ROMA - Dal portale di Generazione Italia un articolo di Gianluca Sadun Bordoni parla con disinvoltura di elezioni anticipate. "Si torna come sempre a parlare di legge elettorale. Come sempre, purtroppo, lo si fa in modo disorganico, al di fuori di un progetto unitario di assetto istituzionale, seguendo il filo di convinzioni di principio o peggio ricercando il proprio tornaconto politico. E' chiaro che, così, non se ne farà nulla. Il problema principale è che gli oppositori del Porcellum sono divisi tra due ipotesi diametralmente opposte, il che purtroppo garantirà lunga vita all'attuale legge elettorale, certo fino alla fine della legislatura, anticipata o meno che sia". Bordoni rileva che molti sono i nostalgici della proporzionale "dai centristi a D'Alema. Il ritorno al proporzionale è sgradito alla maggioranza degli italiani; in secondo luogo, voler chiudere la stagione della cosiddetta 'Seconda Repubblica' ritornando alla Prima con un centro-sinistra adeguato ai tempi rischia di essere un'operazione in perdita, che consentirebbe a Berlusconi di presentarsi ancora come un 'innovatore', di contro ai partigiani della vecchia politica. Laddove il punto debole del berlusconismo declinante sta proprio nelle promesse non mantenute di innovazione politica, nel tenerci ancora a metà del guado, in un terreno limaccioso ed ambiguo in cui i principi costituzionali e la nuova realtà politica emersa dal crollo della Prima Repubblica sono in tensione, con uno stato perenne di fibrillazione che il paese non può più permettersi". L'articolista richiama il "difficile compito che grava sulle spalle di "Futuro e libertà". In queste settimane di grande incertezza, il nuovo gruppo ha saputo conquistarsi un'evidente centralità politica, che deve ora capitalizzare, mostrando compattezza interna e articolando un progetto politico innovatore, attorno al quale cercare consensi ed impostare alleanze. Questo progetto non può essere né la restaurazione della Prima Repubblica, che neghi alla radice la novità comunque incarnata all'inizio da Berlusconi, né la conservazione dello status quo berlusconiano attuale, che di quella novità rappresenta la progressiva estenuazione. "Futuro e libertà" non può certo guardare al passato. Deve piuttosto indicare al paese la strada per riprendere il cammino interrotto verso la Seconda Repubblica, in realtà mai nata. Il centro-destra, nella sua fase ascendente, elaborò un progetto di riforme istituzionali che aveva tre pilastri: Stato federale, repubblica presidenziale, democrazia maggioritaria. Di questi, a distanza di oltre quindici anni, solo il federalismo sta andando avanti, e in un senso la cui capacità di tenere unito il paese andrà verificata. Eppure, nelle sue linee generali, quel progetto resta l'ipotesi più coerente che sia emersa dalle macerie della Prima Repubblica, per ciò che attiene alle riforme istituzionali: il semi-presidenzialismo è il contrappeso necessario del federalismo e richiede in modo naturale un sistema elettorale maggioritario a doppio turno. Tale progetto indica politicamente una continuità, da Alleanza Nazionale a Futuro e libertà, denunciando l'involuzione del berlusconismo e presentandosi come un suo superamento, ormai necessario. Questa proposta politica si rivolge in primo luogo a tutti coloro che hanno creduto nel berlusconismo, ma ne sono ormai delusi. Essa può tuttavia essere fatta propria anche da forze che con noi vogliano condividere questo grande progetto di modernizzazione, forse il solo capace di ridare ai cittadini fiducia nella politica e alla vita civile del nostro paese quello slancio che pare perduto".
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