Luoghi e non luoghi della memoria
Personale di Teresa D. Ribuffo
A cura di Giuliano Fazzari (performig arts)
presso spazio culturale Nonsense di Reggio Calabria
via Pio XI diramazione privata 33
Vernissage 16 dicembre 2011
20:00
La mostra sarà aperta al pubblico fino 27 dicembre 2011
dalle 16:30 alle 20:00
Tutto respira pienamente.
Non ci sono chiusure.
Non c’è nemmeno pesantezza.
Questa è la dimensione del creare.
Bisogna scorporare le proprie identità, le proprie ideologie per essere davvero nudi,
come bambini, di fronte al nuovo, all’inconsueto.
E’ un percorso a ritroso che la nostra sensibilità percorre ogni qual volta ci troviamo di
fronte a delle opere d’arte.
Guardo i lavori di Teresa.
Hanno tensione e inducono chi osserva ad una intima relazione con l’opera stessa.
Le forme non sono più collocabili anzi si aprono a nuovi scenari.
Qui, le tele, le garze – usate peraltro con molta leggerezza senza scadere in inutili
forzature – non hanno più recinti.
Il quadro non conosce chiusure.
Esce. Diviene altro. Si espande.
Si apre.
La cromaticità esalta questo distacco formale. Come le particelle della luce la sua
pittura scorpora il colore, la tela stessa.
Rinasce.
Stacca. Astrae.
E’ immanente.
E’ sulle vie dell’informale.
E’ una pittura bella e strutturata, armonica, sempre nuova perché la ricerca di Teresa
non ristagna nelle paludi di ciò che ha appreso anzi, lo dimentica.
E’ questo è un dono.
Questo è il paradosso meraviglioso che muove il respiro di un pittore, scultore, poeta,
artista.
Questo è il paradosso di chi vive della propria arte.
Questo e il paradosso che muove le mani ed il cuore di Teresa.
Questa è la sua arte.
Giuliano Fazzari© Performing Arts
Un riesame del Filo di Arianna sembra segnare con modalità remote l’espressione dell’artista Teresa D.
Ribuffo. Il suo labirinto interiore è uno spazio lacerato, un intreccio di forme dove si libera un percorso
che trasforma, arricchendo senza sosta, sia il fruitore che l’opera stessa. La relazione tra la tessitura/
filatura e la natura femminile hanno un aspetto simbolico importante, che si lega alle leggi del rinnovarsi,
della morte, della rinascita, del cambiamento. La Ribuffo evoca gli archetipi mitologici della sintesi e della
trasformazione individuale, in una sorta di narrazione degli aspetti più intimi dell’esistenza. Sostenuta da
una ricerca materica che si fonde con le istintive esigenze cromatiche del processo, si esprime in prove
emozionali che non si accontentano di riferirsi a se stesse, chiamando in gioco un elemento complesso
spesso trascurato dagli autori: lo spettatore. Chi osserva i suoi quadri è, infatti, parte energica e integrante
della stessa opera; e ritrovandosi compromesso dalle trame, aggiunge importanti significati emotivi.
Katia Colica

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