di Don Antonino Denisi - www.gazzettadelsud.it – Estate 2009. A Gambarie sarà ricordata per il concerto di ferragosto tenuto da Vinicio Capossela, nato ad Hannover da genitori italiani di origine irpina. Il cantautore, lanciato negli anni ‘90 da Francesco Guccini, è entrato nei circuiti underground con una musica febbrile e complessa del genere jazz-pop-folk; oggi le sue canzoni rappresentano melodie familiari, ritmi popolari, ballate liquide, blues sporchi pieni di clangori e cupe progressioni sonore. La voce è ruvida come una grattugia, lo stile appartiene a un randagismo musicale che si nutre di visioni surreali e personaggi balzani, canzoni immaginarie e tecniche aerostatiche, insomma un divertissement esotico da Maharaja orientale.
La sua celebrità è testimoniata dai 417.000 siti come risulta da una ricerca su Google, ma anche dal suo cachet che si avvicina ai 50.000 euro ad esibizione.
Tornando alla manifestazione ferragostana di questo figlio di emigrati meridionali, bisogna dare atto agli amministratori di Santo Stefano, ed in particolare al sindaco, che la serata ha rappresentato un successo, sia per la partecipazione che per lo svolgimento indenne da inconvenienti soliti a verificarsi in simili circostanze. Gambarie non aveva, forse, mai visto in passato tanta gente. La perla dell’Aspromonte è stata conquistata da almeno 10.000 spettatori oltre gli abituali frequentatori estivi.
Significativa è stata la presenza di giovani e giovanissimi provenienti dalla Sicilia orientale, ma soprattutto dall’area metropolitana reggina, richiamati dal personaggio che per i suoi fans rappresenta un vero idolo. Difatti i clubs organizzati, che nelle rimanenti ore della notte si sono accampati sulle balze di Cucullaro, sono affluiti fin dal primo pomeriggio. In verità , non so quanti di quelle migliaia di spettatori abbiano avuto tempo e desiderio per ammirare le bellezze naturali di Gambarie.
È stata una notte di musica e di follia, durante la quale molti dei fans hanno fatto il pieno di emozioni, abbuffandosi dei ritmi musicali, e non solo di essi, in una specie di identificazione mistica con il personaggio idolatrato del mito sognato e finalmente vissuto di presenza. Non per nulla dopo l’happening sulla piazza, disseminata di cocci vitrei, aleggiavano miasmi bacchici, prontamente fatti scomparire da squadre di rincalzo, mentre i soggetti barcollanti defluivano scortati da un solerte servizio d’ordine.
Agli organizzatori un suggerimento non certo moralistico: che per i prossimi anni, anche in simili occasioni, sia rispettato il buon nome della rinomata località turistica, nonché le tradizioni culturali della nostra gente. Se non sarà possibile trovare un personaggio che trasmetta valori autentici, che almeno non contamini l’ambiente con disvalori di un giovanilismo di cui siamo disposti a fare volentieri a meno.
