Alla luce della nuova rivoluzione che si sta svolgendo in Egitto per destituire il governo dei militari che non ha dato seguito alle richieste di democrazia.
“Ideas to change the world”
Slogan di forte impatto che ha aperto la seconda edizione del marxism festival ospitato dall’University College of London.
La kermesse ha avuto il suo inizio lo stesso giorno (30 di Giugno ndr) dello sciopero che ha paralizzato il sistema scolastico inglese; stime ufficiali parlano di 750 mila adesioni.
I professori hanno incrociato le braccia per protestare contro la riforma delle pensioni fortemente penalizzante.
La “five days” di dibattiti, musica, cultura, workshop e politica si è conclusa lunedì 5 Luglio con un party serale al Vibe bar in Brick Lane (Dirty Revolution lowkey).
“The arab revolts” – una delle più importanti tematiche trattate non poteva non essere le rivolte che hanno portato i popoli del Nord Africa alla ribellione contro i rispettivi dittatori. Autorevoli speaker si sono alternati nelle varie sessions; ricordiamo gli interventi di Omar Barghouti, Mohamed Tonsi, Sameh Naguib e Tarek Alì.
Ben undici aule hanno ospitato gli incontri che si sono tenuti su sei fasce orarie diverse. Molto interessanti e partecipati sono state le rappresentazioni teatrali e musicali che chiudevano le varie giornate.
Come si diceva momento centrale è stato rappresentato dalle rivolte arabe che hanno infuocato il dibattito in sala. Importanti momenti di discussione su tematiche legate al marxismo contemporaneo hanno toccato l’apice con analisi gramsciane e marxiste; spesse volte con analisi poco oggettive.
Dagli interventi si era subito capito (luglio 2011) che la vera rivoluzione si era compiuta in Egitto (con la cacciata di Hosni Mubarak); interessante il workshop che ha segnato l’utilizzo dei cinguettii di 140 caratteri per la pianificazione e il sostegno alle rivolte. Twitter, è un potentissimo mezzo che può essere utilizzato per sostenere le rivolte e per inviare notizie nuove e instant; il vero contributo dei socialcosi alle società oppresse. Mentre scrivo sto seguendo dei tweet che arrivano direttamente da piazza tahir. Sto vedendo le vie bloccate ed i video delle violenze dei militari. Idee che cambiano il mondo e uomini e donne che muoiono per un futuro diverso.
In una sola giornata ci sono stati 33 morti che hanno fatto crescere la voglia di ribellione e di cambiamento.
Nel luglio 2011 ascoltai Sameh Naguib durante un workshop che aveva proprio come tema la storia della rivolta egiziana delineando i contorni di una nazione decisa nel cambiamento fino in fondo; in poche parole che non si sarebbe arresa facimente.
Beh parole che oggi hanno un peso diverso, la storia ha dato ragione a chi ha continuato a lottare e da quello che ho capito (i convegni erano tutti in inglese) nessun governo egiziano avrà vita facile, il virus della libertà è stato inoculato.
Cosa succederà? Come reagiranno i militari che originariamente hanno contribuito a scacciare Hosni Mubarak?
Probabilmente lo sapremo con un cinguettio di 140 caratteri.
Salvatore Salvaguardia
Per info su twitter #tahir

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