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La Fila alle Poste

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Mercoledì 29 Giugno 2011 13:16
L’argomento è urgente ma nessuno ne parla. Digiti invio chi, negli ultimi mesi, abbia sentito parlare di uno dei problemi più asfissianti ed esistenzialmente claustrofobici del Primo mondo, in un qualsiasi canale mediatico – che, al contrario, offre generosi spazi agli interstizi dell’alluce di Lady Gaga e all’opinionismo cronico di Klaus Davi: la Fila alle Poste non merita questo oscuramento mediatico. Eppure, il mix emotivo che suscita La Fila alle Poste è trasversale all’età, al sesso, alla religione e alla provenienza geografica; questo silenzio non ha scuse: si tratta di un problema universale – benché forse non poi tanto necessario (Cfr Kant). Se possiamo perdonare ai media la prevedibile negligenza (di molto peggio neanche un...



L’argomento è urgente ma nessuno ne parla. Digiti invio chi, negli ultimi mesi, abbia sentito parlare di uno dei problemi più asfissianti ed esistenzialmente claustrofobici del Primo mondo, in un qualsiasi canale mediatico – che, al contrario, offre generosi spazi agli interstizi dell’alluce di Lady Gaga e all’opinionismo cronico di Klaus Davi: la Fila alle Poste non merita questo oscuramento mediatico. Eppure, il mix emotivo che suscita La Fila alle Poste è trasversale all’età, al sesso, alla religione e alla provenienza geografica; questo silenzio non ha scuse: si tratta di un problema universale – benché forse non poi tanto necessario (Cfr Kant).

Se possiamo perdonare ai media la prevedibile negligenza (di molto peggio neanche un cenno), lo stesso non vale per il mondo accademico. Pensiamo non già alle Scienze Economiche o all’Antropologia: finanche la Sociologia, che pure dovrebbe, non si interessa affatto al problema. Mai visti, tra i corsi delle facoltà, programmi sulle “Dinamiche individuali e di gruppo alle Poste” o “Psicopatologia de La Fila alle Poste” o ancora “La Fila: tra conflitto e relazione”. Il gap scientifico è inaccettabile. Godono di incommensurabile dignità accademica le processioni religiose o i gruppi di adolescenti all’uscita da scuola: per La Fila alle Poste nessun ricercatore rischierebbe il proprio assegno di ricerca – la commissione scoppierebbe a ridere.

Eppure bisognerebbe domandarselo, com’è che funziona. Com’è che la gente si riunisce in massa ogni giorno in un luogo giallo – coi sedili contati, che ha persino la sfrontatezza di esibire copie di libri improbabili (fra tutti, Come cucinare i ravioli senza sporcare le pentole o Non pagare le multe in 10 semplici mosse), attraversato dal sottofondo inquietante e ritmato dei Bip dell’avanti il prossimo – per sborsare quattrini. Di fronte a questa domanda crolla l’intera impalcatura della Filosofia Occidentale. Che ha parlato di tutto, ma trascurando per secoli, ingiustificabilmente, le struggenti questioni filosofiche poste da La Fila alle Poste*. (Fra tutte: il numerino è o non è? Qual è la consistenza ontologica del funzionario allo sportello? L’essenza del Bip ne implica anche l’esistenza? Il primo della fila è, in realtà, l’ultimo? Ok, basta).

Ebbene, se non lo fa nessuno, ci pensiamo noi: parliamone. Innanzitutto, focalizzando.

E’ un afoso pomeriggio d’estate in una filiale che per accidente non possiede i condizionatori. La gente accalcata preme rumorosamente, e sudatamente, il pulsante di cui il numerino: “A234” (il tabellone indica “A014”, nda). In realtà il numerino (che strana entità) non conta più e tutto è abbandonato al caso: è una guerra latente di tutti contro tutti (Cfr Hobbes) mascherata da civiltà. C’è un’anziana donna che recita il rosario puntando inavvertitamente i gomiti sul vicino di panca: un disoccupato di 44 anni che sventola nervosamente una copia del Mercatone per farsi aria; fallendo nell’intento – non però quello di spostare microbi. Ma di chi è quella mano che, sbucando dal separé dei conti correnti, preme il pulsante del ventilatore? Perché lei e non noi? Sembra domandarsi un tale spiaccicato – c’è folla – all’angolo adiacente, sventolando anch’esso qualcosa come una lettera dell’Enel, con gli occhi iniettati di fuoco.

Una nuvola di pensieri, oscillanti tra un pacato cosa devo cucinare oggi a un non meno dissimulato vi ammazzo tutti, soffia leggera sulle teste della massa umana che attende, in fila, di aprire il portafogli.

La tensione si taglia con la motosega, peggio quando quel signore stempiato che minaccia di superare il cordone de La Fila alle Poste guarda sottecchi un collega di furbizia, che inaspettatamente manifesta la stessa intenzione. Superare si può.

Sbagliato. Nessuna situazione presenta, più di questa, il più alto potenziale di omicidio. Una giovane imbronciata fissa di rimando il vecchio, come a dire: provaci. Il tasso di aggressività aumenta coi gradi della temperatura. La giovane digrigna i denti, in procinto di azzannare: oggi è stata licenziata, ha litigato col fidanzato e trova ne La Fila alle Poste la tanto bramata occasione di sfogo. Il dibattito non verbale tra la giovane e il vecchio prosegue sullo sfondo maleodorante del sudore collettivo – su cui si staglia un’immagine mistica: i funzionari allo sportello, che cliccano sul mouse trascinando le dita gonfie, gocciolanti misantropia a fiotti. Prelievo di 25 euro dal Libretto. Con la bocca impastata: signorina deve darmi la carta di identità. La signorina non ha la carta di identità. Allora non posso fare niente, arrivederci. Bip. La signorina si scalda: è un’effluvio di bestemmie mascherate da rabbia civile, il tutto al ritmo della masticazione di una Vivident ormai maciullata. Un crescendo sincopato di espressioni come non è possibile faccio la fila da 3 ore – faciti schifu scivolano tra gli origami artisticamente tratti dalle ultime brochure delle Poste: Metti il tuo pacco in buone mani è, accanto a Investi sul tuo futuro! tra i preferiti dell’artista – presumibilmente un impiegato del comune, che tira fuori l’estro in occasione delle scadenze delle bollette. Il lavoro impiegatizio, è noto, nasconde grandi talenti. Ignote eccellenze nelle scienze, nella letteratura, nell’arte, si ritrovano a produrre Bip a vita, affondando lentamente nelle carte, insieme, appunto, al talento.

Ma non distraiamoci: il vecchio di cui sopra è già in pole position. La giovane, a questo punto, lo fa: azzanna. C’ero prima io. No c’ero prima io. Si sposti per cortesia. Non ci penso neanche. Si vergogni. Gentaglia. Chiamo la polizia. Ma che vuole. Le puzza l’alito**. Pugni e cazzotti. La rissa regala al giallo delle Poste una sfumatura più accesa del solito, mentre la città, fuori, prosegue nel tran tran di sempre.

In realtà, finalmente è successo qualcosa. E’ allora che l’angosciante Fila alle Posteä  si trasforma in una commedia esilarante, in un’occasione di svago & sfogo per tutti i malcapitati. Finalmente il disoccupato di 44 anni ha un argomento: può fare squadra con la casalinga di Arghillà – la lagna unisce. Gli occhi si illuminano, il sudore evapora, dal broncio al ghigno divertito delle vittime il passo è finalmente breve.

Che si acciuffino pure.

E mentre qualcuno invoca la presenza del Responsabile – figura mitica, onnipotente, che nessuno ha mai visto ma sempre in qualche modo presente benché clamorosamente assente: sì, proprio così, proprio come Dio – l’anziano coglie l’occasione per rompere il ghiaccio con un’adolescente affondata nell’ultimo sedile a sinistra. Ndi fici cosi nta me vita. Laurai cent’anni (inteso come 30: la c deriva dalla fusione chimica tra la ti e la erre) nde ferrovii. Ndi vitti ggenti i tutti i tipi. Mi rrcordu ancora i quandu…Non lo fermerà niente e nessuno – men che meno quel sopracciglio inarcato (sembrerebbe perplessità) della giovane vittima. “Ormai ha iniziato” – pensa la giovane in preda a un incipiente attacco di panico.

Che tenerezza. Questi umani sono così, un po’ infantili, fanno i capricci, si acciuffano, ma solo perché provano emozioni – questi fastidiosi intralci al funzionamento del Sistema. Sono vivi, eppure, eh sì, devono mettersi-in-fila. Forse, anche chi in questo momento non sta facendo la fila in realtà fa la fila, pensa in un moto di dolore il filosofo ricurvo davanti al tavolino: ah! la vita è un’attesa! (sulla falsariga di la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia di schopenhaueriana memoria).

E’, insomma, una fila a vita. Un attendere infinito, imperterrito e dolorante, che si liberi un posto.

E quando, finalmente, il tanto bramato posto si è liberato – ebbene, è allora che devi pagare.

Denise Celentano

* rima non voluta.

**tratto da una storia vera.

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