La memoria è coscienza. Può essere dura, pesante. Può far male per l’orrore che non s’estingue e per l’errore non superato, perché non riconosciuto. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è commosso ricordando un proprio viaggio ad Auschwitz. Per quelle lacrime lo abbraccio. Innanzi a quel groppo m’inchino. Ce lo aveva detto Primo Levi: crepi e sia maledetto chi non saprà ricordare. Napolitano s’è giustamente scagliato contro il negazionismo, il negare quel che è stato. Qui, però, le cose si fanno delicate.

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