E’ uscito il 26 febbraio, in anticipo rispetto alla data prevista del 1 marzo il nuovo libro del procuratore aggiunto Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso, “La giustizia è una cosa seria”.
Il magistrato è nato a Gerace nel 1956 e membro dell’apparato giudiziario dal 1981 .
Nicola Gratteri nasce in una famiglia di gente “seria” come si dice dalle nostre parti, intendendo per tali le persone che nella vita hanno pensato solo a lavorare e mandare avanti la famiglia tra sacrifici ed avendo come scopo della propria vita il dare ai figli il maggior numero di occasioni possibile mantenendo come costante del quotidiano un radicato senso del rispetto e della discrezione, perfetta antitesi molto più diffusa dei corrispondenti negativi di onore e omertà.
Saranno probabilmente questi valori a quanto si apprende dai vai libri, interviste e convegni del magistrato, a caratterizzarne la vita lavorativa e non.
Gratteri si laurea a Catania, nel giro di quattro anni, periodo in cui dopo essersi reso conto dell’errore fatto non studiando molto negli anni del liceo si dedicherà totalmente allo studio. E’ lui a dichiarare in diverse interviste di essersi costretto spesso in casa al fine di non distogliersi dagli studi. Alla laurea è presente solo il suo coinquilino, e la famiglia seppur orgogliosa non fa grandi festeggiamenti, forse per un senso di pudore e sobrietà morale. Per due anni frequenta lo studio dello zio avvocato e poi vinto il concorso in magistratura decide di rimanere in Calabria, perché questa è la sua terra e qui deve cercare di fare la differenza.
Da allora la sua vita è segnata dall’abnegazione al dovere ed alla giustizia, non per fare un complimento poco originale, ma davvero nelle sue giornate, sotto scorta dall’89, perde la libertà di decidere di se soltanto poiché l’obiettivo che si è prefisso – essere semplicemente onesto e retto nel suo lavoro – comporta questa scelta probabilmente obbligatoria in Calabria ma non per questo normale.
Diventa uno dei maggiori esperti di “ndrangheta”, segue numerose inchieste tra i quali ricordiamo quella per la strage di Duisburg, che fa notare all’Europa la presenza di questa associazione criminale oltre i confini italiani, nonché la più recente “Crimine” che ricorda al nord Italia quanto l’Italia sia unita nel bene e nel male.
Il magistrato Nicola Gratteri, oltre ad i compiti propri della professione che si è scelto, si caratterizza per un ulteriore nota, il fine educativo che egli si pone. E’ cresciuto in un paese della jonica, e da ciò apprende quanto la famiglia in cui si nasce sia importante per la definizione dell’adulto di domani, perché l’ambiente esterno per molti aspetti distorto e purtroppo quasi del tutto privo di istituzioni e/o organizzazioni che, nel caso del fallimento familiare, possano fungere da sostituti in un luogo dove non è facile per un ragazzo sviluppare quel senso critico necessario a distinguere i falsi valori.
Scrive con Antonio Nicaso “Fratelli di sangue”, il primo manuale della ndrangheta nel quale vengono descritti riti e caratteristiche della “società”. Il libro è un successo, racconta per la prima volta, ed in maniera chiara, il funzionamento interno dell’organizzazione perché infondo il principio che lo caratterizza è lo stesso di Borsellino :”Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Si evita di discutere , di nominare, di esprimervi opinioni su ciò al quale si riconosce un qualche rispetto religioso, civile, o personale per il resto delle “patologie” del nostro sistema civile bisogna argomentare e parlare chiaramente per avvicinarsi ai più.
E’ questo lo stile di vita del magistrato che è spesso presente nelle scuole, o in programmi televisivi parlando in maniera chiara, senza fronzoli, termini aulici o abili politicismi, con marcato accento di Gerace e qualche espressione colorita- Dice semplicemente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, perché non esistono “mezze onestà”. Il Magistrato tiene anche delle lezioni per il corso di Economia della criminalità, alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Qui, più che in ogni altro convegno, si nota l’uomo che poco accademicamente ma avendo reale cura, consiglia alle ragazze di uscire meglio con i colleghi coi soldi in tasca contati che col tipo col macchinone. Nonostante il tema non sia propriamente previsto nel programma di studi.
I problemi e le caratteristiche del quotidiano, nelle zone ad alta densità mafiosa, li conosce e li ha visti non da magistrato, e questo si percepisce. Per tutto ciò fin qui detto invitiamo alla lettura del suo nuovo libro, chi più di lui può venirci a dire che “La giustizia è un cosa seria”?
Angela Tripodi
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