COSENZA – Dopo avere consegnato un memoriale di 49 pagine nel 2003 al procuratore nazionale antimafia Enzo Macrì, il collaboratore di giustizia Francesco Fonti, che per primo denunciò l'affondamento di tre navi di veleni, racconta in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore' di aver avuto "esperienze negative con la magistratura lucana e in particolare con la Dda di Potenza". E' il motivo per cui, spiega Fonti, nel libro che ha scritto e che aspetta un editore (le cui bozze 'Il Sole 24 ore' ha potuto leggere), c'è solo un accenno all'affondamento delle navi a largo della Calabria. "Ho pensato che questa storia delle navi affondate non interessasse in realtà più nessuno", afferma. Il pentito della 'Ndrangheta rivela che la regia delle operazioni era dei servizi segreti con i quali aveva rapporti diretti. "A contattare me erano direttamente i servizi segreti italiani che frequento da quando ero giovane affiliato alla 'ndrangheta. Avevo un filo diretto con persone dei servizi che venivano ribattezzate con un nome in codice". Gli incontri spesso si svolgevano a Roma all'Hotel Palace, spiega il pentito, "i servizi spesso mi mettevano a disposizione anche le loro macchine. Ho perfino annotato le loro targhe che ho scritto nel dossier consegnato alla Dna". Fonti rivela che sarebbe in grado di riconoscere le persone che ai magistrati intende fare di nuovo "i nomi e cognomi dei politici che avevano contatti con gli uomini dei servizi segreti che poi si rivolgevano a me e alle altre cosche". E a proposito dei politici Fonti dichiara di aver avuto anche con loro rapporti diretti con "politici nazionali e locali di molti partiti. Con alcuni ero di casa - spiega - loro sapevano chi ero e a me si rivolgevano perché il pacchetto di voti che potevamo garantire era sempre cospicuo. I nomi sarò monotono, sono nel dossier. La maggior parte di loro fa ancora politica".

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