“La razza umana”, afferma Brian Christian dalle colonne del The Atlantic – pubblicate in italia dal settimanale Internazionale -, “è arrivata dove è arrivata perchè è la specie più adattabile, flessibile, innovativa e rapida ad apprendere del pianeta”. L’articolo dal titolo “Nella mente dei robot” esplora il confine tra l’essere umano e la macchina. Il campo da gioco sono l’intelligenza, la logica e l’imprevedibilità della mente umana. Il cronista si è cimentato al “Premio Loebner” che consiste in un confronto uomo-macchina basato sul Test di Turing inventato per capire se una macchina sia in grado di pensare. Se possieda, quindi, una vera e propria intelligenza artificiale.
L’esperimento prevede che un gruppo di giudici facciano delle domande, sviluppando dei colloqui, a diverse coppie di concorrenti formate da un uomo e un programma informatico. L’obiettivo dei giudici era capire chi era l’uomo e chi il programma.
Nel premio Loebner a svidarsi sono esseri umani, magari anche persone di elevato spessore culturale, e chatbox programmate da gruppi di ricerca e aziende. I premi in palio sono “Computer più umano” ovvero la chat programmata e “intelligente” che nei 5 minuti di conversazione mediata dallo schermo è riuscita ad assumere le “sembianze” più umane; poi c’è “L’Essere umano più umano”, ovvero il concorrente che riesce a far trasparire la sua umanità attraverso 5 minuti di chat con uno sconosciuto che deve esaminarti.
E’ molto bello il racconto dettagliato dei pensieri di un giornalista-intellettuale che si trova a doversi confrontare con delle macchine che pretendono di essere intelligenti, per approfondire vi invito a leggere il reportage sul N° 888 di Internazionale.
Quanto raccontato così bene da Brian Christian ci pone di fronte agli occhi una delle realtà di cui spesso di parla e che spesso viene accettata senza farsi troppe domande.
Dobbiamo essere coscienti del fatto che viviamo in un’epoca in cui l’automazione “ragionata” (parafrasando il concetto di intelligenza artificiale) si sta diffondendo ovunque, in tutti i settori della società. Lo afferma anche Pericle Salvini, ricercatore presso l’Istituto di Biorobotica della la Scuola Superiore S. Anna di Pisa in un’intervista a margine del workshop per gli studenti delle scuole tenuto nel contesto della RomeCup, V Trofeo Internazionale Città di Roma di Robotica.
A questo punto non possiamo non interrogarci sulle conseguenze di quello che sta accadendo e su come la tecnologia può essere impiegata per affiancare la vita dell’essere umano e il ricercatore lo ha fatto insieme a decine e decine di studenti che si sono succeduti e che hanno ragionato di questi temi durante il workshop “Robotica ed etica”. Sarà uno dei grandi temi del prossimo decennio ed è bene che le giovani generazioni incomincino a ragionarci su in maniera consapevole.
L’edizione 2011 della RomeCup ha registrato una grande crescita rispetto agli anni precedenti. In un periodo di forte crisi economica, di ricerca e di innovazione dedicare una settimana per riunire il meglio che la robotica a 360 gradi offre nel panorama italiano è un forte segnale che però dovrà essere consolidato dalla pratica e dal coordinamento necessario per promuovere su larga scala un settore strategico di ricerca e innovazione.
L’evento in se è stato caratterizzato da una molteplicità unica di offerta conoscitiva ed emozionale. Massimo Banzi, inventore di Arduino, tecnologia open source tutta italiana, era presente insieme al già citato Pericle Salvini e a numerosi insegnanti di scuole di ogni ordine e grado, ricercatori, esperti d’azienda e dei maggiori centri di ricerca italiani, come l’ENEA in uno spazio dimostrativo e di diffusione intersecato da circa 15 laboratori didattici dedicati a studenti di ogni ordine e grado; non sono mancati neanche i seminari per insegnanti sulle qualità della robotica nel campo della didattica e dell’educazione alle scienze e alla tecnologia.
La RomeCup è anche e soprattutto un contesto agonistico, oltre che educativo, e infatti decine di scuole e centinaia di studenti hanno partecipato alle selezioni dei mondiali di robotica, che si terranno ad Istanbul, nelle categorie “Dance Primary”, “Soccer Light Weight” e “Soccer Open League”. Se sapete l’inglese avete capito bene. A gareggiare nella danza e nel calcio c’erano robot totalmente ideati, realizzati e programmati da studenti di ogni genere di scuola coadiuvati dai propri insegnanti. Altre categorie in gara nel trofeo romano sono state: Rescue Primary e Secondary in cui un robottino compie un percorso, riconosce un oggetto da salvare e lo porta in salvo; Explorer Junior e Senior in cui i piccoli robot devono scovare piccole fonti di luce e di gas nascoste. L’emozione e la foga che ho visto durante i match clou come le semifinali e la finale non ha nulla da invidiare a quella classica del tifoso di calcio. Selezioni mondiali ci sono state anche per robot più avanzati, la cui intelligenza dipende da gruppi di ricerca di studenti e docenti nati all’interno del mondo universitario. A sfidarsi nella categoria per robot umanoidi – NAO “Standard Platform League” sono state 5 università europee e una americana. Il Politecnico di Vienna ha stravinto la competizione mentre gli italiani de La Sapienza hanno terminato il loro torneo alle semifinali.
Mentre gli studenti esperti di robotica si sfidavano a colpi di bytes, mentre altri studenti scoprivano nuovi modi di apprendere legati all’uso educativo di vari generi di robot, centri di ricerca e aziende mostravano le applicazioni più utili e avanzate dei meccanismi della robotica dai siluri sottomarini a scopo di ricerca alle mani meccaniche fino ad arrivare ai pesci robot. Ma non solo, tutti questi attori, tra i principali trascinatori del settore della robotica in Italia hanno sottoscritto un accordo per la promozione di una strategia nazionale di diffusione della robotica a scopo educativo che coinvolga tutti gli ingranaggi che possono comporre una vera filiera che vada dalla ricerca, alla produzione all’utilizzo variegato e diffuso dei robot.
Inutile sarebbe nascondere la preoccupazione per il successo di un proposito così importante e innovativo che si andrà a confrontare con una realtà, quella scolastica e universitaria, in piena dismissione economica e di risorse a causa dei tagli governativi. Questo, sicuramente, sarà il principale ostacolo da offrontare, enstusiasmo e competenze ce ne sono da vendere come ha dimostrato bene l’evento robotico organizzato dalla Fondazione Mondo Digitale.
Miopia tecnologica e conservatorismo politico a parte, non possiamo più rinunciare a ragionare sul rapporto tra umani e macchine ad un livello che vada oltre la vecchia utopia che sosteneva che con le macchine al lavoro ci sarebbe stato più tempo libero per i lavoratori. Perchè le macchine facciano quello che vogliamo che esse facciano hanno bisogno di qualcuno che glielo spieghi, che le programmi a tali fini. Anche se i livelli di “ragionamento” e di connessione “semantica” tra gli input ricevuti si perfezione sempre più l’uomo è il soggetto che decide quali input dare. Per questo motivo oltre al ragionamento antropologico-filosofico occorre sviluppare anche un pragmatismo ragionato che ci consenta di utilizzare al meglio, per l’umanità e non per pochi fortunati, le possibilità derivate dalle tecnologie robotiche e di intelligenza artificiale. Alla RomeCup2011 sono stati messi in mostra numerosi esempi di come quanto appena detto sia già possibile.
foto e articolo di Alessio Neri
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