
Paolo Fresu, talentuoso trombettista e flicornista, può essere considerato tra i maggiori esponenti del jazz europeo. Il suo approccio con la musica jazz è casuale allorquando ascoltando alla radio Clifford Brown e Lee Morgan rimane affascinato dal senso di libertà che trasmette questo genere musicale nonché della tecnica cosa che, invece, ormai lo interessa di meno perché per lui è fondamentale esprimere con il proprio strumento ciò che sente. Per lui il jazz è istinto perché è una musica estemporanea basata molto sul mood, sullo stato d’animo del momento che può cambiare repentinamente, è un rapporto diretto tra pensiero ed esecuzione e la tromba è una chiave capace di aprire le infinite porte della comunicabilità verso l’esterno. E, proprio, in virtù di questa concezione della musica che con la sua maturità artistica persegue progetti di unione del jazz con la musica etnica sarda. Agli inizi della sua vita artistica era contrario a tale tipo di connubio musicale perché aveva preso parte a progetti misti deludenti; però è sempre stato dell’idea di una fattibilità di melange con la musica etnica quando questa la si conosce fino in fondo, quando si è padroni della tradizione, del modo di essere e della lingua di un popolo altrimenti, dice Fresu, risulta un vero fallimento. Fresu inizia a confrontarsi con la musica etnica nel 1994 in occasione del festival internazionale di Berchidda, Time in Jazz, a seguito dell’incontro avuto con il regista Gianfranco Cabiddu. In quell’occasione Cabiddu ha invitato Fresu a sonorizzare le immagini meravigliose di una Sardegna del passato, quella degli anni ‘30 e ’40, ritrovata e restaurata attraverso i fotogrammi scoperti negli archivi dell’istituto Luce per il film-documentario Sonos ‘e Memoria. Sonos e Memoria rappresenta un campionario degli strumenti e degli stili della musica della Sardegna di ieri e di oggi: monodia, polifonia sacra e profana, processione, ballo, jazz e musica improvvisata, eseguiti sia con gli strumenti tipici della tradizione (voci, launeddas, fisarmonica), sia con gli strumenti classici (violoncello) sia con gli strumenti tipici del Jazz (tromba percussioni contrabasso) e di altre musiche (mandola, tabla, multi effetti) con testi nelle tre varianti dialettali principali della lingua sarda (logudorese, campi danese, gallurese). Fresu, nel mischiare il jazz con la musica etnica sarda, non usa la tradizione ma la rispetta, nel senso che per lui il jazz e la musica etnica sarda stanno sullo stesso piano, non considera il jazz una musica di primordine da relazionare con una musica povera ma mette a confronto due generi musicali che si incontrano dialogando. Il successo del suo progetto musicale che a tutt’oggi affascina le platee è da individuare nella totale conoscenza del patrimonio musicale sardo che permette a Fresu di esaltare la ricchezza sonora ed espressiva che fa della musica sarda una tra le più ricche e varie del Mediterraneo.