Da Saline a Brindisi, da Porto Tolle a Rossano Calabro il grido è uno e uno solo: no al carbone!
Chiaro conciso e lineare!!
Contemporaneamente ad altre città d’Italia, la mattina del 29 ottobre 2011  nello splendido scenario di Saline Joniche , si è svolto il sit-in organizzato dal Coordinamento Associazioni dell’ Area Grecanica.
Quello che si è chiaramente ribadito è un opposizione totale alla centrale, sottolineato anche da un certo numero di delegazioni, accogliendo adesioni anche dalla Svizzera (cantone dei Grigioni) e dalla Colombia, dove attualmente esiste la più grande miniera a cielo aperto di carbone.
Unica nota stonata della mattinata, è stata la quasi totale assenza delle istituzioni locali, data la scarsa partecipazione dei sindaci dell’area interessata. Ma nonostante ciò, la cittadinanza non ha certo mancato di dare il proprio supporto.
I vari interventi che hanno colorito ancor di più la mattinata, hanno posto l’accento su temi come: la difesa del territorio, del turismo, l’impatto economico e soprattutto la difesa della salute, uno dei tasti più dolenti alla quale si andrebbe incontro se questa centrale si dovesse mai realizzare.
La passione con la quale i relatori hanno affrontato tali e tante tematiche, è bastata per accendere interesse e partecipazione costante in tutti i presenti, vigili fino all’ultimo e con tanto di folkloristica ballata di tarantella finale che, diciamocelo, non guasta mai!
La storia di Saline, del suo porto (insabbiato) e dell’ormai baraccone che sorge in riva allo Jonio dura da 40 anni.
La ricetta?? Metti insieme mafia, appalti e subappalti in una grossa ciotola, condisci con abbondante politica e menzogne, il tutto servito freddo e accompagnato da speculazione d’annata, che dal ‘70 ad oggi non ha avuto modo di arrestarsi, il chè rende tutto ancor più succulento e appetitoso …et voilà il risultato è stato: una fabbrica mai funzionante, la Liquichimica, o come si narra, funzionante per un sol giorno, pensata per la produzione di bioproteine provenienti dal petrolio, che sarebbero servite per il nutrimento del bestiame, e che avrebbe potuto apportare grossi danni, per gli effetti cancerogeni, sulla catena alimentare.
Un obbrobrio che ancora sussiste e persiste, e reso ancora più evidente dallo svettare di una torre, visibilissima anche solo percorrendo la statale 106. Negli anni ‘80 la Liquichimica fallisce, mandando i lavoratori a casa con una pensione da fame, ed in seguito verrà rilevata dalla Enichem (che altro non è che l’ENI in versione chimica). Il consorzio SIPI , verso la fine degli anni 90, la rileva a sua volta, rivendendone le parti più pregiate.
Questa realtà ce la trasciniamo dagli anni ‘70, ora, la SEI S.p.a., (un’azienda che a detta del loro sito non fa altro che occuparsi di sostenibilità ambientale, il tutto reso più convincente da una bella foto di un albero verde e rigoglioso), e la Repower (una società svizzera del cantone dei Grigioni, che anch’essa si occupa di energia) mirano, una volta messe le mani sulla Liquichimica, a farne una mirabolante centrale di carbone.
Studi recenti hanno confermato la radioattività delle scorie del carbone e la capacità delle polveri sottili di propagandarsi nel raggio di 50 km, con conseguenze DISASTROSE, che nell’arco di pochi anni porterebbe alla contaminazione di tutto ciò che ne circonda, aria, acqua , uomo, suolo, flora, fauna e mare!
Ed ancora, emissione di co2, altrimenti detta anidride carbonica, responsabile principale dell’effetto serra, che altro non è che la principale causa del riscaldamento globale, motivo principale dello scioglimento dei ghiacciai. Inoltre più e più volte sono stati ribaditi i costi inerenti all’estrazione del carbone, e tutti gli interventi arrivano a concludersi con la medesima affermazione: che il guadagno non riesce neanche a coprire la spesa!
Il dott. Filippo Barreca, pneumologo, ha ricordato alcuni degli elementi cancerogeni che inevitabilmente finirebbero nell’atmosfera e nelle acque, come il polonio, il selenio o il mercurio. Infatti quest’ultimo, proprio a causa della sua nocività , ha fatto si che i termometri a mercurio, appunto, venissero tolti dal commercio. Immaginate un po’ cosa potrebbe significare riversarne a tonnellate nell’atmosfera. Quello di cui si sta parlando è il cancro! Cancro alla gola, alla vescica e al colon e il cielo solo sa cos’altro!
Stefano Ciafani (rappresentante Legambiente) condanna il carbone come una scelta assolutamente deprecabile, e ricorda che un grande paese come la Germania, abbia fatto non “una sceltaâ€, bensì “LA SCELTAâ€. Cioè quella di abbandonare sia il nucleare che il carbone, e nell’arco dei prossimi 40 anni si ripropone una totale conversione all’energie rinnovabili, che hanno reso qualcosa come 400mila posti in più di lavoro, circa 3 volte superiore a quello che offre oggi il mercato dell’auto.
Uno degli interventi che più hanno catalizzato l’attenzione, è stato quello della rappresentate della Colombia, Karmen Ramirez Boscan. Appartenente alla tribù dei Wayoo, ha denunciato senza timore alcuno, che nella propria terra, lo sfruttamento delle risorse del carbone è una realtà davvero drammatica e supporta guerre armate da 60 anni, e solo nella sua famiglia di lutti se ne possono contare ben 27. In questa miniera, che vogliamo ricordare essere la più grande al mondo, si estraggono tra i 22 e i 30 milioni di tonnellate, e la vogliono espandere a 60 milioni, e parte di questi servirebbero per la nascita della nostra centrale di Saline. Da qui l’appello a non supportare questa pazzia, un pazzia che sta facendo lentamente scomparire il suo popolo, e che al di la di questo, vorrebbe dire malattie, distruzione e il continuo controllo da parte di chi, di certo, non vuole sviluppo e benessere per questa terra. L’invito finale è quasi una preghiera che vorrebbe più rispetto per questa nostra Madre Terra, una donna continuamente violentata dai suoi stessi figli. La ricchezza inoltre, afferma la Boscan, non risiede nel denaro, ma nel vento, nell’oceano e nel sole.
Questo anche il tema dell’intervento del rappresentante del movimento 5 stelle il dott. Salvatore Salvaguardia, che con pochi ed elementari riferimenti  ha ulteriormente ribadito che sistemi alternativi ed eco-sostenibili, come ad esempio, produrre della bioplastica semplicemente dagli scarti degli zuccherifici, non sono certo fantascienza.
Uno sviluppo concreto è possibile, necessitiamo solo di volontà !
Non dimentichiamo di citare presenze come il wwf, il C.S.O.A. Cartella, i sindacati con Cgil e Usb, il collettivo UNI.rc, associazioni come la BandaFalò, sempre in prima linea quando si parla di difesa del territorio ed infine l’associazione Rotaluna For Change, che hanno ulteriormente colorato la mattinata a suon di tarantella.
La conclusione che non ci stancheremo mai di ribadire è che il carbone avvelena, non conviene economicamente e non farebbe altro che ingrassare gente senza scrupoli, che di certo non teme, sulla propria coscienza, il peso del destino e del futuro di tante vite, che semplicemente pretende un lavoro pulito e libero da qualsivoglia gioco di potere inflitto dall’alto!
articolo e foto di Claudia Toscano
Fonti:
MDA, movimento difesa ambientale 6 ottobre 2011 n°22

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