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Noi e gli altri tra fiducia e paura

ReggioCalabria News - Appuntamenti Oggi Reggio Calabria
Scritto da Libera Reggio   
Mercoledì 09 Dicembre 2009 11:26
In ogni cosa che noi facciamo riponiamo fiducia in ciò che ci circonda, comprese le persone. Ogni volta che prendiamo la nostra bici, il motorino o l’automobile e percorriamo delle strade in cui circolano altre persone con altri mezzi, implicitamente, ad ogni metro percorso riponiamo fiducia in ciò che ci sta attorno. Proseguiamo per la nostra strada controllando che le persone che vengono in senso opposto, che arrivano da dietro o che giudano davanti a noi procedano in maniera regolare senza comportamenti improvvisi e inaspettati. Mentre percorriamo la nostra disastrata strada ...



piccoligestilow2re4In ogni cosa che noi facciamo riponiamo fiducia in ciò che ci circonda, comprese le persone.

Ogni volta che prendiamo la nostra bici, il motorino o l’automobile e percorriamo delle strade in cui circolano altre persone con altri mezzi, implicitamente, ad ogni metro percorso riponiamo fiducia in ciò che ci sta attorno. Proseguiamo per la nostra strada controllando che le persone che vengono in senso opposto, che arrivano da dietro o che giudano davanti a noi procedano in maniera regolare senza comportamenti improvvisi e inaspettati. Mentre percorriamo la nostra disastrata strada statale 106 in un senso siamo convinti che chi viene in senso opposto dall’altra corsia prosegua dritto per la sua strada e non cambi improvvisamente direzione al suo veicolo invadendo la  corsia opposta.

Questo esempio banale è applicabile in ogni aspetto della nostra vita sociale. Al ristorante, per quanto possiamo essere dubbiosi, scettici o dietrologi, ci fidiamo di un cameriere e di un gruppo di cuochi che cucinano per noi fidandoci, dunque, del fatto che questi facciano bene il loro lavoro e che non usino prodotti avariati o simili. A volte questa fiducia viene palesemente tradita, e ve ne accorgerete ampiamente durante la lavanda gastrica del giorno dopo, ma in linea di massima queste situazioni vengono considerate l’eccezione alla norma.

Un incidente per strada è un caso eccezionale (anche se spesso è derivato da una serie di comportamenti pregressi o di situazioni di contesto che facilitano tali avvenimenti) come lo è sentirsi male dopo una serata in pizzeria.

E’ tutta una questione di fiducia nella realtà che si ha intorno e nelle persone che la abitano. E’ vero, spesso siamo in grado di limitare il nostro livello di fiducia legandolo a condizioni sine qua non o di allerta che si attivano in base al nostro senso dell’attenzione e della prudenza o, a volte, (sempre più spesso..) della paura. Nella normalità delle nostre vite il detto fidarsi è bene non fidarsi è meglio non viene quasi mai messo in pratica. La fiducia negli altri mantiene stretti i legami tra noi individui a noi società.

fiducia2Quando questa fiducia inizia a scricchiolare allora le saldature della società in cui viviamo rischiano di sfaldarsi. Saldature che, per altro, sono sempre abbastanza precarie a causa del fatto che la società è un magma in continuo divenire e in perenne evoluzione. Un esempio contemporaneo, su cui a breve ritornerò, è il fenome delle migrazioni delle persone.

Ma la fiducia, ovvero la sfiducia, non necessariamente deriva dalla reazione ad un comportamento vissuto. La fiducia può essere anche indotta o trasmessa. Nella storia dell’uomo sono i media che ricoprono questo fondamentale ruolo sociale: la parola da sempre, lo scritto e la stampa un po’ dopo, il telegrafo, il telefono e il cinematografo poi, radio e televisione poco fa, internet e satellite adesso. Chi controlla i media, dunque il messaggio, può imprimere una direzione (non imporla) al senso che noi diamo alla fiducia che proviamo nei confronti degli altri.

Da che mondo è mondo l’uomo e i suoi agglomerati collettivi – multiformi e difformi in base ai contesti geografici e alle epoche storiche e sociali – si sono mossi sul suolo terreste alla ricerca di migliori condizioni di vita per soddisfare i propri bisogni fisioligici, e anche qualche capriccio, andando in giro a cercarseli.

Ultimamente, nel mondo, tantissimi bisogni – ma sarebbe meglio chiamarli desideri artificiali – vengono indotti tramite messaggi mediatici che vanno in un’unica direzione. Allo stesso tempo, però, molti bisogni essenziali e fisiologici sono così difficili da soddisfare per così tante persone che queste sono costrette a spostarsi. Masse di individui, accomunati da negative aggettivazioni sociali, vanno alla ricerca del loro benessere ma lo fanno con disperazione e in condizioni assolutamente impossibili proprio perchè la loro ricerca di benessere coincide con la necessità di soddisfare dei bisogni reali e non indotti.

Ed è qui che agisce il potere di condizionamento che i messaggi mediali posso avere nei confronti del nostro senso di fiducia sociale. Quando passeggiamo per strada, normalmente, non pensiamo che l’uomo che ci passeggia di fronte ci possa puntare una pistola contro per rapinarci.

paura1Ultimamente, questo pensiero sembra essersi diffuso davvero tanto. Durante certi periodi recenti della storia del nostro paese, in netta maggioranza (casualmente?!?!) durante i periodi di governo del “centro-sinistra”, nei media italiani si è attivato un processo violento e sistematico di demolizione della fiducia nel prossimo. Il messaggio è stato chiaro e possente per anni e anni, l’aggettivo legato alla provenienza geografica di una persona, utilizzato come nome comune sinonimo di “uomo” o “persona” ha veicolato il messaggio per cui ciò che è legato a quell’aggettivo geografico fosse implicitamente qualcosa di negativo. L’esempio classico è un titolo di giornale del tipo “Rumeno rapina e stupra (e si trasforma in demonio, ndr) la prima donna che passa”, per forza di cose lega l’evento negativo con una provenienza geografica e non con il suo essere semplicemente uno stronzo criminale.

Il legame è ormai saldato all’interno di buona parte dell’immaginario collettivo e individuale italiano e questo ha creato una grossa crepa proprio nella saldatura sociale che mette in contatto il popolo che si trovava prima su un territorio con quelli che vi arrivano dopo. Anche se i media, ogni tanto, mossi da buon cuore, mostrano qualche caso di buona e onesta convivenza, ciò assume un messaggio che suona più o meno così “ecco, vedete, qualcuno di buono c’è”, posizionando queste realtà, che poi a ben vedere è la norma – e me ne accorgo sempre più vivendo e lavorando a contatto con situazioni del genere – in una oscillante zona riservata alle “eccezioni possibili” allontanandole mediaticamente alla “zona di percezione sociale” che comunemente chiamiamo “normalità“.

paura_volareQualche osservatore potrà pensare che effettivamente negli ultimi tempi episodi criminosi legati a pericolosi cittadini stranieri sono diminuiti in maniera vertiginosa. Ogni tanto qualche storia macabra viene fuori ma, anche adesso che queste sembrano essere rientrate repentinamente nel ruolo di eccezioni, il messaggio che veicolano è un ripetizione di quello costruito negli anni precedenti e ne rinforza le virtuali fondamenta.

E’ stato, ormai, incrinato il rapporto di fiducia che coloro che vivono in Italia riponevano nelle altre popolazioni e con questo si è effettivamente creato uno sfaldamento nelle occasioni di incontro tra noi e gli altri. Il risultato è quello di un’accelerazione nella formazione dei ghetti sociali per cui ogni etnia o gruppo di persone tende ad isolarsi nei suoi ghetti in cui si sente a casa e protetto dalla realtà esterna che lo ricopre di sfiducia, mentre noi rischiamo sempre più di isolarci individualmente infognandoci nei nostri uffici e sui nostri comodi divani, magari sottoponendoci a continue dosi di messaggi socialmente demolitori che non fanno altro che accrescere la distanza tra noi e il mondo minando le basi dei nostri rapporti sociali con gli altri che potrebbero, invece, essere fonte di estrema ricchezza culturale, sociale ed economica.

Alessio Neri

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Tag: fiducia, immigrati, mass, media, migranti, paura, razzismo, sicurezza, società

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