Lorenzo Reina non è un pastore qualunque. La magia del suo animo la ritrovi in ogni suo gesto, in ogni sua parola. Le attenzioni verso i propri animali e la cura verso il luogo in cui vive ne sono solo un piccolo esempio. La natura sembra gli si schiuda davanti e muova le sue affascinanti gesta.
L’amore per la sua terra sedurrebbe anche il più profano abitante delle città. Nelle sue opere poi si materializza la sua più viva creatività. Da trent’anni, infatti, incidendo la pietra Lorenzo racconta se stesso e ciò che lo circonda. A Santo Stefano Quisquina (Ag), a mille metri d’altezza, incontriamo il suo mondo. Quel mondo in cui, curandosi di asini, pecore e terreni coltivati, Reina realizza tutti i suoi sogni di uomo e artista.
L’esordio da pastore non è dei più semplici: a soli nove anni un infortunio al padre gli impone la cura della fattoria. È così che, tra l’incertezza per gli studi abbandonati e il disagio nell’intraprendere un lavoro mai eseguito, inizia la sua avventura.
Un piccolo ma già grande uomo che, qualche anno più tardi, pascolando tra le montagne, scopre l’esistenza della creta e si lascia affascinare dalla sua manipolazione. Da allora non smette più di modellare. Lo scultore che è in lui predomina. L’attività artistica prevale sempre più e Lorenzo inizia a dedicarvisi in maniera assoluta. Si allontana dalla fattoria e diviene sempre più un valido e apprezzato scultore. Passano gli anni e accade però che il padre, in punto di morte, gli faccia promettere di riprendere l’attività.
Oggi dunque il patto col genitore lo lega al lavoro pastorale ma Lorenzo Reina è felice. Scolpire la pietra e creare opere di ogni genere in quei luoghi, con la natura che lo osserva e gli indica la strada giusta, è uno straordinario modo per sentirsi libero. La vita in simbiosi con natura e animali è per lui gran fonte d’ispirazione e benessere.
Luogo dell’immaginazione divenuto realtà: la sua fattoria didattica, dove le scolaresche osservano l’operare agricolo, è prova dell’amore per la sua scelta. Gli asini, il latte, la ricotta, le viti, e tutto quello che si può conoscere e apprezzare vivendo e amando quel luogo va oltre la fantasia.
Bisogna respirarne l’atmosfera. Coglierne i linguaggi. Contemplarne gli spazi.
I ritmi caotici della città sono lontani e Lorenzo non ci pensa proprio a cambiare. Anzi continua a costruire, inventare e pensare per la sua terra. Un teatro all’aperto, costruito in vent’anni di lavoro, pietra su pietra, è uno dei suoi capolavori da poco terminati.
Oggi, all’età di cinquant’anni, è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Le sue opere sono commissionate in moltissimi paesi da altrettanti stimatori, ma non sono la fama o il denaro i suoi obiettivi. La libertà di essere se stesso nella sua fattoria è il luogo dell’anima che lo rende davvero vivo. Non ci stupisce perciò che Lorenzo Reina abbia rifiutato l’invito, fattogli personalmente da Vittorio Sgarbi, curatore del padiglione Italia, ad esporre alla Biennale di Venezia 2011. Le sue asine sono in procinto di partorire e vengono prima di qualsiasi mostra.
Andy Gentile
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