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Il Grande Bluff del Decreto Romani

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Martedì 16 Febbraio 2010 10:54
L’attuale governo inopinatamente e con poche competenze in tema, continua ad emanare decreti che vanno a colpire direttamente la libertà del web. Dopo il Ddl Pecorella e l’inaudito emendamento D’Alia; il 17 dicembre scorso è stato presentato il Decreto Romani, recependo e forzando una direttiva dell’Unione Europea, che mira ad evitare le distorsioni del mercato dei contenuti multimediali. Volontariamente il legislatore italiano, ha preso al balzo l’atto europeo, e colpisce non solo chi produce “abusivamente contenuti multimediali”, ma anche il semplice appassionato che utilizza blog amatorialmente. Sul web si è scatenata ...

L’attuale governo inopinatamente e con poche competenze in tema, continua ad emanare decreti che vanno a colpire direttamente la libertà del web. Dopo il Ddl Pecorella e l’inaudito emendamento D’Alia; il 17 dicembre scorso è stato presentato il Decreto Romani, recependo e forzando una direttiva dell’Unione Europea, che mira ad evitare le distorsioni del mercato dei contenuti multimediali.

Volontariamente il legislatore italiano, ha preso al balzo l’atto europeo, e colpisce non solo chi produce “abusivamente contenuti multimediali”, ma anche il semplice appassionato che utilizza blog amatorialmente. Sul web si è scatenata la protesta, naturalmente neanche minimamente evidenziata dai media mainstream e, non per ultimo, addirittura il colosso Google si è schierato contro questa legge.

La direttiva 2007/65 CE dell’11 dicembre 2007, nasce con lo spirito di regolarizzare i servizi tradizionali in contrapposizione a servizi a richiesta(on demand). A livello web si stabilisce che col termine servizio di media audiovisivo non si comprendono le attività non economiche e che non sono in concorrenza diretta con la radiodiffusione, quali i siti internet privati e i contenuti audiovisi prodotti da utenti privati. In europa sono particolarmente diffuse le web TV, quindi problemi non ne esistono. E’ abbastanza chiaro e limpido come, a livello comunitario, gli user generated content dovrebbero restare estranei alla norma, in quanto contenuti generati da utenti privati.

In Italia il settore delle TV via internet non è per nulla chiaro, non è sviluppato quasi per nulla a vantaggio delle tv satellitari. Da questo bisogna partire per capire la confusione e le incongruenze di questo decreto, che svia anche la direttiva stessa, parlando di “attività economica” o di “servizi veicolati tramite internet con immagini animate”.

Starebbe a significare che vien considerato contenuto audiovisivo anche un articolo di blog che prende un video da un sito che non è un media audiovisivo. Abbastanza confusa e con estremi rischi interpretativi.

Vien fatto un attacco poco velato a Sky (a cui taglia la pubblicità) e alla rete soprattutto quando le disposizioni del Decreto stabiliscono che le dirette e i contenuti streaming verranno equiparati alle dirette televisive, quindi soggette a particolari autorizzazioni. Tale Decreto prevede l’inserimento di tali norme all’interno del Testo Unico sulla Radiotelevisioni D. lv. 177/05.

Nelle ultime settimane se ne sta discutendo animatamente e si scorgono all’orizzonte modifiche ulteriori a questo schema di Decreto Legislativo n. 169 del 13 gennaio 2010, vista l’ambiguitĂ  del testo fin ora elaborato. Molto discusso giĂ  dall’art. 4 comma 1 punto a), che prevede : “fermo restando che rientrano nella predetta definizione (ovvero sono servizi di media audiovisivo, ndr) i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale“.

Qui si rischia la confusione per l’interprete, perché può avere una duplice visione: la prima, che il legislatore non conoscendo bene l’argomento, possa scrivere una norma confusionaria (per non dire assurda nella parte che parla addirittura di incidentalità del contenuto); la seconda ipotesi è che scientemente il legislatore con questo intruglio normativo, vuol far rientrare i videoblog all’interno di una regolamentazione di media televisivi e conseguentemente la maggior parte di essi, non avendo fondi per permettersi tale adeguamento, sarebbero destinati alla chiusura o all’illegalità.

Altro problema riguarderebbe gli User generated Content laddove gli utenti inseriscono video privati. Secondo il decreto, in Italia queste piattaforme UGC, Youtube in testa, sarebbero da considerare grandi TV, anche se su questo punto si è annunciata una marcia indietro del governo e il web non verrebbe intacccato.

Interessante inoltre il nuovo ruolo che viene conferito all’AGCOM all’interno dell’ art. 6 comma 3. L’AutoritĂ  garante delle comunicazioni, con l’entrata in vigore di questo decreto, diverrebbe l’arbitro di ciò che deve o non deve essere autorizzato su internet e tutti i videoblog saranno esaminati preventivamente o oscurati dopo una valutazione “soggettiva e politica”, visto che i componenti di tale commissione sono politici per professione e non tecnici. Nello stesso articolo al comma secondo, inoltre, viene rafforzato il diritto d’autore, quando viene detto : “ … astenendosi dal trasmettere, ritrasmettere o mettere comunque a disposizione degli utenti – su qualsiasi piattaforma (digitale, satellitare, IPTV) e qualunque sia la tipologia di servizio offerto.– programmi o parti di essi oggetto di diritti di proprietĂ  intellettuale di terzi, senza il consenso dei titolari dei diritti, e salve le disposizioni in materia di brevi estratti di cronaca (di cui al successivo articolo 8 dello schema di decreto)”.

In parole povere per pubblicare una qualsiasi notizia o video ci sarà bisogno di un autorizzazione dell’autore, in caso non ci sia questa, viene reso direttamente responsabile il “fornitore di servizi audiovisivi”.

Il risultato in primis sarebbe la chiusura dei piccoli blog e il trasferimento di sede all’estero dei videoblog più grossi.

Tutto ciò fa riflettere in questo momento, in cui è in corso una dura causa tra Google e Mediaset, in cui Google afferma di non essere media televisivo ma essenzialmente un intermediario, farebbe pensare quasi ad un intimidazione indiretta al colosso del web.

Credo che finirĂ  tutto in una bolla di sapone e con una pesante revisione nelle parti fondamentali di tale decreto; imbavagliare totalmente il web con questo atto legislativo, significherebbe una netta diminuizione degli introiti, soprattutto pubblicitari dei privati che operano sul web. A livello europeo sarebbe un passo indietro clamoroso per il nostro paese.

Sarebbe meglio sviluppare web tv e fare investimenti nel settore delle nuove tecnologie della comunicazione, che lasciar scrivere a ministri e poltronisti leggi in materie di cui ne sanno realmente poco!

Gimes

Fonti:

Decreto Romani

Direttiva 2007/65 CE

Elvira Berlingieri, Decreto Romani e dubbi interpretativi

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Tag: censura, contenuti, decreto, radio aut, romani, sky, web, youtube

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