Non è la prima volta che la natura, così come le sue creature, sono costrette ad adattarsi alle impervie condizioni create dall’uomo e dai suoi manufatti, la maggior parte dei quali poco adattabili all’ambiente. Ma il ritrovamento avvenuto nella prima mattinata di venerdì 22 Luglio ha quasi dell’incredibile.
Come ogni mattina i Signori Rodolfo Spanti e Dante Labate, esperti pescatori dilettanti del circolo Posidonia, appartenenti a quella ristretta cerchia di marinai reggini che ancora si divertono a pescare nonostante le recenti e stringenti norme in materia di pesca sportiva e le enormi difficoltà dovute all’assenza di una vera e propria spiaggia a loro disposizione, (serie di eventi che ha già fatto passare la voglia a numerosi pescatori amatoriali) si sono recati per un quotidiano controllo delle loro piccole imbarcazioni su quel che rimane dell’ormai non più rigogliosa, ridente, sconfinata ma storicamente nota cala di Calamizzi, ubicata nel pieno centro della città di Reggio Calabria.
Mentre i due navigati pescatori erano intenti a scrutare l’orizzonte scambiandosi gli ordinari pareri su venti, correnti e tipologia di pesca del periodo, hanno notato delle tracce e, data la loro esperienza, hanno subito intuito che si trattava di una tartaruga. Incuriositi si sono avvicinati e hanno deciso di seguire queste inusuali orme arrivando a scoprire un vero e proprio piccolo teosoro : un nido di tartaruga carretta carretta.
<< Nonostante lo stupore iniziale ci siamo resi subito conto di trovarci di fronte a un evento raro quanto più straordinario in una zona ormai ostile ad avvenimenti del genere>> – ha affermato in seguito il Signor Spanti.
I due uomini con profondo e rispettoso spirito ambientalistico hanno subito deciso di recintare la zona e avvertire tempestivamente le autorità competenti tra le quali la capitaneria di porto locale, Legambiente, gli specialisti locali del gruppo “Tarta Care” dell’Università della Calabria e il WWF.
L’arrivo degli esperti guidati da salvatore Urso per il gruppo Tarta Care e da Nuccio Barillà per Legambiente ha confermato la presenza di ben 90 uova di Caretta caretta la specie di tartaruga marina mediterranea per eccezione e che ormai da diversi anni rischia l’estinzione.
Gli specialisti, oltre a fare immediatamente i complimenti ai due uomini, sia per il ritrovamento che per il modus operandi con il quale hanno gestito la situazione, hanno provveduto alla messa in sicurezza della zona e in seguito hanno prelevato e trasportato con estrema delicatezza le uova nella più sicura e pulita spiaggia di Bova marina, che , assieme a quella di Palizzi, Bruzzano e Brancaleone è una delle mete di nidificazione più ambita dalle tartarughe per quanto riguarda i litorali calabresi.
La notizia assume un carattere ancora più emozionante e rilevante, in quanto questo è il quinto ritrovamento dell’anno, sintomo che le tartarughe Caretta Caretta stanno tornado a nidificare sulle nostre spiagge ma soprattutto segno che l’iniziativa del WWF “Segui le tracce“, nata appunto con lo scopo si sensibilizzare le persone a comunicare celermente eventi di questa portata, ha fatto breccia nell’opinione pubblica .
C0me ha spiegato uno degli esperti in questione, le tartarughe di questa specie, grazie a un dispositivo di imprinting, tornano quasi sempre a nidificare nel luogo in cui sono nate, memorizzando perfettamente le coordinate geografiche di origine . E, a quanto pare, la tartaruga in questione sarebbe nata proprio 25-30 anni fa sulla spiaggia di Calamizzi a quel tempo idonea alla nidificazione della specie..
Spiaggia che, 30 anni fa, meritava di essere chiamata in tal modo e che negli ultimi anni ha perso tutte le sue caratteristiche principali.
Storicamente per gli abitanti reggini la cala di Calamizzi ha sempre avuto una valenza importante, quasi mistica. In antichità era la sede del tempio di Artemide Fascelide, recentemente ritrovato a qualche metro di profondità durante delle immersioni archeologiche nel 2007, nonchè storico porto naturale di Reggio Calabria che il sommo poeta Tuciclide definì “Acrotèrio d’Italia”.
Ora la spiaggia di Calamizzi, o per meglio dire quello che ne rimane, non è altro che un piccolissimo lembo di sabbia mista a macerie, detriti e rifiuti di ogni genere, devastata ancor più dai lentissimi lavori per la costruzione del nuovo Parco Lineare Sud, e ingiustamente infangata da un piano spiaggia di recente progettazione che in nessun modo potrà render giustizia ad un luogo che in passato era uno dei più belli dell’intero litorale men che meno con ulteriori colate di cemento o scarichi fognari a cielo aperto.
Ora capisco la delusione che deve aver provato quella povera tartaruga quando, tornando nella sua spiaggia natale dopo un viaggio di 30 anni nel Mediterraneo, si è trovata di fronte uno scenario che nulla aveva a che fare con il luogo in cui era nata in cui la sabbia è stata sostituita dal cemento e da inerti di ogni genere.
Un luogo in cui comunque ha voluto ostinatamente far nascere i suoi figli lasciando all’uomo un monito di vitale importanza, nonchè un profondo insegnamento che tutti gli amanti della natura non dovrebbero ignorare.
E a pensarci bene è avvenuto lo stesso con noi o per lo meno con quelli della mia generazione che di quella enorme spiaggia, hanno visto soltanto la lenta e progressiva deturpazione.
Carmelo Spanti
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