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L'ennesima razzia longobarda

ReggioCalabria News - Attualità Reggio Calabria
Scritto da Natale Zappalà   
Lunedì 08 Febbraio 2010 02:01
Sospendiamo questa settimana il nostro consueto appuntamento con gli articoli di divulgazione della storia locale per trattare un tema che dovrebbe stare a cuore ai Reggini, ai Calabresi e a tutti i Meridionali in genere: la colossale cospirazione ai danni della riscoperta della nostra identità e delle nostre plurimillenarie radici culturali.

Un complotto che parte da lontano, messo a punto gradualmente, centellinato attraverso l'attuazione delle riforme scolastiche dell'ultimo decennio, volte progressivamente a cancellare dai programmi didattici di scuola superiore lo studio della storia greca e romana, del periodo tardo-antico e alto-medievale.

In sostanza, i liceali (esclusi, probabilmente, quelli del classico, sempre più componente elitaria di un sistema scolastico allo sbando) inizieranno a studiare la Storia a partire dall'età comunale – dal Giuramento di Pontida e dalla guerra fra la Lega Lombarda e il Sacro Romano Impero Germanico - guarda caso la culla della civiltà lombardo-pagana, saltando a piè pari il mondo dell'antichità classica, quel mondo che ci ha visto esportare orgogliosamente la nostra identità, la nostra cultura e il nostro modus vivendi in tutto il Mediterraneo. Niente sapranno i ragazzi della prosperità delle poleis magnogreche e siceliote, niente della vitalità del Mezzogiorno all'interno dei circuiti economici garantiti dalla lunga pax romana, meno che niente dello splendore romeo-bizantino del Sud Italia, omesso dalla manualistica scolastica e scioccamente agganciato alla coeva decadenza economica dell'Europa Continentale, fattori e contingenze che non appartengono alla nostra cultura e alla nostra identità. Dimenticheremo persino la corretta etimologia del termine Italia, un toponimo che anticamente abbracciava la fascia territoriale compresa fra il Lametino e Capo Spartivento, ovvero la punta dello stivale ove si dipana il territorio reggino.

Assistiamo indifferenti all'ennesima razzia della nostra terra già avvilita dagli indiscutibili “mali cronici” (malavita, malasanità, disoccupazione ecc.) che affollano le cronache locali e nazionali, mentre NESSUNO si mobilita per denunciare l'annoso complotto ordito ai nostri danni; e la cosa più avvilente è che NESSUNA voce si leva dal mondo della scuola locale, inspiegabilmente chino sulle scartoffie burocratiche, passivo dinanzi alle direttive promanate dall'alto, direttive troppo spesso sprezzanti della dignità meridionale.

Dove sono i docenti? Dove sono i dirigenti scolastici (Non cito gli studenti perché sicuramente, la maggioranza di essi, starà guardando Uomini e Donne...)? Dobbiamo forse chiedere loro cos'è la Magna Grecia, cos'è la Regginità? Dobbiamo pensare che dei laureati in Lettere, Storia e Filosofia (si spera!) ignorino Anassila, Teagene, Pitagora, Caronda e Zaleuco? Educheremo i figli senza la spina dorsale della MEMORIA, senza coscienza della nostra IDENTITA'?

Che senso ha dunque raccontare di grandezze perdute quando intorno regna sovrana l'indifferenza, mentre rimaniamo attoniti ad attendere le razzie dell'ennesima colmata longobarda?

La Regione Lombardia finanzia produzioni cinematografiche scadenti e strumentalizzate come “Barbarossa” (ne abbiamo già parlato in un precedente quanto inascoltato intervento) o la serie di documentari, altrettanto scadente, inattendibile e politicizzata, nota come “Pazzi per la storia” (ove vengono ricostruite le più “grandi” battaglie combattute dagli eserciti dei Comuni settentrionali), in onda nientemeno che su History Channel; tutte, monumentali, panzane che mirano a giustificare il possesso ab antiquo dell'egemonia politica, culturale ed economica dell'intero stato italiano.

Frattanto noi, che così tante conquiste abbiamo fornito alla civiltà umana, rimaniamo oziosi ed inebetiti ad ingoiare l'ultima serie di bocconi amari. Il poeta reggino Licofrone (Alessandra, v. 1281) avrebbe detto che “Un tal numero di mali insopportabili patiranno quelli che si preparano a distruggere la patria mia”; ma, probabilmente, siamo noi stessi, forti di tal suicida senso di servilismo, a demolire la patria dall'interno, nell'attesa di recidere del tutto quel sottile filo d'anima che ancora ci lega al nostro luogo natio.





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