Esiste, all’interno dei corti selezionati, una corrente unificatrice?
I cortometraggi sono uniti dalla qualità della tecnica o della storia, dalla particolarità dello stile o dell’interpretazione. Le tematiche, quindi, sono diversificate, tranne che per i documentari che quest’anno s’incentrano sulla biodiversità.
Nella visione dei cortometraggi ha avuto sorprese riguardo ai cast?
Ho incontrato diversi attori conosciuti dal grande pubblico; attori che nel grande e piccolo schermo non si vedono da tempo e che invece per i cortometraggi prestano ancora il loro volto e la loro voce; ma anche bravissimi attori poco noti.
Il fascino dell’espressione filmata coinvolge ancora le nuove generazioni?
Si. Il festival di Pentedattilo ne è un esempio, ogni anno giovani filmaker invadono il paese creando una vera e propria oasi artistica. Ricordo le lezioni che negli anni passati hanno dato Paolo Benvenuti, Vittorio De Seta, Massimo Gaudioso, Domenico Notarangelo e tanti altri.
La caratteristica del festival è quella di essere al centro di un crocevia di lingue, culture e paesi. Ha trovato difficoltà ad attuare il progetto artistico?
È stato faticoso perché fin dalla prima edizione nel 2006, abbiamo voluto dare al festival un carattere d’internazionalità e ci siamo riusciti grazie al lavoro di molti operatori del settore come Maria Milasi, Americo Melchionda, Kristina Mravcova, Alessio Praticò, Anna Galli, Chiara Molina, per citarne qualcuno. Abbiamo instaurato gemellaggi, creato partenariati, ad esempio con il circolo del cinema Cesare Zavattini, con l’Università degli Stranieri Dante Alighieri, con la Città del Sole Edizioni.
L’osmosi tra il cinema e le altre arti è uno degli elementi distintivi più rilevanti della manifestazione…
Il protagonista del festival rimane sempre il cortometraggio. A sostenerlo, altri significativi momenti artistici: quest’anno presenteremo il videoclip del Parto delle Nuvole Pesanti girato a Pentedattilo e apriremo il festival il 16 settembre con un loro concerto; in più una mostra dedicata all’immigrazione, ai Fatti di Rosarno ma anche ai centri d’accoglienza di Torino.
Inutile dire che c’è grande attesa per i corti provenienti da paesi come l’India, l’Iran, la Cina, la Sud Corea…
Sicuramente. In generale c’è molta varietà in tutti i corti, che affrontano temi e periodi storici differenti: dalla dittatura di Franco alla caduta del muro di Berlino, dai checkpoint di Israele al fallito referendum californiano sulle coppie omosessuali. Ci sono anche quelli apparentemente meno impegnati che comunque rivelano i diversi modi di vivere nella realtà contemporanea.
Il festival, oltre che essere una manifestazione che coinvolge grandi nomi è un laboratorio dove la ricerca e l'inedito sono alla base della sua identità…
Il contributo degli autori emergenti in questo è di fondamentale importanza. Dall’anno scorso il Pentedattilo Film Festival ha sviluppato la sua vocazione di ricerca con la formazione. Intendo il seminario di Massimo Gaudioso sulla sceneggiatura che continuerà anche quest’anno affiancato dal laboratorio di Lara Fremder, una delle sceneggiatrici più importanti del panorama cinematografico italiano.
Che tipo di feedback ha avuto quest’iniziativa?
Molto positivo. Durante i nostri gemellaggi, fra Londra e la Sicilia, Amiens e Napoli, abbiamo avuto un ottimo riscontro di pubblico e critica. Siamo stati uno dei cinque eventi calabresi inseriti nella guida Morellini dei maggiori eventi culturali italiani; come giovane e innovativo festival europeo con i nostri amici del Festiv’Art abbiamo fatto parte del Progetto Europeo Gioventù in Azione, siamo fra i dieci finalisti dell’All Festival Award che ha premiato il miglior festival italiano. Ma il feedback più profondo ce l’hanno dato gli autori, invadendo la nostra sede con i loro cortometraggi.

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