
ROMA - Il voto subito o un governo di transizione in modo da metter mano alla legge elettorale e al conflitto di interessi? L'opposizione e' alle prese con il dilemma della strategia da contrapporre a Silvio Berlusconi e la sua indecisione sul da farsi per risolvere la crisi di maggioranza. Il segretario dei Democratici, Pier Luigi Bersani, nei giorni scorsi non ha nascosto di preferire di un governo allargato, anche a guida Tremonti, pur di ''liberarsi di Berlusconi''. Tesi ribadita oggi dal vicesegretario Enrico Letta, per il quale ''Fini e Casini sono indispensabili'' malgrado Di Pietro pensi il contrario. Nel centrosinistra, intanto, ci si prepara all'ipotesi che alle urne si vada prima di quanto si creda e prende il via la corsa per le primarie. Come leader del Partito Democratico, Bersani dovrebbe essere in pole position per una ipotetica candidatura Pd da contrapporre a Berlusconi, ma deve fare i conti con parte del suo stesso partito e con gli 'alleati' Vendola e Di Pietro. Prende posizione, ad esempio, Sergio Ciamparino. Il sindaco Pd di Torino, in un'intervista al 'Corriere', sfida il suo segretario: ''Se si creano le condizioni di competizione virtuosa, non mi tiro indietro'', dice. Riferimento alle primarie, la cui mancanza e' ''inimmaginabile''. La sua idea e' ''un nuovo Lingotto'' come quello di Veltroni, ''unico momento in cui abbiamo parlato a partito e Paese contemporaneamente''. Il 'Lingotto' di Chiamparino ha tre pilastri: ''Riforma fiscale in parallelo con il federalismo, sfida di Marchionne sul sistema industriale e riforma dello Stato con la legge elettorale''. ''Il Pd - spiega - deve essere il punto di riferimento per il 'terzo polo' che ora non mi sembra molto coeso, come per l'area a cui Vendola intelligentemente cerca di dare rappresentanza''. Proprio il governatore della Puglia sembra rispondere a Bersani, auspicando ''una grande coalizione democratica'' ma - precisa - per ''scavare subito la fossa alla seconda Repubblica'', ovvero votando subito. Il leader di Sinistra e Liberta' sulle pagine del 'Fatto Quotidiano' non nasconde il suo scetticismo sulla possibilita' di dar vita in Parlamento a un governo di transizione: '' C'e' in Parlamento una maggioranza disponibile a cambiare la legge elettorale? Che si organizzi! Una maggioranza che regolamenti il conflitto di interessi? Magari, che si proceda! Mi sia consentito di dubitare di queste condizioni''. Vendola critica il Pd anche per le sue tentazioni ribaltoniste: a suo giudizio non va bene che ''alla fine ingloriosa della seconda Repubblica si replichi con ricette fresche fresche di prima Repubblica''. Nel Pd sono molte le scuole di pensiero. Luciano Violante, ad esmpio, ritiene ''plausibile l'ipotesi di una coalizione elettorale anti-Berlusconi dal Pd ai finiani'' e non cita Idv e Sl. A Chiamparino risponde, invece, Monaco: ''Chiamparino disegna un Pd impegnato a costruire una sorta di nuovo Ulivo - spiega - ma si ispira a Veltroni che ha affossato Prodi e l'Ulivo''. Della necessita' di andare subito al voto e' convinto anche Di Pietro. Per il leader dell'Idv, ''Bersani s'illude'' sull'esecutivo di transizione perche' ''i terzo polisti vogliono solo andare al governo e non riscrivere le regole per fare le elezioni''.