…riceviamo e pubblichiamo…
Calabria Ora riproduce integralmente le critiche della figlia di Zitara agli autori del corto premiato a Venezia senza prendere in considerazione i commenti della madre e moglie dello stesso “Sono sinceramente contenta che questi due giovani abbiano toccato la parte più incisiva e attuale dell’opera e del pensiero di Zitara. …Non ricordo con esattezza i volti dei due autori poiché a casa nostra c’era sempre un gran via vai, ma sono sicura che Felice D’Agostino sia venuto ad intervistare mio marito nel periodo in cui stava ancora bene e la sua malattia non si era conclamata. …Ad entrambi chiedo di continuare su questa strada perché Zitara è un grande maestro, non un falso profeta”. Con queste parole Antonia Capria Zitara, moglie di Nicola, commenta la notizia della vittoria a Venezia del nostro cortometraggio “In attesa dell’ avvento”per la sezione Orizzonti. Se non temessimo di risultare irriconoscenti al cospetto delle lusinghiere e per noi esaltanti motivazioni con cui la giuria della sezione ha inteso argomentare la scelta, ci verrebbe fatto di affermare che queste parole ci toccano ancor più nel profondo e ci commuovono, cogliendo appieno le intenzioni del film. Confidiamo che la signora Capria Zitara confermi il giudizio una volta presa visione dell’opera. Mette conto però precisare che quella visita, alla quale partecipammo entrambi, nulla ha a che vedere con la realizzazione del cortometraggio. La nostra conoscenza del pensiero di Nicola Zitara risale infatti alla metà degli anni novanta, quando, conseguita o conseguenda l’età della ragione, i testi del teorico ci furono molto utili per orientare la nostra formazione politica ed intellettuale. L’intervista che andammo a realizzare a Siderno, nell’occasione cui fa riferimento la signora, era mossa dalle richieste di una persona terza, presente all’incontro, che aveva intenzione di realizzare un documentario sull’ emigrazione calabrese e fu pertanto da noi consigliata di conferire con Zitara e da noi gentilmente accompagnata all’incontro. Di quella video-intervista noi non abbiamo mai neppure preso successiva visione, poiché il nastro della registrazione è rimasto al legittimo proprietario che ricevette allora dall’intervistato regolare liberatoria. Ancora: lo stesso cortometraggio non nasce affatto da uno spunto di Zitara. Nasce dalla nostra esigenza di esprimere un punto di vista radicale ed “altro” entro i termini di quest’anno, nel corso del quale tanto, troppo, si son profuse le stucchevoli e sempre mistificatorie celebrazioni “unitarie”. I riferimenti, nella dedica finale del film, nel titolo e in un cartello, restano postumi alla costruzione filmica e rispondenti all’esigenza di rendere omaggio alla figura intellettuale che più ci ha orientato nell’elaborazione di un punto di vista nostro su queste cose. Un’esigenza etica motivata anche dall’insufficiente rilevanza attribuita, anche in seguito alla sopravvenuta morte, a questo grande teorico del neomeridionalismo. Ma nostro resta il punto di vista e nostro il film, che a titolo del tutto gratuito viene dedicato alla figura di Zitara ed a quella di Ciccio Svelo. In verità, si può dire che tutta la nostra opera, dai primi documentari fino ai lavori più recenti, che forzano questo genere nella direzione di una ricerca espressiva che non si accomoda agli schemi convenzionali, tutti i nostri film insomma sono ispirati da Nicola Zitara, poiché tutti esprimono, in modo ognuno diverso e per diversi aspetti, la nostra visione della condizione storica e sociale della Calabria e delle popolazioni che vi risiedono e tale visione è marcatamente influenzata dallo studio delle opere di Zitara. Marcatamente. Ma non esclusivamente. Vi è Gramsci, vi è Rosario Romeo, prima del maestro di Siderno, e Capecelatro e Carlo, dopo, ed altri ancora e addirittura, passando dalla scientifica trattazione all’arte, Carlo Alianello nel romanzo, Franco Costabile nella Poesia ed Enotrio Pugliese nella pittura, altrettanto importanti testimoni e rivelatori di una storia e di una condizione. Figure queste ultime, Costabile ed Enotrio, cui abbiamo esplicitamente dedicato precedenti documentari pure presentati in festival prestigiosi. Chiariamo subito che tale puntualizzazione non è in nulla spontanea ed anzi intensamente motivata dalle parole, brutte ed offensive, quelle si davvero e del tutto gratuite, con cui ha inteso commentare la nostra opera ed i riconoscimenti da questa conseguiti un’altra parente del nostro maestro putativo: la figlia Lidia, in totale ed evidente contraddizione con le dichiarazioni della madre. Non ripetiamo qui gli argomenti della signora Lidia Zitara, per ragioni di economia e consapevoli della nostra colpevole tendenza, ancorché benintenzionati, ad essere prolissi. Rimandiamo pertanto chi fosse interessato al link:http://www.scirocconews.it/index.php/2011/09/19/zitara-in-attesa-dellavvento-potevate-almeno-dircelo/ Risponderemo invece punto per punto agli addebiti che la stessa ci muove:
1- Come abbiamo detto, l’opera non è affatto ispirata da Zitara, come invece si può dire lo sia per intero il nostro pensiero. Speriamo non si senta defraudata, la signora, ogni volta che proferiamo parola senza prima renderla partecipe delle nostre considerazioni in qualche modo ispirate dall’illustre genitore. Essa, l’opera filmica, è solamente dedicata, appunto, a Nicola Zitara. Gesto per il quale rivendichiamo la piena legittimità anche in mancanza di previa comunicazione ai congiunti. Un omaggio cui nessuno ci obbligava e cui tuttavia abbiamo dato in ogni contesto, compresa appunto la premiazione, la massima pubblicità. Se, ancora, la signora pensa che si tratti di un film sul padre, sulla sua figura o sul suo pensiero, che questo contenga parti della suddetta intervista ovvero che in esso siano utilizzate parti della sua pregiata opera intellettuale, riconduciamo tutto a banale equivoco ed insieme, ci sia concesso di dirlo, alla superficialità di chi si lascia muovere ad una tal scomposta reazione senza prima rendersi pienamente edotta della materia. Se invece, come sembra, la signora contesta la legittimità anche solo di parafrasare il titolo di uno scritto del teorico, appunto quell’ “in attesa dell’avvento” che al film dà un titolo per nostra volontà, torniamo a rivendicare il nostro diritto;
2- Non ci risulta usurpazione dal riconoscere platealmente un debito teorico attraverso suddetta parafrasi né di levare diritto alcuno alla discendenza operando il detto omaggio senza prima adoperarsi a propedeutica avvertenza. In cosa poi questo rappresenti un operare in “segretezza” o peggio “metterlo in quel posto” a chicchessia, non ci è dato capire.
Infine, se negli ultimi tempi non fossimo presi dalla convulsione degli impegni, avremmo spontaneamente e gratuitamente già inviato copia del film alle interessate, come faremo e come è nostro costume fare in generale verso chiunque ce lo chieda o sia in qualunque modo coinvolto nella nostra opera. Regole di buona condotta cui pure la signora Zitara non ottempera affatto, lanciandoci accuse gratuite ed offensive per le quali ci aspettiamo pronte le scuse. Altra cosa sarebbe se il nome del congiunto fosse associato ad opera che fa propaganda di idee opposte alle sue. In considerazione di ciò, ci disponiamo a ricevere ed accettare le sue scuse non appena si sia resa conto, presa visione del film, che nessuno, assolutamente nessuno, comportamento lesivo dei suoi diritti, della sua persona e tantomeno della memoria del congiunto, ha ella ragione di addebitarci, e che invece così temerariamente e pubblicamente ci addebita. E sia detto per inciso: nelle parole in libertà profuse a nostro danno, la signora Zitara azzarda anche una valutazione sulla sezione del festival alla quale abbiamo partecipato. Non per spirito d’autocelebrazione ma per rendere giustizia ai professionisti che a quella sezione lavorano, ci preme chiarire come tra le sezioni del festival che affiancano il concorso principale – “controcampo italiano”, “giornate degli autori”… – Orizzonti è forse la più prestigiosa in quanto sezione internazionale dedicata al cinema di ricerca – una volta si usava il termine avanguardia – cui quest’anno ha partecipato e vinto una gloria del cinema contemporaneo mondiale come Shinya Tsukamoto e alla cui giuria ha preso parte in veste di presidente uno dei vertici della cinematografia contemporanea nella persona di Jia Zhang-Ke. L’ignoranza è una brutta bestia, soprattutto quando si consideri tale non tanto l’incolpevole sconoscenza di cose che esulano dal proprio seminato quanto l’uso barbaro di parametrare importanza e valore di persone e cose in base alla quantità di flash e ribalte che a queste dedica il sensazionalismo spettacolare. Detto ciò, resta molto grave e terribilmente lesivo della nostra immagine l’attribuirci scorrettezze ed irriconoscenze verso chi è coinvolto o collabora con noi nella realizzazione dei film, cosa che non riguarda comunque la signora Zitara. Elemento distintivo e fondamentale del nostro metodo è infatti il rispetto con cui ci relazioniamo sempre alle persone ed ai territori, che tra l’altro sono sempre gli stessi e segnatamente quelli di Nicotera Marina e dintorni e di quante e quanti vi dimorano. Ci mortifica e ci fa rabbia pertanto che tale infamante accusa venga rivolta proprio a noi che realizziamo i nostri film senza contributo economico alcuno da parte di chicchessia e senza nessun guadagno, che pure sarebbe legittimo, cosa rimasta vera anche dopo il premio di Venezia che non accompagna alla gloria alcun contenuto pecuniario. L’unico reale guadagno di cui possiamo sempre giovarci attraverso la realizzazione dei nostri film è proprio quello della ricchezza umana che ci viene dalla relazione con chi è coinvolto con noi all’opera e dall’approfondimento del rapporto, di amicizia e collaborazione insieme, che viene ad ogni nuova esperienza comune. Muove a scandalo, quindi, leggere il titolo con cui Calabria Ora ha dato pubblicità alle dichiarazioni della signora Zitara: “Due registi dalla memoria troppo corta”. Ancora più vergognoso lo stigma con cui ci segna, mettendo a didascalia di una nostra foto la parola “irriconoscenti”. Tanto più che si menzionano le dichiarazioni infamanti della figlia omettendo consapevolmente quelle opposte della madre. Fin qui stando all’evidenza delle parole scritte. Quando poi si consideri che a questo episodio dai tratti di sordido gossip si è voluta dare molta più enfasi che non alla notizia della premiazione, con un titolo dalle dimensioni tre volte superiori, posizionato nel taglio alto, quando l’altro veniva relegato in basso alla pagina… Quando si consideri la moderazione con cui il giornale ha reso conto della nostra partecipazione e vittoria al più importante festival del cinema d’Italia, quando su altre e ben meno significative opere ed occasioni si sprecano intere pagine, fiumi d’inchiostro e quantità di foto… Allora viene difficile non pensare che alla “svista” della signora Zitara si sia sommata una malafede giornalistica dal movente a noi sconosciuto. Restiamo però disposti al beneficio del dubbio e pronti a ritrovarci smentiti qualora la testata medesima decidesse di chiederci scusa e di pubblicare questa nostra nota di chiarimento, che alla stessa trasmettiamo in forma ridotta, con l’opportuna e doverosa enfasi, in ogni caso non inferiore a quella data alle panzane della signora Zitara.
Felice D’Agostino
Arturo Lavorato
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