud” ha voluto fare c’e’ l’analisi critica chiesta alla stampa. E cosi’, prosegue la nota, il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Jacopino, ”chiede, a nome della categoria, scusa alla citta’ per quella disinformazione organizzata con cui i cronisti dell’epoca hanno svolto il loro compito per minimizzare e farla apparire come rivolta fascista, una autentica ribellione di popolo”. ”Ma cio’ che e’ da considerarsi un autentico scoop giornalistico – prosegue la nota – e’ la lunga intervista che Calabro’ ha realizzato con il presidente del Consiglio che di fatto nel 1970, decreto’ Catanzaro capoluogo: Emilio Colombo. Alla domanda dell’ intervistatore: Presidente, lei si pente di cio’ che ha fatto contro Reggio? La risposta e’ stata: ‘No. Non ho fatto nulla contro Reggio, ma per Reggio, la citta’ di mio padre e dove ho vissuto anch’io, dopo il terremoto del 1908, nelle baracche di Reggio Campi”’.


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