Avevo un sogno: fare la giornalista. Sì lo avevo, 11 ore fa ancora lo sentivo pulsare nelle vene quel sogno. Ho preso l’ascensore, sesto piano di un palazzo in centro, alle 8.40 del 13 maggio, la borsa pesante di libri e aspirazioni, dubbi e qualche via d’uscita. Un euro, ho comprato il giornale, è quello che faccio ogni mattina. Un euro non è molto per provare capire cosa accade nel mondo o meglio, nella tua Italia (ammesso che sia tua) mentre studi Storia. Il mio giornalaio di fiducia, un ragazzo troppo carino apostrofa la mia giornata con una frase a brucia pelo, inaspettata “Stamattina qualche rivelazione che potrebbe interessarti, buono studio†. Sorrido, impugno la mia penna blu, firmo contro l’articolo 24 della legge 133/2008. Non capisco perché l’Italia mi fa sempre questi scherzetti, ops il governo italiano. Governo?! Sono arrabbiata, profondamente arrabbiata. Pagina 11. Leggo le dichiarazioni di Mentana. Mentana, sì, proprio lui quello di Matrix, l’ex del Tg5. Quello riccio, con il tono di voce prepotente e affascinante, quello che ascolteresti per ore senza mai interromperlo. Ha scritto un’autobiografia “Passionaccia†, credo si voglia riferire a quel sogno lì, quello stesso di cui ho parlato nella prima riga di questo … di questo cosa? Non voglio chiamarlo articolo, non è un articolo, è uno sfogo, l’ultimo. “Così dissi addio a Mediasetâ€. Racconta di tutto, racconta il disagio, racconta la falsità , i giochi loschi dietro la disinformazione che si atteggia ad informazione, racconta il ribrezzo e i brividi di un uomo che una sera si è ritrovato per sbaglio, circondato non dalla “prima linea dell’informazione†ma da una sorta di … comitato elettorale. Era il 2008, era una settimana dopo il trionfo del Cavaliere. Comitato elettorale? Ma stiamo parlando di quel lavoro lì??? Quel lavoro in cui è necessario occhio critico, osservazione, carta e penna? Stiamo parlando di quella professione lì?? Adesso si chiama comitato elettorale, non piu’ ordine di giornalisti. Mi fermo, rifletto, quell’ affermazione mi ha bloccato la mente, i muscoli. Non è possibile. Ma se lo dice Mentana potrebbe anche esserlo. E-mail inviata quella stessa notte, di quella stessa sera “Mi aiuti ad uscire Presidente. Lo farò in punta di piediâ€. Un timore ansioso mi pervade, decido di non continuare la lettura dell’articolo e di andare immediatamente a comprare quell’autobiografia. È qui, sul mio comodino, la osservo. Non ho il coraggio, non ho il coraggio di aprirlo quel libro. Oggi la distruzione di un sogno, ho sempre pensato a quella mia penna blu, rigorosamente blu, e a questo foglio bianco A4, come l’arma, l’arma per eccellenza, l’arma che scava dentro me stessa per far conoscere ad una me stessa l’altra me stessa, l’arma per il pensiero frutto dell’osservazione della realtà , l’arma del non-voglio-convincere-nessuno, l’arma della condivisione democratica. Ho avuto la sensazione di esserne stata privata, è come se quella penna blu non avesse magia, quella magia, la magia che solo uno scritto puo’ provocare. E’ come se quel foglio bianco fosse scarabocchiato, anzi è come se in questo foglio non-scarabocchiato ci fosse un testo, un testo con dei puntini, un testo da completare, ma l’opzione è solo una. Solo ed esclusivamente una.

Twitter
Digg
Del.icio.us
Reddit
TechNotizie
Tuttoblog
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
Notizieflash
OKnotizie
Segnalo