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Il lavoro e la crisi: una storia che racconta una parte della gioventù italiana

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Mercoledì 26 Ottobre 2011 15:08
Sarà un autunno bollente. Alcuni lo ripetono come una minaccia, altri se lo augurano sperando in una stagione di grande fermento che possa farci intravedere una via d’uscita. Il 15 ottobre Roma è stata invasa. La violenza era prevista, prevedibile, forse inevitabile e tutto sommato contestualizzabile in un momento storico cruciale per l’Italia e per l’occidente. Il sistema economico vincente, l’unico sopravvissuto al Muro di Berlino, considerato quasi la perfetta forma organizzativa dell’uomo e delle sue attività, oggi è in profonda crisi. E questa crisi, generata nelle stanze alienanti della finanza e propagatasi in tutti i settori economici e produttivi, incide fortemente e ulteriormente sul mondo del lavoro, già da tempo...



Sarà un autunno bollente. Alcuni lo ripetono come una minaccia, altri se lo augurano sperando in una stagione di grande fermento che possa farci intravedere una via d’uscita.

Il 15 ottobre Roma è stata invasa. La violenza era prevista, prevedibile, forse inevitabile e tutto sommato contestualizzabile in un momento storico cruciale per l’Italia e per l’occidente.

Il sistema economico vincente, l’unico sopravvissuto al Muro di Berlino, considerato quasi la perfetta forma organizzativa dell’uomo e delle sue attività, oggi è in profonda crisi. E questa crisi, generata nelle stanze alienanti della finanza e propagatasi in tutti i settori economici e produttivi, incide fortemente e ulteriormente sul mondo del lavoro, già da tempo in trasformazione.

I rapporti tra chi offre e chi presta lavoro non trovano più una chiara configurazione come accadeva fino a qualche decennio fa. Quella del lavoro è una vera piaga, che vede un’intera generazione con le spalle al muro, ma con un muro anche di fronte, che sbarra qualsiasi orizzonte.

Parlare di lavoro, di nuove e innovative forme di contratto, di precarietà e di disoccupazione è cosa ambiziosa e impraticabile all’interno di un articolo, fosse anche questo di dimensioni enciclopediche.

Sulle pagine di Liberareggio alcuni miei colleghi hanno spesso argomentato in materia, con contributi autorevoli e interessanti, ma ciò su cui vorrei focalizzaste la vostra attenzione, adesso, non è questo aspetto.

Voglio invece raccontare una storia, una tra migliaia. Una storia nella quale tanti potranno riconoscersi, altri no.

Ho “rapito†una discussione via e-mail tra un candidato ad una “posizione aperta†in un’azienda e un datore di lavoro. Mi è sembrato un confronto molto stimolante, soprattutto dal punto di vista umano, e parecchio eloquente dal punto di vista sociale.

Questo breve ma intenso rapporto telematico tra due figure importantissime del nostro sistema sociale ci invita a riflettere su vari problemi scottanti: la mancanza di lavoro, l’esuberanza dei giovani qualificati, il sistema universitario, gli squilibri interni ad una Nazione e il fenomeno della migrazione interna. Ma anche la totale inadeguatezza di una struttura legislativa che disciplina gli aspetti del lavoro, non riuscendo a favorire, in pratica, né le imprese a scapito dei giovani, né i giovani a scapito delle imprese. Sempre ammesso che debba verificarsi solo una delle due situazioni.

Non tutti i giovani hanno avuto, hanno o avranno lo stesso percorso del nostro “candidatoâ€. Alcuni hanno la fortuna di trovare da subito un impiego dignitoso, altri transiteranno attraverso una consistente fase di precariato per poi stabilizzarsi, altri ancora faticheranno a lungo sperando di farcela, prima o poi.

Questa storia non rappresenta i giovani di oggi, laureati, preparati e in cerca di lavoro. Questa storia è solo uno spunto di discussione. Si tratta di un giovane “ordinarioâ€, quindi non raccomandato, non privilegiato, non ricco e con un percorso formativo tutto sommato abbastanza diffuso, oggi.

Spero che questo mio pezzo riuscirà a creare polemiche, a far schierare alcuni dalla parte del datore di lavoro, altri dalla parte del candidato. Altri preferiranno mantenere una posizione di equidistanza.

ANNUNCIO DI LAVORO SU INTERNET (15/06/2011)
Si offre, in azienda affermata e operante nel campo della consulenza, opportunità di impiego in un ambiente dinamico e stimolante, con possibilità di carriera.
Sono richiesti: laurea specialistica di secondo livello, master, disponibilità a trasferirsi, buona conoscenza del computer.
Per candidarsi inviare il proprio curriculum vitae con una lettera di presentazione all’indirizzo e-mail:  impresa@italia.it

IMPRESA (6/10/2011)
From: impresa@italia.it
To: candidato@italia.it
Con la presente la informiamo che il su curriculum vitae è stato uno dei selezionati dalla nostra direzione.
Il giorno sabato 08/10/2011 alle ore 11: 00 è stato fissato il suo colloquio presso la nostra sede a Verona.
Saluti.

Dott. Imprenditore
Impresa Tal dei Tali
Via dell’Unità d’Italia 61
Verona
Tel./Fax 000 000000   www.impresa.it   impresa@italia.it
P.IVA e C.F. 06926380319
Desideriamo informarLa che i dati in nostro possesso sono trattati secondo le indicazioni del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 («Codice in materia di protezione dei dati personali»).

CANDIDATO (6/10/2011)
From: candidato@italia.it
To: impresa@italia.it

Buongiorno
In merito al mio colloquio fissato per sabato presso la vostra sede, vorrei avere qualche maggiore delucidazione. Le chiedo questo per il semplice fatto che sto facendo molti colloqui in giro per l’Italia e dunque occorre che io mi organizzi nel miglior modo possibile.
Ringrazio anticipatamente per la disponibilità

Candidato

IMPRESA (7/10/2011)
From: impresa@italia.it
To: candidato@italia.it

Gentile candidato
Avremo modo di illustrarle tutto durante il colloquio.
Distinti Saluti

Dott. Imprenditore
Impresa Tal dei Tali
Via dell’Unità d’Italia 61
Verona
Tel./Fax 000 000000   www.impresa.it   impresa@italia.it
P.IVA e C.F. 06926380319
Desideriamo informarLa che i dati in nostro possesso sono trattati secondo le indicazioni del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 («Codice in materia di protezione dei dati personali»).

IL COLLOQUIO SI È SVOLTO SABATO 8 OTTOBRE 2011.

IMPRESA (13/10/2011)
From: impresa@italia.it
To: candidato@italia.it

La preghiamo di voler prendere visione di quanto segue.
Gentile candidato,
desideriamo innanzitutto ringraziarla per aver accettato di presentarsi presso la nostra società.
Abbiamo apprezzato l’opportunità di poterla incontrare e approfondire la conoscenza dei suoi interessi.
Dopo un’ attenta considerazione del suo colloquio, siamo però spiacenti di doverLa informare che abbiamo rivolto l’attenzione verso un altro candidato, il cui profilo risulta più idoneo e più conveniente.
Tuttavia,  Le garantiamo che il suo curriculum verrà da noi conservato e sarà nostro interesse contattarLa  nel caso si verificasse l’apertura di una nuova posizione i cui requisiti siano particolarmente corrispondenti alle sue caratteristiche.
La ringraziamo per il suo interessamento e con l’occasione Le porgiamo distinti saluti.

Dott. Imprenditore
Impresa Tal dei Tali
Via dell’Unità d’Italia 61
Verona
Tel./Fax 000 000000   www.impresa.it   impresa@italia.it
P.IVA e C.F. 06926380319

Desideriamo informarLa che i dati in nostro possesso sono trattati secondo le indicazioni del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 («Codice in materia di protezione dei dati personali»).

CANDIDATO (14/10/2011)
From: candidato@italia.it
To: impresa@italia.it

Gentilissimo Imprenditore
Quando sono stato contattato per il colloquio, ho subito accettato di giocarmi questa carta senza avere un minimo di esitazione. Avevo solo chiesto maggiori delucidazioni, ma con esito negativo. Verona è lontana da dove vivo, ma purtroppo occorre attrezzarsi e accettare anche offerte di lavoro lontano da casa. E’ successo a tanti e succederà ancora, ma resta pur sempre la piccola “impresa†su cui investiamo per trovare il lavoro.
Mi ero fatto una vaga idea in testa di cosa avrebbe potuto propormi, ma la mia idea, per quanto cauta e poco ottimistica, era sempre più di ciò che poi in realtà Lei mi ha prospettato.
Mi ha fatto piacere conoscere Verona, e conoscere Lei.
C’è crisi. E’ quello che ci sentiamo dire e che ci ripetiamo spesso. C’è crisi e per questo la prospettiva per un giovane overqualificato è un contratto a progetto da rinnovare per due-tre anni, dopo i quali, forse, si inizierà ad avere uno stipendio dignitoso ed un contratto che offra una parvenza di stabilità. O forse c’è crisi proprio perchè la prospettiva per un giovane overqualificato è un contratto a progetto da rinnovare per due-tre anni, dopo i quali, forse, si inizierà ad avere uno stipendio dignitoso ed un contratto che offra una parvenza di stabilità
Da Marco Biagi in poi si è pensato che aiutare le aziende sarebbe stato l’impulso per la crescita e per l’aumento dell’occupazione. Ma non è bastata la morte di Biagi per capire che probabilmente non siamo sulla giusta strada. La formazione e l’affiancamento diventano un costo ingiustificabile e, quando proprio necessario, ridotto all’osso da soluzioni apparentemente convenienti per le imprese, ma in realtà, dal mio umile punto di vista, nocive per l’intero sistema paese.
Non sarei stato nelle condizioni di trasferirmi a Verona con un’automobile (era una delle condizioni per essere assunto, della quale a mio avviso avreste dovuto informare preventivamente nell’annuncio comparso su internet), prendendo in affitto una stanza, a 30 anni, per un contratto a progetto, simile credo a quelli del call center.
Ma se mi metto nei suoi panni, forse riesco a capire il suo punto di vista. D’altronde lei offre ciò che è lecito offrire, e si muove nell’ambito di ciò che le leggi consentono di fare. Io del mio ci ho messo l’audacia e il rischio. Il rischio…quello che una volta era prerogativa dell’imprenditore, e oggi sempre più viene trasferito a chi cerca lavoro.
E’ il mercato. E per questo dopo varie esperienze lavorative mi sono presentato da lei come se fossi di nuovo al punto di partenza.
Spero che il candidato che avete scelto sarà capace di valorizzare al massimo la sua esperienza precaria, fino a “stabilizzarsi” in un futuro prossimo.
Con la presente non intendo affatto creare una polemica, nè esserle ostile. Ma amo creare rapporti umani, anche con persone che incontrerò una sola volta.
Le auguro buon lavoro e le porgo distinti saluti

Candidato

IMPRESA (18/10/2011)
From: impresa@italia.it
To: candidato@italia.it

Caro Candidato
Le rispondo perché la sua lettera mi ha fatto male e credo sia in realtà molto polemica.
Verona è molto lontana, specialmente per una persona che deve fare molti chilometri dalla Calabria per cercare lavoro e questo lo capisco.
Se Lei si era fatto una certa idea sulla proposta avrebbe potuto verificare i termini telefonicamente chiedendo di potermi contattare!!
Lei si definisce un giovane over qualificato. Over qualificato per cosa? Per il tipo di profilo professionale da noi richiesto? Forse nel breve colloquio da noi avuto non sono stato chiaro sul profilo che noi cercavamo? Potrebbe essere e me ne scuso.
Partendo da questi presupposti la sua formazione professionale ha necessità di 2-3 anni di crescita per essere indipendente e capace di essere remunerativo per la nostra azienda (visto che non siamo un ente di beneficienza). Né lo Stato ci agevola in tal senso in alcun modo.
L’inquadramento più corretto è sicuramente il contratto a progetto.
Veniamo al discorso del rischio!! Lei si lamenta di aver rischiato di suo a venire a Verona per questo incontro!!
Bene, le garantisco che chi rischia oggi siamo noi imprenditori.
Io ed i miei soci questa responsabilità ce la siamo presa e non passa giorno (e le garantisco che anche diverse notti di lavoro e di pensieri) in cui non ci impegnamo a garantire al nostro personale (il cui rapporto umano travalica certamente il rapporto di lavoro) il loro giusto e meritato stipendio.
In un paese perfetto la nostra azienda, che è sana e ogni anno ha un piccolo utile, non sarebbe indebitata per pagare gli stipendi in quanto in Italia il cliente può pagare sostanzialmente quando vuole.
In un paese perfetto non dovrei assumermi il rischio se il cliente non paga di doverlo denunciare e di avere qualcosa, se va bene, dopo 6-8 anni.
In un paese perfetto ogni dipendente non deve rendere almeno il doppio del suo costo altrimenti in caso di controllo fiscale io sono tacciabile di evasione fiscale.
In un paese perfetto non dovrei mettere le firme rispondendo con i miei beni personali per fare degli investimenti in azienda chiedendo soldi alle banche.
In un paese perfetto non avrei acquisito uno stipendio da amministratore i cui contributi sono inferiori a quelli del contratto a progetto per sostenere meglio il flusso finanziario della mia azienda.
In un paese perfetto non dovrei pagare l’IVA prima che il cliente mi paghi indebitando ulteriormente la mia azienda.
In un paese perfetto dovrei pagare le tasse su ciò che ho incassato e non su ciò che presumo di incassare.
In quanto alla morte di Biagi, mi dispiace che lei ne faccia un esempio per comprendere che le cose non vanno: da cristiano credo alla sacralità della vita, e la violenza non è il modo per portare avanti idee diverse da quelle degli altri.
Comunque credo che la sua legge abbia molti meriti non ultimo quello di aver fatto emergere molto lavoro in nero (sempre meglio avere delle tutele, se pur ridotte rispetto alla normale assunzione, che non averne affatto), ma è solo una legge che ha reso più flessibile il mercato del lavoro senza dare un vero impulso alla formazione ed alla crescita professionale, aspetto per il quale in Italia siamo veramente indietro.
In fine, per la cronaca, il candidato che abbiamo assunto è una persona che si sposterà qui da Cagliari (non esattamente dietro l’angolo) e che ha accettato di buon grado le nostre condizioni.

Distinti saluti.

Dott. Imprenditore
Impresa Tal dei Tali
Via dell’Unità d’Italia 61
Verona
Tel./Fax 000 000000   www.impresa.it   impresa@italia.it
P.IVA e C.F. 06926380319
Desideriamo informarLa che i dati in nostro possesso sono trattati secondo le indicazioni del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003 («Codice in materia di protezione dei dati personali»).

CANDIDATO (19/10/2011)
From: candidato@italia.it
To: impresa@italia.it

Gentile Imprenditore,
consideri il mio come un esercizio polemico assolutamente non rivolto a lei in quanto persona.
In giorni di fermento, mi è capitato di scrivere le mie riflessioni al suo indirizzo.
Conosco in parte il senso dell’”impresa”, e concordo con lei sul fatto che  tra burocrazia e pressione fiscale oggi sia abbastanza complesso portare avanti un’attività privata. Rispetto ad un impiego pubblico, e ce lo siamo detti di persona, ha però un maggiore livello di soddisfazione. Ma le leggi e i vincoli dello Stato sono questi, e ce li si deve accollare.
Il fatto è che i rapporti nel mondo del lavoro hanno subìto una tale distorsione che il discorso che lei mi fa in merito al “avrebbe potuto informarsi prima telefonicamente” non reggono.
Oggi siamo tutti laureati, nessuno vuole lavare scale o scaricare legna, tutti ambiamo ad una gratificazione personale, e fare troppe domande per telefono, e glielo dico per esperienza, è controproducente. Siamo tanti, tutti qualificati, ed esattamente sostituibili. Per la legge della domanda e dell’offerta, dunque, valiamo poco più che zero. E il valore ce lo diamo accettando rischi, precarietà, trasferimenti, e talvolta anche sfruttamento, nel senso meno cruento del termine.
Io ho 30 anni, mi sono assunto in pieno la mie responsabilità e so che il mio rischio oggi è girare l’Italia per fare colloqui. Se faccio troppe domande, se mi dimostro puntiglioso, saccente, prevenuto, incerto, ce ne stanno a decine in fila dietro di me. Più giovani, con maggiori possibilità di rischio. D’altro canto i concorsi pubblici li faccio, perchè ognuno di noi è alla ricerca di soddisfazioni differenti, che non necessariamente rientrano nell’ambito del “lavoro” propriamente detto. Ma questo è tutto un altro discorso.
Il lavoro è un diritto, e a parte la retorica, è sul lavoro e sulla sua “umanizzazione” che dovrebbe investire la società, anche in un Paese non perfetto, ma serio.
Lo Stato forse dovrebbe darle la possibilità di pagare un impiegato al quale insegna il lavoro, perchè lei capisce, nessuno è nato con due anni di esperienza pregressa, e a questo punto la situazione si fa delicata! Lei ha fatto benissimo a scegliere un candidato più idoneo e più conveniente, ma in un paese serio, la valutazione dovrebbe essere solo sul primo punto.
Non mi prenda per un indignato (…). Io sono un incazzato! Lo ribadisco e lo dico, argomentandolo, in tutte le sedi, che sia un salotto, o che sia Roma il 15 ottobre. E sono una persona perbene, che rispetta l’idea e la scelta altrui, anche se non la condivide.
Giampaolo Pansa dice che la mia generazione è viziata, ha avuto la mangiatoia bassa e non vuole fare sacrifici. Potrebbe essere vero. Ma nel 1978 mio padre, una volta laureato, ha atteso fino a 30 anni per avere un primo lavoro ma che sapeva sarebbe stato anche l’ultimo. Si è potuto sposare, ha potuto acquistare una casa e oggi, quando io ho problemi, mi aiuta economicamente a fare i colloqui in giro per l’Italia.
A me e a tantissimi altri come me questo non potrà succedere. E io non potrò dare questa garanzia ad un mio ipotetico figlio. E non perchè sono uno sfaccendato, ma perchè non esiste più quel tipo di lavoro. E per me la flessibilità non è affatto un progresso che migliora il sistema, ma un suicidio.
Per “overqualificato” intendo reduce da un percorso di studi che va oltre la laurea specialistica. Sa bene che fino a quindici-venti anni fa non era necessario fare master, contromaster, workshop, corsi a pagamento. Non intendevo affatto dirle che sono pronto a svolgere al meglio il lavoro che Lei richiedeva, anzi le ho chiaramente detto il contrario di persona. E le ho anche detto che per me, imparare a farlo, sarebbe stata un’ottima opportunità.
Mi ha fatto molto piacere confrontarmi con lei, mi dispiace se lei lo ha considerato uno sconclusionato attacco personale, e conosco benissimo punti di forza e punti di debolezza della mia posizione di candidato, ma devo fare ciò che è giusto. Devo fare chilometri e chilometri e investire sulla mia “impresaâ€, oggi ardua, di trovare un lavoro. Lei mi dirà ma le leggi e i vincoli dello Stato sono questi, e ce li si deve accollare. Se lo Stato permette gli stage gratuiti, il turn over selvaggio, i contratti a progetto, dobbiamo giocare con queste regole.
Ma la mia posizione sociale è diversa dalla sua, ed io ho rivendicazioni che lei potrebbe non avere.
Esercito un mio dissenso ed esprimo un mio senso critico, e scelgo di farlo non lanciando pietre, ma magari scrivendole e-mail come questa.
Un’ultimissima cosa, riguardante Marco Biagi. Reputo quelle “innovazioni” da lui portate uno dei peggiori disastri sociali degli ultimi tempi, ma è ovvio che qualche aspetto positivo, per qualche categoria sociale, ci sarà stato. Di sicuro più per le imprese che per i giovani. O quantomeno questa è la percezione di un cittadino mediamente informato. E si figuri se gioisco per la morte di un uomo.
Per il resto, le auguro sinceramente un buon lavoro, tante soddisfazioni, e spero che anche per lei a breve ci siano le condizioni per poter lavorare con meno “pressione”.

Con onestà intellettuale e rispetto
Candidato


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