Gli ultimi provvedimenti del Governo in materia di "crisi economica" fanno tornare alla ribalta la Centrale a Carbone di Saline. La vicenda, che sembrava chiusa nell’autunno scorso, sembra non essere finita.
"Dopo la "vittoria" riportata nel settembre scorso - afferma Federico Curatola, uno dei promotori del Coordinamento No al Carbone a Saline - con il blocco in Conferenza dei Servizi al Ministero, grazie all’impegno della Giunta Regionale che ha fermato l’iter autorizzativo, l’ombra della Centrale a Carbone ritorna sulla nostra Area più silenziosa ma di gran lunga più "pressante".
Curatola ripercorre le varie attività e manifestazioni portate avanti da più parti ed in particolare da tale coordinamento delle associazioni che aveva organizzato alcuni appuntamenti di incontro e discussione della situazione. “A quella vittoria, il nostro Coordinamento ha fortemente contribuito attraverso l’opera di sensibilizzazione realizzata sui territori e la divulgazione del progetto e dei rischi, tanti, che ne conseguono. Se non fosse stato per noi,- ha affermato Federico Curatola - questo territorio, come sempre, sarebbe rimasto all’oscuro di ciò che ai piani alti della politica si decide e si prospetta per esso, come fu per la Liquichimica e per tutto il resto”. Durante la disquisizione, uno dei promotori del Coordinamento No al Carbone a Saline si rivolge nei confronti di chi “oggi esprime la volontà di "dialogare" con la SEI, che dovrebbe convincersi che in questa vicenda non esiste dialogo possibile, perchè anche dialogando il serissimo problema delle emissioni (62 tipi di "veleni") non si può annullare".
Sono convinto che nel silenzio generale, le cose stiano andando avanti e questo "Decreto Anticrisi" sia il contenitore di un escamotage, di un sotterfugio per sfuggire ai vincoli e superare i veti grazie ai quali l’iter in autunno si era bloccato. Va detto però che nel frattempo è passato un anno e nonostante le nostre richieste, la Regione non ha concretizzato o meglio avviato il programma alternativo di sviluppo che era stato annunciato.
Curatola “ribadisce comunque che la SEI, nonostante tutti gli aiuti da parte del Governo, alla fine troverà sempre noi associazioni, noi cittadini a sbarrarle la strada verso la realizzazione della Centrale. Le tante morti di questi mesi, morti giovani, morti assurde, e l’incidenza tumorale in forte aumento sul nostro territorio, indicano che la strada da seguire è quella della bonifica, laddove è possibile, e non quella dell’appesantimento di un quadro clinico già critico, con una presenza imponente e nefasta come sarebbe la Centrale".
Curatola ricorda poi che aggiunge: "Le 12 centrali italiane che utilizzano il carbone contribuiscono solo per il 14% alla produzione elettrica nazionale a fronte di una emissione di anidride carbonica pari al 30% del totale del settore elettrico, con un trend in continua crescita”. “Perciò investire sul Carbone - conclude Federico Curatola - oltre che nocivo è anche sconveniente. Bisogna puntare sulle rinnovabili e sulla ricerca per perfezionare ed abbattere i costi di produzione in linea con la "green economy" varata da Barack Obama e che sta aiutando gli USA ad uscire dalla crisi".
Francesco Iriti


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