Sindacati confederali e datori di lavoro si mettono d’accordo per imporre ai lavoratori precari (e non solo) vere e proprie azioni di sfruttamento legalizzate.
Il processo di precarizzazione della vita in Europa e nel Mediterraneo, in Italia soprattutto, è ormai in stato avanzato e le società stanno vivendo un violentissimo periodo di disgregazione.
Le giovani generazioni stanno subendo in maniera più massiccia questi cambiamenti epocali e, insieme all’imbastardimento di tutto il mondo e dell’industria della conoscenza, una delle leve fondamentali usate dalla classe dirigente di questo paese negli ultimi 15 anni è stata la precarizzazione del lavoro.
29% di disoccupati ufficiali, nel mese di dicembre del 2010, nella popolazione tra i 15 e i 24 anni. In Calabria, nella stessa fascia d’età, il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 65%! Pur senza numeri ufficiali, sappiamo per vita vissuta che anche nella fascia d’età immediatamente successiva a quella citata i numeri non sono molto più accettabili di questi.
In questo contesto, come ben sapete voi che vi interessate della cosa pubblica, il palazzo della politica ha totalmente abdicato alla sua funzione di ricettore del disagio della gente (ce l’ha mai avuta questa funzione?) per dedicarsi al mercimonio delle proprie idee (molto prima che dei corpi), delle proprie convinzioni e dei propri elettori.
Tra i principali attori sociali, anche i sindacati confederali hanno deciso di abbandonare la causa di noi giovani lavoratori e lavoratrici precarie. Ci hanno abbandonati nel vero senso della parola, non di rado aiutano i datori di lavoro a sottometterci calpestando ogni nostro diritto di cittadini e di lavoratori, oltre che di esseri umani con una dignità da difendere.
Ultimamente la CGIL ha lanciato la campagna dedicata proprio ai giovani e al mondo del precariato “Non più disposti a tutto” puntanto ad invogliare i precari bastonati dalle regolari violazioni dei contratti atipici a fare ricorso contro l’avvenuta violazione. Con una campagna di comunicazione virale e poco convenzionale hanno tappezzato i muri delle città d’Italia ma non si sono sognati di dichiarare nessuna protesta, nessuno sciopero contro il famigerato “Collegato lavoro” che riduce terribilmente i margini di difesa dei diritti del lavoratore atipico.
Per altro, proprio il 9 febbraio è stato prorogato il termine di denuncia delle eventuali violazioni contrattuali da parte del datore. Il lavoratore potrà denunciare la violazione entro un altro anno perchè è stata prorogata l’entrata in vigore del limite dei 60 giorni per effettuare il ricorso.
Conoscete, invece, la conciliazione in sede sindacale“?
E’ una sorta di “tentativo di conciliazione”. E’ una vera e propria truffa ai danni del lavoratore, ordita dal legislatore ed eseguita dai datori di lavoro con la colpevole e dichiarata complicità dei sindacati. Quelli che dovrebbero difendere i diritti dei lavoratori, come oramai è chiaro a tutti, se ne approfittano.
In questo articolo trovate una copia di questo documento con i dati cancellati, per mantenere l’anonimato delle persone ed enti coinvolti in questa truffa.
Cercherò di schematizzare per rendere più chiaro quello che è veramente questo documento che è sconosiuto ai più ma che è molto applicato nel mondo del lavoro precario, sia nel settore privato che nel pubblico.
SITUAZIONE DI PARTENZA
Dopo tanto tempo di onorato lavoro, 1, 2 anni passati tra stage e contratto a progetto sempre per lo stesso datore il contratto scade. C’è la prospettiva di un rinnovo o qualcosa di simile quindi è lecito aspettarsi uno scatto in avanti nella carriera, o nello stipendio, o nel tipo stesso di contratto, magari meno precario. L’ente datore sa di volerti impiegare ancora, per altro tempo, ma non vuole concederti alcun miglioramento anche se in molti casi questo è un vero e proprio diritto acquisito.
SOLUZIONE (IN) CIVILE
Il datore ricatta il lavoratore che spera di lavorare ancora, magari in quello stesso ente, offrendogli il nuovo contrattino a patto che questi rinunci totalmente e completamente a qualunque genere di diritto economico, contrattuale o lavorativo maturato nel corso dei precedenti rapporto. Il datore di lavoro si appoggia a delle strutture sindacali conniventi che certificano l’avvenuto ricatto e contribuiscono a portarlo avanti con successo.
DETTAGLI
- si parla di conciliazione, in realtà è una prepotenza esercitata dal datore;
- il lavoratore deve dichiarare che, se vuole avere il nuovo contratto, non avanzerà più pretese (c’è scritto proprio così, leggere il documento per credere!) sui suoi diritti acquisiti, rinunciando completamente, per esempio, a questioni relative all’inquadramento, differenze retributive, indennità sostitutiva delle ferie, rimborsi spese, compensi per lavori straordinari festivi, ecc ecc;
- il datore di lavoro ha il lavoro da far fare ma vuole massimizzare il suo profitto il più possibile grazie alla condizione di ricattabilità estrema del lavoratore;
- il datore di lavoro afferma la propria correttezza, certificata dal cane ammaestrato del sindacato (CISL in questo caso specifico);
- il lavoratore accetta la bellezza di 50,00 euro lorde come compenso concordato per la conciliazione rinunciando a qualunque genere di bonus di fine rapporto, ovviamente deve anche dichiarare di essere interamente soddisfatto!
- tutto questo è un atto simulato. In realtà non esiste nessun contenzioso. Più semplecemente e maledettamente: il datore di lavoro ha delle mansioni per te e vuole rinnovarti il contratto ma vincola il nuovo impiego ad un accordo forzato per cui il lavoratore rinuncia ad ogni genere di diritto acquisito durante il precedente rapporto lavorativo.;
- Si tratta di un ricatto: lavoro precario in cambio di sacrosanti diritti; l’alternativa è la jungla della ricerca di altro impiego.
Invito voi lettori a leggere con i vostri occhi il foglio che un sindacalista è in grado di firmare in pieno sprezzo della dignità del lavorate che subisce questo sopruso ma che ha l’unica alternativa del vortice della disoccupazione e della ricerca spasmodica e stressante di un’occupazione.
Ancora molti si stupiscono che i giovani non danno più retta alle vecchie agenzie di socializzazione pubblica come sindacati e partiti.
Pompose ricerche vengono commissionate da ampollosi studiosi dei fenomeni sociali mentre sindacalisti e pseudosinistroidi guardano stupiti le facce incazzate di chi non li sopporta più.
Anche se non lo dice nessuno, non possiamo più fidarci neanche dei “vecchi amici” dei lavoratori. Questi sono conniventi con gli interessi della classe dirigente di questo paese. Ma questa situazione non deve essere di sconforto per chi si sente ingiustamente considerato!
In ogni momento di crisi acuta affiorano sempre delle possibilità di riscossa, di sovvertimento dello status quo ma è anche vero che spesso sono difficili da riconoscere e da sostenere con forza.
Anche in vista del prossimo sciopero generale indetto dalla CGIL (solo 4 ore…) dobbiamo essere coscienti del fatto che questa volta non ci sono leader. Se vogliamo affidarci un futuro e un presente migliore dobbiamo prendere in pugno la situazione in prima persona. Senza delegare più a nessuno la difesa dei nostri diritti!
Alessio Neri
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