Tra poco partirà la manifestazione degli “incazzados” italiani che, insieme agli “indignados” di tutto il mondo, protestano contro un sistema intero che sta definitivamente degenerando in una governance finanziaria della società con l’abbandono definitivo dei principi e delle norme della democrazia. In un mondo globalizzato ad immagine e somiglianza degli istituti finanziari, dei fondi di investimento transnazionali e delle grandi corporations che sono l’1% della terra il 99% urla a gran voce di voler essere protagonista.
Nei giorni scorsi a Roma, come in tutta Italia, si sono susseguite diverse manifestazioni e iniziative volte a preparare la manifestazione di oggi, 15 ottobre, indetta con un appello planetario alla mobilitazione unitaria. Nella capitale sono attese oltre 200.000 persone e si temono momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine. Le stesse che prendono 1.200 euro al mese e che svolgono ore e ore di straordinari senza sapere quando mai gli verranno pagati e che difendono chi pensa di tagliargli ulteriormente i fondi a disposizione. Nella speranza che gli uomini in divisa comprendano che lottare per i diritti di tutti vuol dire lottare anche per i loro diritti e quelli dei loro figli auspico davvero che la giornata di oggi non sia l’ennesimo giorno di rabbia poco ragionata ma sarebbe stupendo se diventasse la giornata inaugurale di una stagione di mobilitazione unitaria e permanente, costruttiva e decisa che sperimenti concretamente modelli di democrazia diretta.
Nell’attesa di vedere cosa succederà oggi e nei prossimi giorni vi lascio alle immagini degli “acampados” romani di #occupybancaditalia che con le loro tende hanno sperimentato una nuova forma di protesta non più chiusa tra le 4 mura delle facoltà o dei centri sociali ma aperta alla gente, in una pubblica piazza.
foto di Alessio Neri
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