Non voglio svelare i segreti che la gente non sa, ma scrivere delle cose che sono note e che ormai diamo per scontate. Eppure sono pratiche che non è esagerato definire deprimenti, a tratti anche sudice. E se ricorro a termini forti per apostrofare certi personaggi, non lo faccio per il semplice gusto dell’esagerazione, né per enfatizzare ulteriormente l’umore antipolitico che si avverte tra la gente, di questi tempi.
La natura del politico, si sa, è la stessa sulla quale per secoli, in tanti, hanno parlato a lungo. Passano le epoche, mutano gli assetti sociali, cambiano le stagioni della storia, ma un politico rimane sempre un politico. D’altro canto non potrei non ammettere, in quanto cittadino che ancora crede nella funzione della politica, che questa rappresenta una delle forme più alte e nobili dell’organizzazione umana, da sempre. Certo, dipende da come e da perché la si fa.
Così, da fanatico della partecipazione, ma anche da grande disilluso, all’avvicinarsi delle elezioni amministrative ho voluto fare un piccolo esperimento: lasciarmi sedurre.
A questa tornata elettorale l’orda dei miserabili è partita con un buon margine di anticipo, ma con uno sprint iniziale decisamente inferiore a quello di altre occasioni. Sarà il periodo complesso che si sta vivendo, sarà l’interminabile coda della crisi che ancora li induce a finto pudore, fattostà che molti di loro hanno iniziato a muoversi in modo meno invasivo ma più discreto, quasi confidenziale, ma sempre capillare.
Non ho mai aiutato un politico a farsi la campagna elettorale, e non ho mai consigliato ad un amico o ad un parente un nome da votare, magari regalandogli un mazzetto di bigliettini con la faccia e il simbolo. Non ho mai offerto né accettato un caffè interessato, e non mi sono mai sporcato le mani di impegni di questo tipo. Fino ad oggi mi sono semplicemente limitato ad esprimere la mia preferenza in cabina elettorale, nell’anonimato. Ma questa volta ho voluto capirne di più, giusto per dare più concretezza a cose che già sapevo, a sospetti che da tempo esigevano conferma. Che poi sono dinamiche straconosciute, ma tristemente accettate, come tante altre cose orribili che contribuiscono, in parte, a rendere il nostro paese esattamente come è. Quantomeno abbiamo qualcosa di cui lamentarci, e poco importa se è qualcosa che abbiamo creato noi.
E allora ho deciso di cedere alle lusinghe di un piccolo campione di candidati, facendo ben attenzione a non farmi smascherare. Ad ognuno faccio intuire un’esclusiva, con un atteggiamento di cordiale approvazione e di sostegno attivo. I politici locali in cerca di voti, sotto elezioni, mi son sempre apparsi come dei disperati, e in questi giorni tale sensazione si sta rafforzando, notevolmente. Hanno un disperato bisogno di voti, di singoli voti, e si aggirano, si muovono, si infiltrano tra la gente come se fossero in grado di garantirgli qualcosa. Alcuni hanno le idee chiare sul loro elettorato, per questo pianificano e svolgono azioni mirate, campagne serrate dritte al bersaglio. Altri invece, o perché meno esperti, o perché in fase di rinnovamento, si lasciano andare al presenzialismo più sfrenato, tanto che mi capita di vederli per decine di giorni di seguito ad eventi, manifestazioni, iniziative di ogni natura e sorta. Io lo chiamo presenzialismo, ma visto da un’ottica meno critica, probabilmente è solo normale contatto con i cittadini.
Il primo con cui ho avuto a che fare, che mi son fatto presentare da un conoscente, ha suscitato in me ilarità ma anche profonda rabbia. Con una fottuta faccia da avventuriero, ha iniziato la sua campagna elettorale assoldando un paio di scagnozzi che, affascinati dal suo carisma, hanno cominciato ad estendere la rete dei contatti, proprio come in facebook, ma fuori dal computer.
La prima cosa che ho notato di lui è che vuole stupire il suo piccolo popolo. Arriva nel quartiere dove sorge la sua segreteria politica con una prestigiosa auto sportiva. E’ il suo modo più immediato e lampante per comunicare le sue credenziali. Entrato rapidamente in confidenza con il manipolo di personaggi del suo nuovo staff, li intrattiene con divertenti aneddoti riguardanti la velocità di punta raggiunta con la sua auto in tangenziale. E tutti a ridere, in segno di approvazione per questi gesti notoriamente virili. Me lo hanno presentato, ed ho cercato di essere sorridente, mostrando un comportamento il meno possibile affetto da intolleranza o snobismo. Chi mi conosce, sa che è un’impresa dura. Mi ha chiesto cosa facevo, e non appena gli ho fatto presente la mia posizione lavorativa precaria e i mie titoli, mi ha subito promesso un lavoro. Credete stia esagerando? E’ l’esatta verità. Dice che sono un tipo molto simpatico, e che si vede che sono un ragazzo perbene. Sulla seconda cosa, ci ha azzeccato. Quindi mi ha esibito carte, prove e testimonianze del fatto che, proprio per la mia figura professionale, ci sarà presto un concorso molto importante. La strategia, classica, è la seguente: si decide da prima chi far passare, o a chi far presentare prima le domande e poi, dopo che i giochi sono stati fatti, si pubblica il bando. Più o meno è questo l’iter. Tutta la proposta, illustrata in una decina di minuti, è stata accompagnata da pacche sulle spalle e continue richieste di approvazione. Richieste che io son riuscito a soddisfare, non senza un senso di fastidio.
Sapevo che esistevano trucchi di questo tipo attorno ai concorsi e ai bandi comunali, provinciali o regionali, ma il contatto ravvicinato con chi se ne fa promotore, è stata un’emozione inedita.
Contemporaneamente, con grande cautela, in questi giorni mi intrattengo con un altro candidato, di un’altra area politica, il quale però accompagna le sue promesse e le sue garanzie a lunghe giustificazioni, quantomeno ammettendo lo squallore del suo modo di fare politica. Mi dice che è dura, che è un brutto periodo, che fanno tutti così e che chi non lo fa è perdente in partenza. Il suo elettorato (presunto) è un po’ meno popolare, e di conseguenza esige altri riti e altre promesse. Meno caffè ai bar ma più interventi a conferenze, dibattiti, manifestazioni, riunioni di condominio e aste di beneficenza. Me lo ha presentato un mio ex compagno di scuola, che non vedevo da anni, e che non essendo al corrente delle mie attuali inclinazioni, si è fidato di me. Anche quest’altro politico mi ha chiesto di esibirgli titoli e posizione professionale, ed io mi sono sentito come ad un colloquio di lavoro, nella speranza di essere assunto. La sua proposta, però, è stata meno spudorata della precedente, limitandosi solo ad una eventuale assunzione in una piccola azienda di un suo parente. Di questi tempi, tuttavia, sarebbe comunque un’opportunità da non lasciarsi scappare!
Ad entrambi, anche se non esplicitamente (non sono riuscito ad arrivare a tanto!), ho fatto intendere che il mio voto, e quello dei miei più cari, sarà comunque assicurato.
Ma come non parlare di quello che si è vantato di come, anche grazie a lui, tanti ragazzi oggi a Reggio fanno i Vigili urbani, tenendoci a puntualizzare che il suo contributo in quella faccenda non è stato proprio istituzionale. O di quello che mi ha detto “io sono amico con tutti, ‘ndranghetisti compresi, perché non ho nemici”, e me lo ha detto compiaciuto. All’inizio temevo si fosse informato sulle mie attività, e pensavo mi stesse provocando, ma dopo pochi secondi mi sono accorto che era tristemente serio, nella sua demenziale affermazione.
Il mio esperimento continua, e si protrarrà fino alle elezioni, ma ciò che posso ribadire con fermezza, fino ad adesso, è che l’orda dei miserabili sta marciando a pieno regime, e che in larga misura siamo noi ad avere il potere, votandoli, molto più di quanto non né ostentino loro, con quella che è solo elemosina.
Inoltre c’è da stare attenti, perché hanno apparati incredibili! Riescono a monitorare i singoli voti, a scoprire i bugiardi, ad intuire i tuoi desideri e a carpire i tuoi bisogni. So di non avervi detto nulla di nuovo, per questo vi chiedo di perdonare la mia ingenuità!
Per quanto mi riguarda, io voterò come ho sempre fatto, con l’illusione che la politica possa avere ancora un senso. Voterò in base all’idea, e non “alla persona”. Voterò chi utilizzerà meno carta, chi sarà meno invadente e più presente. Voterò chi mi prometterà di fare qualcosa per la città una volta eletto, e non chi mi promette adesso qualcosa per me, che poi comunque non manterrebbe dopo le elezioni.
E voi, a questo giro, a chi darete il vostro voto?
Mimmo Spanti

Twitter
Digg
Del.icio.us
Reddit
TechNotizie
Tuttoblog
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
Notizieflash
OKnotizie
Segnalo