
ROMA - Ruotera' tutto intorno a quel 5% indicato da Italo Bocchino. A quella quota percentuale di dissenso dei finiani sui cinque punti programmatici presentati dal premier per rilanciare l'azione di governo: federalismo, sud, giustizia, sicurezza e fisco. Seppur minimo in termini assoluti, il peso specifico di questo 5% e' infatti notevole, perche' coincidente con il capitolo in cima alle priorita' di palazzo Chigi: la giustizia. Un dossier sul quale, come ha piu' volte ribadito il suo capogruppo alla Camera, Futuro e Liberta' vuole discutere nel merito. Saranno dunque anche le Commissioni (qualora s'incassi in Aula la fiducia sulla mozione che sara' presentata dai capigruppo Pdl), nello specifico quella Giustizia, a far da cartina di tornasole sulla tenuta del governo e sul delicato equilibrio interno alla maggioranza. E con la scissione di fatto tra berlusconiani e finiani - nonostante ci sia ancora chi lavora ad un'improbabile ricomposizione - rischiano di trasformarsi in permanenti forche caudine, sotto le quali far transitare ogni provvedimento gia' vistato dal Pdl. I numeri, intanto, dicono che le 'truppe' di Fini controllano posti chiave in commissioni importanti, in particolare alla Camera (''I numeri dicono questo'', commenta il moderato Silvano Moffa, finiano doc e alla guida a Montecitorio di quella Lavoro) e a conti fatti dispongono di munizioni sufficienti per minacciare una vera e propria guerra di logoramento. Ma il vero fortino degli uomini della terza carica dello Stato si trova in commissione Giustizia. Presieduta dalla fedelissima Giulia Bongiorno, che ha gia' dato prova della 'potenza di fuoco' della compagine finiana in occasione dell'esame del ddl intercettazioni, uscito ''completamente stravolto'' - come ha puntualizzato non a caso Silvio Berlusconi - rispetto agli originari intenti del capo del governo. Potenza di fuoco contro la quale si dovranno scontrare i provvedimenti sulla giustizia ritenuti ''indispensabili'' dal Cavaliere (anche oggi, vertice a palazzo Grazioli con il Gardasigilli, Angelino Alfano, e l'avvocato Niccolo' Ghedini), ma che a Fini piacciono poco o per nulla: vedi l'attuale schema del processo breve.