…prima parte
Ed eccoci a trattare il terzo punto di questa serie di osservazioni su come si fa turismo, per giovani e non solo. Perchè il Salento è effettivamente un grande esempio di attrattiva turistica che si è sviluppato negli ultimi anni in maniera esponenziale e dal quale bisognerebbe imparare tantissime cose.
E allora la sera, la mattina, il pomeriggio ci sono un’infinità di cose da fare e da vedere. Arte e storia sono una caratteristica peculiare di tantissime località salentine. E’ vero che anche la provincia reggina può vantare ricchezze simili ma la valorizzazione che ne viene fatta nell’estremo sud pugliese non ha niente a che vedere con l’abbandono diffuso e cronico dell’estremo sud calabrese. Ed è così che ovunque vada, u pilu trova mostre ed esposizioni artistiche di ogni genere, architettura barocca, e non solo, restrutturata e ben tenuta; valorizzata, inoltre, da attività comunali, provinciali e regionali itineranti che puntano a sviluppare a cascata tutte le località e tutti gli operatori dei settori interessati dal turismo (che a pensarci bene sono un po’ tutti i settori dell’economia).
Anche quando l’arte non la fa da padrona è sempre possibile scegliere di andare ad una delle numerose sagre tipiche. Simili a quelle che si svolgono anche alle nostre latitudini ma sicuramente più diffuse e organizzate tant’è che non c’è una sera in cui non sia possibile andare a
scoprire del cibo tipico del luogo in qualche paese più o meno sperduto. Per attrarre lunghe code di pilu non si fanno complimenti e si chiamano a suonare dai vari palchi sparsi per tutta la provincia gruppi e artisti di medio-grande attrazione. Così, per esempio, la stessa sera d’agosto a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro puoi scegliere se andare a sentire i Modena City Ramblers in piazza oppure Shagghy al campo sportivo del paesino vicino, mentre a 20 km di distanza tutti i maggiori dj salentini di caratura nazionale si incontrano in un mega festone che inizia alle 22.00 e finisce alle 10.00 del giorno dopo. Chissà quante altre cose sarebbe stato possibile fare quella stessa sera, senza valutare la presenza di innumerevoli locali e feste sconosciute. Ma d’altronde la presenza umana in tutta la provincia è tale che ogni evento, ogni festa, ogni sagra e ogni concerto vedano sempre dei pienoni non da poco.
In queste condizioni, spesso, u pilu si trova spiazzato e non sa dove andare. Con esso gli allupati al seguito.
Non bisogna mai neanche dimenticare che il Salento ormai è protagonista delle cronache giovanili con l’appellativo di Giamaica d’Italia. I Sud Sound System dopo 15 anni abbondanti di musica reggae cantata in dialetto hanno creato un vero e proprio movimento che attrae decine, centinaia di migliaia di persone da tutta Italia e non solo e con essi i più grandi artisti mondiali di questa particolare scena musicale che seppur di nicchia, in provincia di Lecce raggiunge una realtà di massa con tutti gli aspetti positivi e negativi che ciò comporta. Una cosa ancora manca al Salento per dichiararsi ufficialmente Giamaica d’Italia (e d’Europa a mio parere): la marjuana.
Se è vero che un parcheggiatore di una spiaggia appena saputo che eravamo calabresi con bramosia fuori dal comune ci chiede se avevamo con noi la “mitica” calabrisella, vuol dire che ancora qualcosa al Salento manca da questo punto di vista e che noi ci stiamo lasciando sfuggire da sotto le mani il marchio delle “cime rosse” (boicottato dal sentimento fortemente proibizionista di tutto l’arco politico parlamentare) che ha reso famosa la Calabria e l’Aspromonte in tutta Italia e che è anche “romanticamente” citato in numerosi pezzi reggae di alcuni dei più famosi artisti della scena italiana.
Senza fare apologia di alcun reato, probabilmente una liberalizzazione del mercato di una delle piante più utili al mondo potrebbe dare un bel respiro di sollievo economico a tutta la provincia reggina e potrebbe dare una bella e sonora mazzata alle organizzazioni criminali ndranghetiste che basano il loro successo economico e politico sul desiderio di evasione dei giovani e meno giovani fumatori.
Ma la musica reggae non è tutto in Salento, assolutamente. Così u pilu oltre a muovere i fianchi “in a dutty wine style” può tranquillamente decidere di andare a ballare nelle infinite discoteche della costa gallipolina e non solo. Sulle spiagge sabbiose del versante ionico salentino è possibile letteralmente impazzire causa corpi e flyer di donne e serate che si intrecciano pericolosamente in un vortice di informazioni e di prezzi esorbitanti che hanno come risultati quello di lasciare la spiaggia sporchissima e piena di volantini discotecari e di creare incredibili code stradali e file umane all’ingresso di tutti questi locali dove, come di consueto, u pilu entra gratis e le bombe di testosterone possono entrare solo se pagano l’ingresso a peso d’oro e se sono accompagnati da qualche donzella.
E’ quasi superfluo dire che si possono scegliere numerose terze vie di divertimento e relax serale che possono andare dalle passeggiate nei bei paesi, dalle cene di pesce fresco e a buon mercato, dalle tranquille birrette al pub o ai falò in spiaggia. Per i più pigri c’è anche l’animazione dei villaggi e dei campeggi turistici, oltre che il letto o il materassino della tenda che sono sempre un must per le notti estive, e non solo.
Delle spiagge e del mare che dire? C’è l’imbarazzo della scelta grazie ad un’offerta paesaggistica e di luoghi che cambiano a distanza di pochi km l’uno dall’altro. Per u pilu è possibile riposarsi su spiagge di sabbia finissima, fastidiosa ma finissima, o scogliere a strapiombo sul mare. Il mare è sempre limpido e di colori davvero affascinanti che cambiano in base al tipo di fondale e di costa.
Certo l’industrializzazione selvaggia di certe zone ai confini del Salento, come Brindisi e Taranto, mina alle fondamenta la purezza e la bellezza di alcuni posti inevitabilmente squarciati e feriti da uno sviluppo economico senza scrupoli per l’ambiente circostante. E’ anche vero, però, che sono innumerevoli gli esempi e le realtà agricole di tipo biologico, di turismo “responsabile” nel senso di “non di massa” e volto alla riscoperta dei territori e delle popolazioni autoctone. Distese di pannelli solari e di pale eoliche la fanno da padrona nei confronti delle ciminiere e delle cattedrali del deserto di cui il Salento non fa, comunque, a meno.
Alla fine sempre di meridione si tratta.
Personalmente non so quale sia la ricetta giusta per uno sviluppo turistico di qualità, rivolto ai giovani ma non solo e che miri a rispettare e valorizzare le realtà locali. Sicuramente, in due anni di vacanza estiva salentina, mi posso permettere di dire che da quella provincia d’Italia bisognerebbe imparare parecchie cose per replicarle nei più disparati territori, tenendo sempre presente che alcune unicità, per esempio della nostra provincia, non sono affatto negative (vedi Bova, Scilla o le spiagge desertiche della costa ionica, o i festival come Deafest, Paleariza e il Roccella Jazz Festival). Esse offrono una maggiore varietà paesaggistica grazie alla presenza della montagna a pochi passi dal mare.
Di Reggio e provincia, in Italia e fuori ben pochi ne sanno qualcosa anche perchè la comunicazione e l’organizzazione della promozione sono totalmente scollegate tra loro. Al contrario, in Salento ogni particolare è inserito in una realtà complessa e collettiva che invece di favorire solo un soggetto porta benefici diffusi a cascata un po’ su tutte le realtà particolari. D’altronde se Provincia di Lecce è perfettamente traducibile con Salento (una sorta di logo-marchio di fabbrica unico) vuole anche dire che esiste una unità d’intenti e azioni che favorisce un po’ tutti.
U pilu se n’è accorto e con esso gli scroti predatori di tutta la penisola!
Alessio Neri
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Tag: cetto la qualunque, lecce, mare, pilu, puglia, reggae, sagre, salento, turismo
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